IL PROCESSO CONTRO ALBINO CONSOLI, IL MEDICO SANTONE:UN GIUDICE ONORARIO NELLA SETTA DEL SESSO

di Wildgreta

Di seguito troverete alcuni articoli che narrano la cronaca degli arresti del fisiatra di Rivoli (To) e del processo alla sua setta religiosa denominata, “Gruppo eucaristico Torino”. Tra gli aderenti molti rappresentanti della Torino bene, alcune signore divenute “spose mistiche” del santone e tante altre storie che sono sfociate in veri drammi familiari e umani. Il primo articolo è del 2007, gli altri due sono di oggi e di qualche giorno fa. Per farsi un’idea più precisa di questa storia, li ho messi tutti insieme. Nella foto, l’acqua benedetta con cui una delle spose mistiche creduta indemoniata dal marito, era obbligata a lavarsi.

15/12/2007 (13:38)
Rivoli, devozione ed eros nelle lettere al medico santone

Indagato il primario di fisiatria. Considerava le ragazze “spose mistiche”
MARCO ACCOSSATO, CLAUDIO LAUGERI
TORINO
Primario di fisiatria e animatore del «Gruppo eucaristico Torino». Corpo e anima. Cura del corpo e nutrimento dell’anima. Ma per la procura, il dottor Albino Consoli è soltanto un «indagato»: i reati ipotizzati dal pm Marcello Maresca sono di violenza sessuale, circonvenzione d’incapace e abuso della professione di psicoterapeuta. L’indagine del magistrato è coperta dal più fitto riserbo. Ieri mattina, però, il pm è stato costretto a venire allo scoperto: ha disposto una perquisizione a casa, nell’ufficio in ospedale a Rivoli e nello studio del medico. Il dottor Consoli è arrivato in reparto alle 11,50 ed è andato via un’ora dopo, accompagnato da tre carabinieri in borghese del reparto operativo di Torino. I militari hanno cercato nei cassetti e nel computer documentazione a sostegno delle ipotesi della procura. «Non mi hanno detto esattamente che cosa cercassero, comunque hanno trovato nulla» ha confermato il medico al termine della perquisizione. E le ipotesi d’accusa della procura? «Sono tutte falsità. Non dico altro. Fra qualche tempo potrò dare io ai giornali notizie molto interessanti su questa storia». «Le posso confermare soltanto le contestazioni della procura, credo siano state originate da un esposto o da qualcosa del genere. Ma non so altro», dice l’avvocato Fernando Santoni De Sio, difensore di Consoli. La vicenda che ha portato alle perquisizioni di ieri mattina è la conseguenza dell’esposto firmato dalla madre di una giovane iscritta al Gruppo eucaristico di preghiera, diretto da Consoli. «Non ho più notizie di mia figlia, mi aiuti» aveva detto la donna all’avvocato Michele Polleri.
La figlia Giorgia (il nome è di fantasia) ha 36 anni, è specializzata in marketing e lavora come manager per una multinazionale nel settore della moda. Dopo due anni e mezzo in quel gruppo di preghiera ha incominciato ad avere atteggiamenti strani. Ha tagliato i ponti con la famiglia. Nello stesso gruppo di preghiera aveva militato anche la madre, che dopo qualche anno si era sentita emarginata. Al contrario della figlia, che pareva tenuta in sempre maggiore considerazione. L’improvviso distacco di Giorgia dalla famiglia aveva insospettito la madre. L’avvocato Polleri conosceva già il nome Consoli. E’ protagonista di una burrascosa separazione coniugale finita con una «lite» civile e con un processo penale, dove il medico è sott’accusa per sequestro di persona assieme ad altri componenti del Gruppo di preghiera. Comprese le due figlie maggiori. La moglie accusa il marito e gli altri di averla chiusa in casa e di averla costretta a subire una «doccia di purificazione» con l’acqua di Lourdes. Dopo quell’episodio, la moglie di Consoli era passata a casa per portare via gli ultimi indumenti e oggetti personali. Aveva notato su uno scaffale alcuni raccoglitori e aveva deciso di dare un’occhiata: dentro c’erano lettere (alcune scritte a mano) di fanciulle iscritte al gruppo di preghiera. Tutte identificavano Consoli con «Dio» oppure «Gesù», tanto da iniziare le lettere con «Caro Gesù…», per proseguire con racconti di giochi tra erotismo e violenza, dove le ragazze si definivano «spose mistiche» del medico.
Una di queste lettere era proprio di Giorgia. Scritta a mano: la madre ha riconosciuto la grafia. «Faceva parte della terapia sfogare le proprie difficoltà attraverso la fantasia» era stata la tesi di Consoli, quando quelle lettere erano spuntate davanti al giudice in occasione della separazione coniugale. Una «cura» che nulla c’entra con la fisiatria, secondo la procura, che mantiene segretissimi altri elementi raccolti contro il medico.

