Archivio tag | Milano.

Abusi su alunne Beccaria, Appello del PM:”Le vittime lo denuncino”

Milano, appello del pm sul prof del Beccaria
“Le vittime delle sue molestie lo denuncino”

Il tutto nel momento in cui, dall’acceso dibattito in corso tra gli studenti del liceo Beccaria su Facebook, emerge un forte disappunto per la situazione che si è andata delineando negli anni, in cui tutti gli insegnanti sembravano sapere, ma nessuno ha denunciato i sospetti come avrebbe dovuto

(25 settembre 2009)

“Per la procura è difficile ricostruire il passato sotto profili penalmente rilevanti se chi sa, non si fa vivo. Ma abbiamo bisogno di testimonianze dirette, non di voci”. È l’appello lanciato dal procuratore aggiunto Marco Ghezzi ad altre studentesse che potrebbero essere state molestate dal professore di greco e latino del liceo Beccaria, a Milano, finito sotto inchiesta. L’indagine sul docente, partita dalla denuncia di una 17enne nei mesi scorsi, è potuta proseguire grazie al coraggio di altre due ex allieve che si sono presentate a raccontare la loro storia e il sospetto e che di vittime potrebbero essercene molte di più.

Il tutto nel momento in cui, dall’acceso dibattito in corso tra gli studenti del liceo Beccaria su Facebook, emerge un forte disappunto per la situazione che si è andata delineando negli anni, in cui tutti gli insegnanti sembravano sapere, ma nessuno ha denunciato i sospetti come avrebbe dovuto. In particolare una donna, che oggi ha 41 anni e fa l’avvocato, ha denunciato di essere stata plagiata dal professore nel 1982, quando lei frequentava il ginnasio, e di avere avuto con lui una relazione sentimentale che la legge oggi equipara alla violenza sessuale, perché il consenso prestato da persone minori di 16 anni non è ritenuto valido.

La donna ha riferito dunque agli inquirenti che quando aveva 14 anni è stata corteggiata con insistenza dal prof all’epoca 32enne e che alla fine hanno avuto una relazione sentimentale durata qualche anno. Solo una volta una volta crescita, ha detto agli investigatori, si sarebbe resa conto di essere stata vittima di abusi sessuali. La stessa testimone ha poi ipotizzato, ma questo rimane solo un gossip, che quando lei aveva tra i 17 e i 18anni e la relazione nel frattempo era terminata, il docente le avrebbe fatto capire di aver avviato un altro rapporto con un’altra 14enne.

(25 settembre 2009)

Annunci

Milano, la violenta per otto mesi:”L’avevo comprata per 1.000 euro”

Arrestato pensionato di 57 anni. Pagava 100 euro al mese per una trentenne del Mozambico
Venduta dai parenti, era soggiogata dalla paura. Ma le vicine l’hanno convinta a denunciare

MILANO – Ha comparato una donna per mille euro, così come si compra un televisore o un motorino di seconda mano. La considerava di sua proprietà, tanto che è corso a denunciare la sua scomparsa quando lei ha trovato il coraggio di ribellarsi ed è scappata dalla casa-prigione in cui era stata rinchiusa da otto mesi.

E’ stato arrestato a Milano un pensionato di 57 anni accusato di violenza sessuale e sequestro di persona. In Mozambico, aveva acquistato una donna di trent’anni, l’aveva convinta a seguirlo in Italia con il miraggio di sposarla ma in casa la violentava e, per una manciata di soldi, la vendeva agli amici.

L’aveva comprata dagli zii africani che aveva conosciuto durante una delle sue consuete vacanze in Mozambico. Ne aveva carpito la fiducia offrendo loro piccoli regali e convincendoli che amava la nipote ed era pronto a sposarla se l’avesse seguita a Milano.

“E’ un uomo asservito totalmente alle pulsioni sessuali”, ha scritto di lui il giudice Mariolina Panasiti che ha convalidato il fermo. “Aveva realizzato il sostanziale acquisto della parte offesa dai parenti rivendicandone una condizione di possesso”. Cento euro al mese ha versato il pensionato alla famiglia d’origine da quando la donna ha raggiunto Milano nel febbraio scorso, le rate per saldare il prezzo d’acquisto.

