Archivio | novembre 2007

Alberto Stasi: dopo le lacrime 50mila euro per un libro

Il manager Alessio Sundas assicura: “Gliel’ho proposto e accetterà”

 GARLASCO (30/11/2007) – Come in ogni telenovela che si rispetti, non potevano mancare i colpi di scena. Prima la “paparazzata” sui Navigli, con Alberto Stasi che si diverte amorevolmente con una biondina, un’altra Chiara, sua coetanea e figlia del sindaco di Tromello, nel Pavese, e finisce su tutti i settimanali di gossip, come se fosse un vip. Il libro
Ora l’ombra di un libro. Una sorta di “romanzo criminale” che dovrebbe ripercorrere le tappe del delitto di Garlasco, e la cui uscita sarebbe programmata per Natale. Un pacchetto, insomma, da mettere sotto l’albero, insieme agli altri doni. E che conterrebbe tutti i particolari inediti, tutto quello che non è stato ancora detto sull’omicidio di Chiara Poggi, la 26enne massacrata nella sua villetta la mattina del 13 agosto.
L’idea, brillante, arriva da Alessio Sundas, diventato famoso perché manager di Marco Ahmetovic, il rom che investì e uccise quattro ragazzi nell’Ascolano, ora diventato testimonial di una linea di abbigliamento. 
il progetto
«A Natale uscirà il libro “Anche io sono un essere umano” – assicura Sundas -Un libro scritto dallo stesso Ahmetovic durante gli arresti domiciliari, che andrà ad aggiungersi ad altri tre in progetto: quelli su Perugia, Cogne e naturalmente Garlasco. Ho stabilito dei contatti con gli avvocati di Stasi, facendo la mia offerta: 50mila euro. Adesso aspetto risposte, ma sono fiducioso. Presto, molto presto, leggerete delle cose assolutamente nuove e privatissime. Scritte proprio dai protagonisti dei fatti di nera, Garlasco in primis».
In realtà, quella di Sundas è una sorta di provocazione. Una scommessa. 

Stanco di vedere gli indagati e i condannati per aver commesso delitti atroci seduti comodamente sui salotti televisivi, Alessio chiede che «questi signori non siano più inviati in Tv».
E annuncia che non si fermerà. Fino a quando non ci sarà un’apposita legge che lo vieti. «Tempo fa il ministro Bersani – continua Sundas – con un’apposita legge ha proibito ai minori di intervenire in programmi televisivi dopo una certa ora. Adesso lo si potrebbe fare con gli indagati e i condannati. Fino alla sentenza della Cassazione che li scagiona completamente». 

Tornando a Garlasco, se Alberto Stasi, fidanzato della vittima e unico indagato per l’omicidio, accetterà l’invito, scriverà un’altra bella pagina di delitti che diventano show. Qui Milano 30 novembre 2007 S. Pirrotta

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MEREDITH/ “SIAMO INNOCENTI”, MA RIESAME CONFERMA CARCERE –

Confermate accuse contro Amanda e Raffaele, lei si commuove

postato document.write( strelapsed(‘2007-11-30T19:55:00Z’) );2 ore fa da APCOM

Perugia, 30 nov. (Apcom) – Amanda Knox e Raffaele Sollecito restano in carcere. Il tribunale del riesame di Perugia ha deciso nel pomeriggio la conferma della custodia cautelare in carcere per i due indagati dell’omicidio di Meredith Kercher: i giudici hanno in questo modo respinto le richieste dei difensori e confermato l’impianto accusatorio.

I due ragazzi non si erano mai incontrati dal giorno dell’arresto: entrati in tribunale da un ingresso secondario per sfuggire ai numerosi giornalisti e telecamere che li aspettavano. Amanda, capelli raccolti, in tuta chiara, senza trucco, è entrata sorridente e ha rilasciato ai giudici una breve dichiarazione in inglese: “Sono innocente”, ha detto la giovane studentessa americana, aggiungendo che la notte del delitto lei, come ha riferito il suo avvocato Luciano Ghirga, “è sempre stata in casa di Raffaele”. Sembra inoltre che Amanda si sia commossa, dichiarando di essere “molto dispiaciuta per Patrick e l’intera situazione”. Anche Raffaele Sollecito, che indossava una tuta, appariva sereno.

“Sono molto soddisfatto della decisione” del Tribunale del riesame, ha sottolineato in serata il pubblico ministero Giuliano Minnini, titolare delle indagini, per il quale “sono state accolte le conclusioni dell’accusa”. Amanda e Raffaele resteranno quindi nel carcere di Capanne dove sono in custodia dal 6 novembre. Come ha precisato il pm, la durata della custodia cautelare dipende dallo sviluppo delle indagini. Nel dispositivo dell’ordinanza del Tribunale del riesame di Perugia (presidente Massimo Ricciarelli, giudici Cecilia Bellucci e Lidia Brutti) si legge che è stata confermata l’ordinanza di custodia cautelare disposta dal Gip.