Processo al “Gruppo Eucaristico Torino”: agli incontri di preghiera partecipavano molti esponenti della “Torino bene”

«Sei indemoniata». E chiama l’esorcista

TORINO 15/05/2008 – «Mio padre era convinto che la mamma fosse posseduta dal demonio e per liberarla dalle forze malefiche aveva addirittura chiesto aiuto a un esorcista». A parlare è il figlio di Albino Consoli, il primario di Fisiatria dell’ospedale di Rivoli finito a giudizio con le accuse di sequestro di persona e violenza privata nei confronti della moglie. Per più di un’ora, ieri mattina in aula 80, il ragazzo ha risposto alle domande del pubblico ministero Pierluigi Zanchetta e a quelle dell’avvocato di parte civile Michele Polleri. Ha ricostruito il tormentato rapporto che negli ultimi anni si era instaurato tra i genitori e confermato le violenze subite dalla madre. Infine, ha sottolineato con forza, e tra le lacrime, le assurde pretese che il padre avanzava nei confronti della donna. «La costringeva a fare il bagno con l’acqua benedetta di Lourdes per scacciare i demoni che avevano preso possesso della sua anima».

Nel processo in corso a Torino – ieri è stata celebrata la seconda udienza – Albino Consoli non è l’unico indagato. A rispondere delle accuse di sequestro di persona e violenza privata ci sono anche le due figlie di Consoli, Cristina e Maria Chiara, e altri quattro appartenenti al “Gruppo Eucaristico Torino” fondato dal fisiatra: Pierangela Laguzzi, Patrizia Scucchia, Nerio Baratti e Pia Vitale. L’episodio contestato ai sette imputati risale al 19 ottobre 2005. Quella sera la donna si era presentata nell’abitazione del medico per risolvere alcune questioni familiari e avrebbe trovato in casa alcuni componenti del gruppo che, dopo averle tolto il telefonino cellulare, le avrebbero impedito di allontanarsi perché volevano recitare preghiere per la sua anima. Al momento di uscire, sempre secondo l’accusa, l’avrebbero addirittura trattenuta in auto per qualche ora, impedendole di rincasare. Prima di quell’episodio, la donna sarebbe stata anche costretta a subire una “doccia di purificazione” con l’acqua di Lourdes mentre si trovava in vacanza con il marito, nell’isola di Vulcano. Era l’estate del 2005 e quel singolare episodio segnò l’inizio della crisi coniugale tra il medico e la signora.

Ma altri singolari episodi sono emersi ieri mattina in aula nel corso della testimonianza rilasciata dal figlio della coppia. Come quello del falò nel camino di casa, necessario per dare fuoco a tutti gli oggetti appartenuti alla famiglia della moglie dell’imputato. «Abbiamo bruciato foto, lettere e molte altre cose – ha raccontato il figlio di Albino Consoli -, mio padre era convinto che la mamma fosse mal consigliata dalla sua famiglia e riteneva quella famiglia malefica». Poi il ragazzo ha raccontato un altro episodio: «Ricordo che un giorno mio padre e le mie sorelle hanno bevuto acqua benedetta e poi l’hanno sputata addosso a una nostra amica, inginocchiata in veranda su un telo che era stato steso per terra. Lo hanno fatto perché lei doveva espiare alcune colpe, anche se non ho mai capito a quali colpe si riferisse mio padre».