“Io l’amo – ha detto ai carabinieri che gli mettevano le manette – e lei era consenziente. Nonostante tutto, sono disposto a riprenderla”, ha detto per nulla sfiorato dall’idea che quelle pratiche sessuali che infliggeva alla sua “amata” erano vere e proprie torture. Di questo la donna africana si lamentava con due amiche, ma non trovava mai il coraggio di denunciare il suo aguzzino. “Con le botte e la paura di altri orrori – scrive il giudice – l’imputato era riuscito a soggiogarla”.

Spesso i vicini sentivano le sue urla superare il chiasso della televisione accesa a volume alto. Finché il 9 ottobre scorso, la giovane donna africana è riuscita a rompere le catene della schiavitù e a denunciare tutto ai carabinieri. Ora lei è ospite di una comunità protetta mentre, dopo una breve indagine che ha confermato il racconto di brutalità e violenze fatto ai carabinieri, il pensionato è stato arrestato.
(La Repubblica 27 novembre 2008)

L’orco confessa: «Sono sposato,ma mi piacciono le bambine»

Il professionista, con tanto di famiglia alle spalle, è arrivato dalla Sicilia per incontrare la ragazzina

MILANO 26/06/2008 – L’appuntamento, concordato via sms, è per le 19 in un bar del centro storico, sotto la Galleria Vittorio Emanuele. Giuseppe, 50 anni, ingegnere siciliano, si presenta con largo anticipo. Crede che ad aspettarlo ci sia una ragazzina di 14 anni, Alexia, fresca di esame di terza media. Non sa che invece, seduta al tavolino di un bar, poco distante, ci sono io, una cronista. Giuseppe si guarda intorno. E’ nervoso. Gira e rigira il cellulare fra le mani. E’ vestito con una camicia color panna e un paio di jeans. Ha gli occhi chiari, i capelli brizzolati, il fisico corpulento.

Alla fine mi faccio avanti. Ma c’è il rischio che Giuseppe, sentendosi “scoperto” se la dia a gambe. E allora mi presento come la sorella maggiore di Alexia, gli dico di essere preoccupata perché ho scoperto che la mia “sorellina” incontra persone su internet. Ci sediamo al tavolino di un bar. Lui ordina un tè freddo, cerca di tranquillizzarmi. E inizia a mentire: «Pensavo che Alexia fosse più grande. Mi aveva detto di avere 18 anni. E poi io non volevo fare nulla di male, solo offrirle una bibita e un gelato.

(L’incontro al tavolino di un bar)
LE DECINE DI MAIL

Eppure, nelle decine di email che ci siamo scambiati, io ho detto di essere una ragazzina e che fra poco mi sarei iscritta al primo anno di liceo linguistico. Nell’annuncio c’era scritto che avevo 15 anni, perché il sito dove ho pubblicato l’inserzione richiedeva necessariamente un’età minima non inferiore ai 15.

Poi, però, nel nostro scambio di email, gli ho “confessato” di averne solo 14. Lui non si è tirato indietro. Anzi. Era ancora più deciso a incontrarmi. Per conquistarsi la mia fiducia mi ha parlato di vacanze, di viaggi, di cinema. Ha usato frasi dolci, quasi paterne. Per salutarmi usava sempre la stessa frase: «Dolcissimi baci».

Mi aveva persino mandato una sua foto, un primo piano, dove nello sfondo si intravedevano alcuni peluche appesi a un armadietto. Io, in cambio, gli ho mandato la foto di una “starlette” americana di 15 anni, idolatrata dai teen ager di qualche anno fa. Lui non se n’è neppure accorto.

(il cinquantenne capisce di essere ripreso)
Davanti al tavolino del bar, con me davanti, la “finta sorella maggiore” di Alexia, il pedofilo parla di sé, della sua famiglia. Abita in provincia di Messina, ha una moglie e due figli. Ragazzini che, orribile coincidenza, hanno la stessa età di Alexia. Ogni mese prende l’aereo e viene a Milano. Il suo chiodo fisso sono le ragazzine. Prova ad abbordarle su internet, oppure per strada. Ma non disdegna neppure il sesso mercenario con le prostitute.