“Per ora non facciamo alcuna dichiarazione, aspettiamo le motivazioni ufficiali”, ha dichiarato Delfo Berretti, uno degli avvocati del collegio difensivo di Raffaele Sollecito. Il deposito delle motivazioni dovrebbe avvenire nei prossimi giorni: “In genere vengono depositate dopo 4-5 giorni, ma questo è un caso complesso e potrebbero slittare”, ha spiegato il legale. Quando saranno conosciute le motivazioni ci sarà una dichiarazione ufficiale dell’avvocato Luca Maori, l’altro difensore di Sollecito; intanto è confermato che questi sarà interrogato dal pm il 6 dicembre. Amanda Knox sarà sentita il 12 dicembre e Patrick Lumumba Diya il 4.

Nel frattempo, è ancora attesa l’estradizione dalla Germania di Rudy Hermann Geide, anch’egli indagato per l’omicidio di Meredith: secondo uno dei suoi avvocati Walter Biscotti i giudici tedeschi decideranno lunedì prossimo, successivamente il giovane ivoriano sarà fatto rientrare in Italia e, ha aggiunto l’avvocato, “potrebbero esserci sorprese entro la fine della prossima settimana”.

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PERUGIA: IN INTERCETTAZIONE AMANDA DICE ALLA MADRE,QUELLA NOTTE ERO LA’

ore 20:58
Perugia, 30 nov. – (Adnkronos) – Un verbale, contenente un’intercettazione ambientale effettuata all’interno del carcere perugino di Capanne tra la studentessa statunitense Amanda Knox e la madre, e’ stato depositato oggi al tribunale del Riesame di Perugia. Durante la conversazione con la madre, in particolare, la ragazza, accusata dell’omicidio della sua coinquilina Meredith Kercher, pronuncerebbe la frase ”quella notte ero la”’.
(Anr/Pe/Adnkronos)

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OMICIDIO PERUGIA: AMANDA E RAFFAELE RESTANO IN CARCERE

(AGI) – Perugia, 30 nov – Il tribunale del riesame di Perugia presieduto dal giudice Massimo Ricciarelli ha abbracciato in pieno il teorema accusatorio esposto dal PM Giuliano Mignini e respinto la richiesta di scarcerazione presentata dai difensori di Amanda Knox e Raffaele Sollecito (per l’americana gli avvocati Lucuano Ghirga e Carlo della Vedove e per il laureando barese Marco Brusco, Luca Maori e Tiziano Tedeschi). “Si respingono le motivazioni del ricorso – recita il dispositivo della sentenza. Per le motivazioni si dovra’ aspettare qualche giorno. Nonostante i due giovani avessero fornito dichiarazioni sulla loro innocenza e i collegi difensivi si fossero espressi con un cauto ottimismo e fiducia, i due ormai ex fidanzati resteranno nelle loro celle a Capanne. Il quadro indiziario a loro carico – ha ribadito il PM titolare dell’inchiesta e’ molto grave e sussiste il pericolo di fuga o di inquinamento delle prove. Quella sera del primo novembre e nella notte, per il magistrato, i due avrebbero avuto tempo di fare molte cose ed hanno lasciato comunque delle tracce, Raffaele un’impronta di scarpa rilevata vicino al cadavere di Meredith (i difensori sostengono che l’impronta non e’ compatibile con quelle del laureando barese) un computer a detta della polizia postale non correlato ad alcuna attivita’ umana (una perizia contraria e’ stata presentata dai suoi legali) e poi i flaconi di varechina nel suo appartamento usati per cancellare il materiale ematico.
  Di Amanda le tracce di Dna, oltre a quello di Meredith su un coltello da cucina (non e’ ancora chiaro se sia l’arma del delitto ed i legali della giovane hanno insitito per la non compatibilita’ con la ferita provocata sulla vittima), una macchia di sangue sul rubinetto del lavandino ed ancora Dna delle due coinquiline nel bidet. A sostegno della propria tesi, il PM Giuliano Mignini ha depositato in udienza materiale fotografico inerente alle stanze dell’appartamento di Via Sant’Antonio che evidenzia e dimostra come non sia stato effettuato alcun tentativo di furto. Un elemento che avvalerebbe, una volta di piu’ la tesi della messa in scena.
  (AGI)

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Meredith, Amanda e Raffaele: ”Siamo innocenti”