Erano numerosi gli appartenenti al “Gruppo Eucaristico Torino” fondato da Albino Consoli, tante le persone identificate e interrogate nel corso delle indagini preliminari. Anche personaggi appartenenti alla “Torino bene”, racconta qualcuno in Procura. Medici, avvocati, liberi professionisti. Anche un importante uomo un tempo legato alla Chiesa torinese. Verità o fantasia? Scritto da: Giovanni Falconieri – 15 maggio 2008 falconieri@cronacaqui.it

Ha anche tentato di bloccare l’inchiesta
ALBERTO GAINO
RIVOLI (TORINO)
Anche un vice procuratore onorario faceva parte della setta di ultrareligiosi sotto processo per reati comuni. Si chiama Chiara Radica, la si può incontrare nelle aule del tribunale dove sostituisce abitualmente, al pari dei suoi colleghi, i pm titolari delle indagini nel ruolo di pubblici accusatori nei giudizi di fronte ai giudici monocratici. All’udienza di ieri contro Albino Consoli, primario di fisiatria a Rivoli e deus ex machina del Gruppo Eucarestia Torino, non ha fatto capolino. Si presenterà nelle prossime settimane come testimone citato dalla difesa. Ma, intanto, ieri la sua «partecipazione attiva» al processo è stata ampiamente evocata nel controesame della moglie del leader spirituale, parte civile, effettuato dal suo avvocato, Michele Polleri.

Se le cose sono andate come ha riferito la moglie separata di Consoli, diverrebbe più imbarazzante il ruolo di vpo per l’ultrareligiosa. La dottoressa X ha riferito in aula che «Chiara mi aveva cercata prima dell’inizio del processo. “Ti devo parlare” mi disse. Non la sentivo da anni e mi insospettii. Ero al lavoro, con dei pazienti, sono medico, e tagliai corto. Poi la richiamai e le mi parlò di rivedere la mia posizione processuale. Cioè, avrei dovuto ritrattare le accuse. Chiusi la comunicazione».

La deposizione della dottoressa, ieri, era in gran parte stata dedicata agli scritti, da lei ritrovati, delle «spose mistiche» e dei loro rapporti con il marito. Lettere, biglietti, messaggi di posta elettronica le avevano rivelato uno scenario che andava molto al di là di un fede integralista. In aula ne ha letti alcuni. Scrive Vittoria: «Caro Gesù, ti sentivo asciugarmi le lacrime, è mistero ogni volta rinnovato il mio rapporto con Albino. Sentirmi dire “gioia mia ti ho fatto male” dopo il momento di condivisione genitale è stato per me dolcissimo. Tu (riferito sempre a Gesù) ti preoccupi per me tramite Albino e il sentirlo così intensamente mi accende di amore infinito per te».

Il gruppo di preghiera era pure di ascolto: i partecipanti dovevano interiorizzare i propri pensieri mistici e scriverli. Le «spose» – tre ufficiali (Vittoria, Mara e Laura) e un altro paio «vaganti» – dovevano aver espresso un’abbondante letteratura sul proprio ruolo. In gran parte non riferibile. Il passo citato di una lettera di Vittoria è significativo del transfert operato sul duplice ruolo di Albino che in altre «riflessioni» viene esplicitamente indicato con l’acronimo di Acd. Tradotto: Albino Consoli Dio.

Vittoria – una manager in carriera, apparentemente donna di successo, in realtà figura fragilissima – aveva acquistato una casa a Vulcano accanto a quella dei Consoli e un’estate la moglie del fisiatra la vide nuda fra le braccia del marito. Chiese spiegazioni e Vittoria la rassicurò così: «Tuo marito è casto e puro. Io sono consacrata a Cristo. Il mio progetto passa attraverso Albino».
La Stampa 23 maggio 2008

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