DAVANTI ALLA CAMERA
Dopo un po’, svelo la mia vera identità, proprio mentre al tavolino del bar si avvicina un mio collega, provvisto di telecamera: «Giuseppe, sono una giornalista». Si sente scoperto: «E allora? Mi piacciono le ragazzine».

Poi impallidisce, inizia a farfugliare. Gli tremano le mani. Guarda dritto l’obbiettivo e poi si alza di scatto dalla sedia. «Non potete farmi questo, non è giusto, sono sposato», dice mentre si alza dalla sedia. Davanti alle domande che incalzano, il 50enne non risponde, abbassa lo sguardo, cerca di evitare la telecamere e gli sguardi dei passanti. In meno di cinque minuti Giuseppe è un fantasma che scompare tra la folla.

Cronaca qui milano 26 giugno 2008
 

Pedofilia a Milano: si fingono bambine e smascherano i lupi. Il video shock

Due croniste si fingono quattordicenni in cerca di amicizia e adescano l’orco

 

MILANO 26/06/2008 – Alexia ha 15 anni, ascolta la musica pop e adora andare sui pattini. Sissy ne ha 14, ha appena finito gli esami di terza media, da grande vuole fare la ballerina e non vede l’ora di partire per il mare.

Alexia e Sissy non esistono. È il “travestimento”, virtuale, di due croniste di CronacaQui che si sono finte per una settimana due adolescenti in cerca di nuovi amici. Il risultato dell’inchiesta è stato sconvolgente. In meno di sette giorni decine di uomini, dai 30 anni in su, molti dei quali 50enni, quasi tutti affermati professionisti, hanno risposto agli annunci e proposto incontri alle due ragazzine. Pedofili, perché è di questo che si tratta.

L’APPROCCIO
Il pomeriggio del 17 giugno pubblichiamo i due annunci in alcune fra le più gettonate “bacheche virtuali” di Milano, dove compaiono inserzioni di ogni tipo: dalle offerte di lavoro agli affitti immobiliari. Pochi minuti dopo, Sissy e Alexia fanno il loro ingresso alla pagina “amicizia”. Passa meno di mezz’ora e sui nostri nuovi account iniziano ad arrivare i primi messaggi. Anzi, una pioggia di messaggi: in due giorni ne contiamo più di trenta.
Fra di loro c’è qualche adolescente. Ma sono pochi. La maggior parte ha superato i 30 anni, molti di loro arrivano ai 50. Ci sono avvocati, ingegneri, consulenti e persino un militare. Alcuni sono espliciti, chiedono subito un incontro. Altri si dilungano e cercando di conquistare la nostra fiducia. Molti sono sospettosi: ci chiedono fotografie e numero di telefono per capire se davvero di due quattordicenni si tratta.

LE MAIL
«…Dai sissy… non farti pregare… voglio conoscerti! Forse hai visto le foto e non ti piaccio?» Non ci sarebbe nulla di male in questo messaggio se non fosse che a scriverlo è un trentenne, che dice di essere un militare, e a riceverlo una ragazzina di nemmeno 14 anni impegnata con gli esami di terza media.
Francesco, un avvocato milanese di 36 anni, laureato all’università Cattolica, si spinge ancora oltre invitando Alexia a trascorrere le vacanze sulla sua barca. Si assomigliano tutte le mail ricevute da Alexia e Sissy nei giorni scorsi: prima i “dongiovanni” fingono di voler instaurare rapporti di amicizia e di condividere interessi e hobby con le ragazzine, poi messaggio dopo messaggio, si fanno sempre più ambigui arrivando a chiedere veri e propri appuntamenti.

LE RICHIESTE
I bruti insistono per avere fotografie e numeri di cellulare delle adolescenti, chiedono alle ragazzine di parlare un po’ di sè, anzi meglio di descriversi. È quasi un’ossessione per loro, non posso fare a meno di sapere com’è la “piccola”, vogliono vederla, e se non possono farlo dal vivo si accontentano di una fotografia.
«Mi mandi foto… parlami di te… descriviti… mi dai il tuo numero» scrive Mauro, un impiegato che vive nell’hinterland milanese. I più sfacciati propongono di incontrarsi, magari «per fare quattro chiacchiere e scambiarci il punto di vista su questa città» come suggerisce Luca, oppure, come scrive Mauro «per andare a ballare la domenica pomeriggio».