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I due ex fidanzati davanti al tribunale del riesame

42 min fa da APCOM

Perugia, 30 nov. (Apcom) – Amanda Knox e Raffaele Sollecito si sono dichiarati innocenti davanti a giudizi del tribunale del riesame di Perugia, che, entro stasera, dovrà decidere se scarcerarli o meno. I due, indagati per l’omicidio di Meredith Kercher, sono infatti in custodia cautelare nel carcere di Capanne dal 6 novembre. La decisione è attesa in serata. Amanda e Raffaele sono entrati questa mattina in tribunale da un ingresso secondario per sfuggire ai numerosi giornalisti e telecamere che li aspettavano. Numerosa infatti anche la presenza di corrispondenti e televisioni straniere, reporter da Seattle e da Londra, telecamere come la Cnn, Abc ed Nbf.

I due ormai ex fidanzati non si sono mai incontrati e in udienze separate, durante ciascuna circa due ore, hanno proclamato davanti ai giudizi la loro innocenza. Amanda, capelli raccolti, in tuta chiara, senza trucco, è entrata sorridente e ha rilasciato ai giudici una breve dichiarazione in inglese, ha spiegato il suo avvocato Luciano Ghirga. “Sono innocente”, ha detto la giovane studentessa americana, aggiungendo che la notte del delitto lei “è sempre stata in casa di Raffaele”. Amanda inoltre si è commossa dichiarando: “Mi dispiace molto per Patrick e l’intera situazione”. Gli avvocati della giovane americana si sono detti soddisfatti: “E’ stata una lunga discussione in contraddittorio. Un tribunale attento che conosceva bene le carte. Siamo contenti e fiduciosi perché abbiamo potuto esporre compiutamente il nostro punto di vista sugli indizi e sulla gravità”, ha dichiarato l’avvocato Ghirga.

Gli avvocati hanno infatti ribadito la loro linea difensiva: Amanda è innocente e non è stata in quella casa la sera del delitto. Poi è stata la volta di Raffaele Sollecito, mentre la Knox rientrava nel carcere di Capanne, il giovane studente barese veniva ascoltato dai giudici del Riesame, ai quali ha parlato per circa venticinque-trenta minuti: “Sono innocente”, ha ribadito anche il giovane pugliese. “E’ andata bene, adesso aspettiamo l’esito”, hanno detto Luca Maori e Marco Brusco, avvocati del giovane barese all’uscita del tribunale. “Raffaele ha risposto ad alcune domande”, ha aggiunto l’avvocato Brusco. Adesso Amanda e Raffaele, separati, aspettano nel carcere di Capanne la decisione del Tribunale del Riesame.

 

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Brescia: Scandagliato il pc di Don Marco. Esami sulle immagini pedofile

Venerdì, 30 Novembre 2007

Scandalo in Curia.Nel computer sequestrato al vicerettore trovati file pornografici.
 
Il materiale sarebbe stato scaricato da internet. Proseguono gli accertamenti.
 
 
Adelaide Pierucci  EPOLIS
Si cerca sul pc di don Marco la verità sull’eventuale doppia vita del vicerettore del seminario vescovile di Brescia, arrestato martedì mattina in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere con l’accusa di violenza sessuale aggravata e continuata ai danni di un ex alunno, all’epoca 14enne, e per detenzione di materiale pedopornografico. Gli inquirenti avrebbero trovato nel computer decine di immagini che riproducevano bambini svestiti e in alcuni casi in atteggiamenti inequivocabili con adulti. Immagini a quanto pare scaricate da internet. Sul computer a giorni, su disposizione del pm Simone Marcon, saranno avviati i primi accertamenti irripetibili in presenza del difensore di fiducia del sacerdote, l’avvocato Luigi Frattini. La disposizione degli arresti domiciliari in alternativa al carcere, a 36 ore dall’arresto, intanto è stata interpretata con sollievo nell’ambiente della Curia Vescovile.
E lo stesso vescovo Luciano Monari continua ad auspicare che «si chiarisca tutto al più presto». Don Marco, da parte sua, relegato agli arresti domiciliari in provincia, prega e respingere le accuse: [i]«Mi dà forza la fede – si è sfogato con pochi intimi -. Non provo risentimenti». Proprio come avrebbe
spiegato al gip Silvia Milesi – il giudice che ha firmato il suo arresto -mercoledì mattina durante l’interrogatorio di garanzia a Canton Mombello che si
concluse con l’adozione della misura degli arresti domiciliari.
A far scoppiare il caso – che ha portato il terremoto nella chiesa bresciana – sono stati i genitori di un ex alunno del «Maria Immacolata» che, trovandosi in difficoltà, aveva parlato dei presunti atti sessuali del suo insegnate. A luglio al religioso, 38 anni originario di Chiari, viene notificato l’avviso di garanzia e sequestrato il pc. Decine di seminaristi ed ex seminaristi vengono ascoltati in Questura e in Procura. Il caso denunciato, però, resta unico.

