Per i pedofili in parrocchia niente galera, soltanto l’esilio

Sotto accusa i tribunali ecclesiastici

TORINO 25/07/2008 – Sulla pedofilia Sua Santità l’ha detto chiaramente: «I sacerdoti che si macchiano di questa vergogna devono essere condannati». Papa Benedetto XVI l’ha detto solo pochi giorni fa, durante le Giornate mondiali della gioventù a Sidney. Ma l’interrogativo che ci si pone è se questi sacerdoti debbano essere condannati dalla magistratura ordinaria o da quella del Vaticano.

L’ultimo sacerdote condannato da un tribunale piemontese è stato don Roberto Volaterra, giovane parroco di Castagnole Piemonte, arrestato quattro anni fa con l’accusa di violenza sessuale: molestie e attenzioni morbose per una ragazzina di 11 anni, che avrebbe dovuto aiutare a fare i compiti. Tempo dopo lo stesso sacerdote avrebbe confessato tutto: «Ero innamorato di lei». Poi, nel luglio del 2005, il patteggiamento a un anno e otto mesi di reclusione e 45mila euro di risarcimento alla famiglia della piccola. Ma don Volaterra non è mai andato in prigione: grazie alla sospensione condizionale. E così, lasciata la parrocchia di Mirafiori dove aveva scontato i domiciliari, ha raggiunto la nuova destinazione scelta per lui dall’arcivescovo di Torino, il cardinale Poletto: una comunità gestita dalla Congregazione di Gesù sacerdote dei Padri Venturini a Trento. Non dice più messa, è ovvio, ma è ancora un prete. Il Concilio di Trento, infatti, ha stabilito chiaramente l’impossibilità del ritorno alla condizione di laico.

Stessa sorte – patteggiamento ed esilio – era toccata a padre Domenico Marcanti di Alessandria: tre anni di reclusione la condanna per abusi sessuali nei confronti di alcuni ragazzini del doposcuola.

In ciascuno di questi casi, come è naturale, le rispettive diocesi avevano «fatto quadrato», mirando a difendere l’integrità e la bontà del mondo sacerdotale dall’infamia del comportamento di pochi. Teoricamente, però, oltre alla condanna in tribunale, questi sacerdote avrebbero dovuto rendere conto alla legislazione ecclesiastica. Ed è qui il vero nocciolo del problema. Il Tribunale Vaticano, infatti, è segnato dai processi lumaca.
Solo l’anno scorso una inchiesta del settimanale “Panorama” aveva svelato i problemi della giustizia d’Oltretevere. In pratica nel giro di sei anni, al Tribunale Ecclesiastico sono giunti un migliaio di segnalazioni di casi di pedofilia e abusi sessuali da ogni parte del mondo. Ma solo una decina sono i processi avviati. Anche in virtù della lentezza della macchina giuridica che deve occuparsi di raccogliere informative da tutto il mondo, svolgere accertamenti, redigere voluminosi dossier. Processi e sentenze sono poi coperti dal più totale segreto. Le pene che possono essere comminate vanno dalla sospensione del sacerdote, alla dimissione – molto rara – per l’abuso sessuale, fino alla scomunica «latae sententiae» prevista per chi si macchia di complicità, ossia assolve la persona con cui ha avuto rapporti sessuali dal peccato di atti impuri.

Cronaca qui 25 luglio 2008

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