L’IDENTIKIT
I pedofili della rete sono per la maggior parte molto giovani: hanno quasi tutti tra i 25 e i 35 anni, un buon lavoro, una buona posizione sociale e vivono principalmente in città. Tra di loro ci sono impiegati, avvocati, ingegneri, venditori di auto.

Perché allora cercano ragazzine minorenni nascondendosi dietro all’anonimato di Internet?

IL VIDEO SHOCK

 Cronaca qui milano 26 giugno 2008

LA CLINICA DEGLI ORRORI ERA UNA MACELLERIA:«Il chiodo non sterile? Mica lo butto, lo reimpianto al prossimo vecchio»

I colloqui tra i medici. E il primario disse: sono l’Arsenio Lupin della chirurgia
Le operazioni dannose
A una ragazza di 18 anni viene devastato un seno per un cancro maligno inesistente
Un anziano da non operare muore sotto i ferri. Nessuna autopsia, ma il tumore non c’era

MILANO – Sono una galleria di orrori e nefandezze le 209 pagine dell’ordinanza cautelare che ha portato a 14 arresti nella clinica Santa Rita. Dure le considerazioni del gip Micaela Serena Curami sui tre medici di chirurgia toracica accusati di 86 lesioni gravi e 5 omicidi (hanno accettato il rischio che i malati morissero) per aver operato pazienti senza alcuna «considerazione per la loro sofferenza, non solo non alleviata, ma aumentata». «Una macelleria», dice un investigatore. Continua a leggere

Orrori alla clinica Santa Rita: la sete di denaro e il disprezzo per la vita

La facciata della clinica milanese Santa Rita, in zona Lambrate

Milano, L’inchiesta iniziata nel 2007 riguarda presunti rimborsi gonfiati
Truffa e lesioni, 14 arresti alla Santa Rita In manette anche il direttore sanitario
Tra le accuse cinque omicidi aggravati e interventi non necessari: come l’asportazione di un seno a una 18enne

SENZA INTERCETTAZIONI QUESTA INDAGINE NON SI SAREBBE POTUTA FARE

parla uno dei medici: arabella galasso

«Pipitone prenderà i più delinquenti
che gli faranno guadagnare miliardi»

Lo scandalo della casa di cura milanese Santa Rita: le intercettazioni

 

MILANO – Le responsabiltà dello scandalo della clinica milanese Santa Rita emergono con chiarezza dalle intecettazioni. «Pipitone prenderà i più delinquenti del mondo che gli faranno guadagnare miliardi nel calcolo delle probabilità … se anche li cascano la colpa è dei medici e lui viene fuori pulito». Sono le considerazioni di Arabella Galasso, medico della casa di cura santa Rita, in un dialogo intercettato nell’ambito dell’inchiesta sulla nuova sanitopoli milanese e riportato nell’ordinanza del gip Micaela Curami nel capitolo che riguarda il notaio Francesco Paolo Pipitone, titolare della clinica privata e finito agli arresti domiciliari. Secondo il giudice Curami dalle conversazioni intercettate emerge che Pipitone non solo era a conoscenza del sistema, ma lo ispirava e lo dirigeva. Inoltre da due dialoghi della dottoressa Galasso risultano «chiarissime»le responsabilità di Pipitone. Il 18 luglio del 2007 Arabella Galasso, al telefono con una tale Clara, dice: «Questo cosa vuol dire, che Pipitone prenderà i più delinquenti del mondo che gli faranno guadagnare miliardi nel calcolo delle probabilità … se anche li cascano la colpa è dei medici e lui viene fuori pulito. Quante prob… voglio dire se prende una macchina da guerra come Scarponi… che opera anche quelli che non hanno bisogno che… che si mette a contraffare le cartelle… lui guadagna, poi dopo i Noc fanno le ispezioni a campione… non è mica detto che acchiappino Scarponi, intanto lui ha guadagnato però, capisci?». Continua a leggere