I dati:          Foto hard con bimbi

Le immagini trovate sul pc del religioso però non riguarderebbero l’adolescente che avrebbe subito gli abusi sessuali.         

  L’articolo 609 bis

Chiunque, con minaccia, violenza o mediante abuso di autorità, costringe taluno a compiere o subire atti sessuali rischia fino a 10 anni di galera.

   Fonte  Vivicentro   http://www.vivicentro.org/scandali-ecclesiastici-vp11742.html#p11742

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La Curia sapeva tutto da luglio.Interrogati seminaristi e docenti

<<Se ci fosse stato anche un minimo sospetto il Vescovo avrebbe certamente preso misure cautelative>>Il retroscena. Già in estate alcuni studenti del Maria Immacolata erano stati sentiti dai magistrati
 

La Curia sapeva tutto da luglio
interrogati seminaristi e docenti

<<Non c’erano riscontri oggettivi,pensavamo che tutto sarebbe finito in una bolla di sapone>>La Curia sapeva. Da luglio. Da quando a don Marco Baresi era stato notificato un avviso di garanzia a seguito della denuncia di un 17enne per presunte molestie sessuali, avvenute tre anni prima. Durante le prime indagini erano stati interrogati alcuni seminaristi del Maria Annunziata così come un paio di docenti della struttura. Già a luglio era stato sequestrato il computer di don Baresi, recuperato nell’ufficio adiacente alla camera da letto del suo bilocale. Ma nulla di tutto questo era trapelato. E, soprattutto, nessuna decisione era stata presa sul vicerettore del seminario. Non una “sospensione” precauzionale, vista la gravità delle accuse; non un periodo di vacanza forzata o un suo spostamento. Fino a domenica, don Marco, ha continuato a rivestire il suo ruolo di vicerettore dei seminaristi liceali e a guidare gli incontri vocazionali per gli adolescenti.«Un avviso di garanzia non è una condanna» ribatte don Adriano Bianchi, direttore dell’ufficio diocesano per le comunicazioni sociali. «Non si può mettere sulla forca una persona per delle semplici illazioni, ne tanto meno rimuoverla da una posizione che si era guadagnata con la stima e il rispetto di tutti». Resta il fatto che, forse, qualche precauzione in più poteva essere presa.

«A luglio c’è stata la massima collaborazione con la magistratura. Tutte le persone che, al momento, i pubblici ministeri avevano chiesto di ascoltare sono state interrogate. Hanno perquisito gli alloggi e sequestrato quello che hanno ritenuto opportuno. Anche per questo non capisco come ora si possa parlare di inquinamento delle prove o di ostacoli alla giustizia. Cinque mesi fa non era emerso nulla – ripeto: nulla – che facesse prevedere un proseguio della cosa. Pensavamo che tutto si sarebbe risolto in una bolla di sapone. Se ci fosse stato anche un minimo sospetto il Vescovo avrebbe certamente preso misure diverse, cautelative per il seminario e per lo stesso don Baresi».

Voci parlano anche di una sorta di vuoto istituzionale che si sarebbe creato tra le dimissioni del vescovo Sanguineti e l’arrivo in città di monsignor Monari. Vuoto che avrebbe rallentato o reso più macchinose eventuali scelte.

«Si tratta solo di sciocchezze» taglia corto don Bianchi.
«La verità è quella che ho descritto».

In via Bollani, intanto, il clima pare quello di una giornata qualunque. Nessun clamore o inquietudine trapela dal seminario. E granitica è la fiducia che, in brevi battute strappate al volo, tutti manifestano a don Marco. Anzi, il clima – dicono – è sereno. Martedì sera si sono raccolti tutti in preghiera, «per don Marco», a cominciare dal rettore don Flavio Saleri. I visi – dopo la “botta” iniziale – paiono più distesi. Molti hanno anche chiesto di andare a trovare don Marco, per portargli la loro vicinanza e solidarietà. Ma, per ora, solo il cappellano di Canton Mombello ha fatto visita al sacerdote di Chari. Qualcuno racconta dell’instabilità emotiva del ragazzo che ora accusa il sacerdote: non cercava Gesù, ma solo se stesso, dicono. Tanto che aveva presto rinunciato al percorso da seminarista.

Fonte Il Brescia su www.vivcentro.org/index.php

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