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MEREDITH:IL DESTINO DI AMANDA E RAFFAELE SI CONOSCERA’ A MEZZANOTTE

DI WILDGRETA

A mezzanotte del 4 dicembre 2009, verrà letta la sentenza sull’omicidio di Meredith Kercher.Tutti, parenti degli imputati e di Meredith, si dicono fiduciosi nella giustizia.L’Italia non si è divisa come in altri casi famosi fra innocentisti e colpevolisti, perchè i dubbi sono molti.Sembra che in questo processo manchi qualcosa, ma non riesci a capire cosa. Anche a Garlasco c’è la medesima sensazione: manca qualcosa. Speriamo che i giudici abbiano le idee più chiare di tanti di noi. Di seguito, le ultime battute del processo, con le dichiarazioni spontanee di Amanda e Raffaele.

Meredith, Raffaele: ridatemi la mia vita . Amanda: temo la maschera da assassina

Dichiarazioni spontanee degli imputati al processo a Perugia

Legale famiglia Kercher: uccisa perché conosceva aggressori

La madre di Amanda: ho una grande fiducia nei giudici e nella giuria

PERUGIA (3 dicembre) – Raffaele Sollecito chiede di riavere di nuovo la sua vita: «Sono innocente». Amanda Knox ha «paura della maschera di assassina» che le è stata attribuita. Queste le dichiarazioni spontanee rese dai due imputati nel processo per la morte di Meredith Kercher.

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MEREDITH: NO A NUOVE PERIZIE.AL VIA LE ARRINGHE

Omicidio Meredith, chiuso il dibattimento si passa alle arringhe

di: 09/10/2009 – h 22,38

La Corte d’assise di Perugia non ha ammesso la richiesta di ulteriori perizie; fissate le date del 20 e 21 novembre per l’inizio della requisitoria dei Pm .
Per difensori di Amanda Knox quella della Corte d’assise di Perugia di non ammettere ulteriori perizie nel processo per l’omicidio di Meredith Kercher è una decisione «che va accettata».
Giudizio «positivo» da parte di uno dei difensori di Sollecito
. « perchè sono acquisiti – ha spiegato – tutti i documenti che abbiamo presentato, compresa la chat di Rudy (quella in cui Guede parla con un amico, a sua insaputa sotto il controllo della polizia, via Internet prima di essere arrestato – ndr) e per noi questo è molto importante. Poi il fatto che la Corte voglia stringere i tempi è un altro elemento positivo.
Siamo molto fiduciosi
che la situazione si possa definire positivamente per noi». Soddisfatto anche il legale di parte civile per la famiglia Kercher. «Deriva – ha aggiunto – da una lunghissima istruttoria dibattimentale. I giudici hanno ritenuto che abbia chiarito tutti gli aspetti, seppure portati in modo diverso e spesso opposto dai vari consulenti».
La decisione della Corte d’assise di Perugia  che non ha ammesso alcuna delle perizie chieste dalle difese di Raffaele Sollecito e di Amanda Knox nel processo per l’omicidio di Meredith Kercher. È venuta dopo una camera di consiglio durata circa due ore al termine della quale sono risultate accolte le tesi dei PM di respingere le richieste di nuove perizie avanzate dalle difese dei due imputati.
TAMTAM 9 OTTOBRE 2009

MEREDITH: GENITORI IN AULA, DIFENDONO AMANDA E RAFFAELE

di Claudio Sebastiani

PERUGIA- Quella tra Raffaele Sollecito e Amanda Knox “era una bella storia” ma ora i due ex fidanzati sono accusati dell’omicidio di Meredith Kercher e per difenderli oggi hanno testimoniato davanti alla Corte d’assise di Perugia il padre del giovane pugliese, Francesco Sollecito, e la madre della studentessa di Seattle, Edda Mellas. Hanno ribadito la loro certezza nell’innocenza dei figli e risposto a domande su vari aspetti dell’indagine. Secondo il legale dei Kercher, Francesco Maresca, sono però emerse “incertezze” su orari considerati fondamentali per l’inchiesta. “Sapevo di Amanda – ha detto Sollecito – e Raffaele la coccolava come una bambina”.

