Franzoni, terzo giorno di carcere e ora pensa di chiedere la grazia

(Annamaria Franzoni con il figlio Gioele)

Lo ha detto l’on. Mazzuca (Pdl), che è andato a far visita alla donna
Rabbia verso i giornalisti: “Scrivevate quello che vi dicevano i giudici”

Dall’Ugl polemiche: per il colloquio di marito e suocero “modalità inusuali”
Nuovo striscione degli innocentisti: “Perché avete condannato questa mamma?”

BOLOGNA – Terzo giorno nel carcere Dozza per Annamaria Franzoni, condannata definitivamente a 16 anni per l’omicidio del figlio Samuele. La donna ha confidato a Giancarlo Mazzuca, parlamentare Pdl ed ex direttore editoriale del Quotidiano nazionale, che l’ha incontrata durante l’ora d’aria, che sta valutando la possibilità di chiedere la grazia.

“Ci stiamo pensando”, si è limitata a rispondere al parlamentare sull’onda dell’appello lanciato dal quotidiano Liberazione per una grazia d’ufficio. Anna Maria Franzoni si è detta molto arrabbiata con i giornalisti (“Scrivevate tutto quello che vi dicevano i giudici”) e ha avuto parole di apprezzamento per il personale della Dozza: “Qui ho trovato gente meravigliosa”. Durante il colloquio la donna è scoppiata a piangere più volte: “Colpendo me – ha aggiunto – hanno colpito anche i miei figli, Davide e Gioele; e mio marito Stefano ora è un uomo distrutto. Come me”. “Sono delusa da tutto – ha concluso – ma ho anche tanta rabbia in corpo”.

Ma proprio gli agenti della casa circondariale di Bologna sembrano dividersi sul trattamento alla mamma di Cogne. Da un lato l’Ugl, dall’altro la Cgil. A bacchettare la direzione dell’istituto di pena per la “corsia preferenziale” concessa a marito e suocero della Franzoni che ieri le hanno fatto visita per la prima volta è stato Flavio Menna, segretario provinciale del sindacato di destra, che avrebbe raccolto le lamentele di decine di agenti. Per l’Ugl il colloquio è avvenuto con modalità “non irregolari ma inusuali”.

Sotto accusa, in particolare, la durata delle visite, quasi il triplo dei sessanta minuti regolamentari; l’ingresso consentito dal varco del personale anziché da quello riservato ai familiari, generalmente sottoposti a perquisizione; il numero delle persone ammesse al colloquio. Oltre a marito e suocero e all’avvocato Paola Savio, Annamaria ha visto ieri anche i figli Davide e Gioele, fatti entrare “alla chetichella”. Critiche smorzate da Renato Cistaro della Cgil: “Non mi risulta alcuna lamentela da parte degli agenti”, ha premesso l’ispettore. Poi la spiegazione: “Non c’è stata alcuna preferenza: è il dpr 230/2000 che prevede regole per i colloqui ma anche le deroghe per motivi di sicurezza o privacy che, se richieste espressamente dai parenti, devono e possono essere autorizzate dalla direzione del carcere”.

Ma l’Ugl ha precisato che il suo non è un attacco personale ad Anna Maria Franzoni, ma solo un allarme contro il rischio che un eventuale trattamento di favore alla detenuta ‘eccellente’ possa innescare il risentimento delle altre recluse. Ma proprio le detenute nel carcere Dozza fanno sentire la loro voce attraverso il Garante dei diritti delle persone private della libertà personale del Comune di Bologna e negano di aver inveito e mostrato ostilità alla nuova ospite del penitenziario al momento del suo arrivo. “Le detenute – si legge in una nota – respingono l’attribuzione di comportamenti scorretti e ingiuriosi nei confronti della signora Franzoni al momento dell’ingresso al carcere, circostanza confermata peraltro anche dal personale di custodia”. Il Garante ha poi sottolineato che le detenute “chiedono di non essere coinvolte in una vicenda mediatica e che si affrontino i temi della detenzione femminile, del disagio e del dolore delle madri, della sofferenza per la lontananza dai figli e dai propri affetti”.

Nella prima domenica passata in cella, Annamaria potrebbe partecipare a una delle messe che saranno celebrate in carcere. Ma nessuna conferma né smentita è arrivata dal cappellano della Dozza, frate Franco. “Non rilascio dichiarazioni sui detenuti”: è stato l’unico commento.

Intanto il ‘fronte’ innocentista continua a manifestarsi sotto forma di striscioni a favore della Franzoni. Un altro, il terzo da giovedì, è stato lasciato da mani misteriose (unica firma ‘Bri’) su una siepe all’incrocio con il carcere. “Non esiste nessuna prova di responsabilità e neppure l’arma del delitto. Perché avete condannato questa mamma?”, si legge.

(24 maggio 2008)

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