Ha quindi riferito della telefonata fatta al figlio alle 20.42 del primo novembre 2007, la sera del delitto, e di averlo richiamato la mattina dopo alle 9-9.30. “Era a letto che dormiva” ha spiegato. Poi i nuovi contatti verso le 12.30 quando era stata trovata aperta la porta d’ingresso alla casa dove vivevano la Knox e la Kercher, ma anche infranta la finestra in camera di una delle coinquiline italiane. E la scoperta del cadavere: “mi disse che era stata uccisa un’amica di Amanda ed eravamo affranti”. Di Raffaele, il padre ha sottolineato le condizioni economiche “agiate”, per avere ereditato delle proprietà dalla madre morta nel 2005, e spiegato l’abitudine del giovane a portare coltelli con la passione adolescenziale di intagliare la corteccia degli alberi. Rispondendo a una domanda dei difensori del figlio, Sollecito si è soffermato sul dossier predisposto per evidenziare come la scena del delitto risultasse “modificata” tra il primo e il secondo sopralluogo della polizia. Alcune immagini (tra le quali quelle del corpo della vittima) vennero poi trasmesse dall’emittente Telenorba e per questa vicenda Sollecito è stato inquisito dalla procura di Perugia che gli ha notificato l’avviso di conclusione indagini. Il padre di Raffaele ha parlato di “errori grossolani” costati il carcere al figlio come l’attribuzione di una impronta di scarpa poi rivelatasi di Rudy Guede “che ha portato il gip a convalidare il fermo”.

Edda Mellas ha invece ricordato il primo incontro in carcere con la figlia. “Stava malissimo – ha spiegato – perché Patrick Lumumba (arrestato ma poi prosciolto – ndr) era stato trascinato in questa bruttissima situazione”. Ha spiegato che Amanda le parlò delle presunte pressioni ricevute in questura e ricostruito le telefonate della mattina del 2 novembre (la notte, a Seattle). “Non ci sono prove contro di lei” ha ribadito la Mellas, spiegando che la figlia non pensò mai alla fuga. Una deposizione che Amanda ha seguito prendendo appunti. “Questa – ha tra l’altro scritto riferendosi alla deposizione della madre – è più difficile per me che il mio esame”. E ancora: “She is doing ok”, “lei è andata bene”. Testimonianze che però secondo l’avvocato Maresca hanno evidenziato “incertezze” su orari e particolari considerati importanti per l’indagine. Come la cena di Raffaele e Amanda la sera del primo novembre e le indicazioni fornite dall’americana alla madre nei primi contatti telefonici e poi ricostruiti con le intercettazioni ambientali in carcere.

claudio.sebastiani@ansa.it

Amanda, secondo interrogatorio: I “Non ricordo”

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La ragazza chiamò la madre due ore prima che la poli­zia scoprisse l’omicidio: a Seattle erano le tre del mattino continua a leggere

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Un interrogatorio ”neutrale” per gli esiti del processo. Quello che ha detto Amanda Knox in aula non è servito a dissolvere i dubbi che hanno portato al rinvio a giudizio dei due imputati. Lumumba: ”Amanda ora mente sugli inquirenti”

E’ stato un interrogatorio “neutrale” per gli esiti del processo, quello di Amanda Knox perché “i dubbi che tutti abbiamo e hanno portato al rinvio a giudizio dei due imputati rimangono” secondo l’avvocato Francesco Maresca che rappresenta come parte civile i familiari di Meredith Kercher. “Abbiamo conosciuto – ha detto il legale – un’Amanda Knox abbastanza diversa da quella conosciuta nelle indagini preliminari. Oggi, abbiamo comunque assistito – ha concluso Maresca – a una serie di risposte probabilmente più indecise, con meno sicurezza”.

LUMUMBA “Ho passato ore e ore a dire agli inquirenti che Amanda stava mentendo (nei suoi confronti – ndr) ma ci è voluto più di metà anno prima che mi credessero. Oggi lei si mette contro di loro e mente anche questa volta”: così Patrick Lumumba ha commentato l’interrogatorio di Amanda Knox. “Ci vuole giustizia – ha sottolineato il musicista congolese -, non si deve giocare così. Io credo a tutti quelli che sono venuti in tribunale, agli inquirenti e alla scientifica. Non si può insinuare il dubbio solo perché una vuole continuare a fare l’attrice”. Lumumba ha quindi citato un proverbio Bantu: “Quando impari al pappagallo a parlare ti può insultare”. Secondo l’avvocato Pacelli, che rappresenta come parte civile il musicista congolese, “è stata ampiamente provata la calunnia che Amanda ha posto in essere nei confronti di Patrick”. Secondo il legale nelle dichiarazioni rese inizialmente alla Knox “ci sono dati, elementi e fatti che solo chi era in via della Pergola poteva conoscere. Come le urla di Meredith delle quali la polizia è venuta a sapere solo molte settimane dopo l’omicidio. Come faceva Amanda a sapere che Mez aveva urlato?”.

L’Unione Sarda Sabato 13 giugno 2009 17.55