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Tommy, Sentenza Appello: Ergastolo per Alessi 30 anni ad Antonella Conserva

La Corte d’Assise di Bologna d’appello ha confermato la sentenza di primo grado: per Alessi è stata però esclusa l’aggravante di aver agito con crudeltà, annullato dunque l’isolamento diurno. Il manovale rapì e uccise il piccolo di 18 mesi Tommaso Onofri

La Corte d’Assise di Bologna d’appello ha confermato la sentenza di primo grado: per Alessi è stata però esclusa l’aggravante di aver agito con crudeltà, annullato dunque l’isolamento diurno. Il manovale rapì e uccise il piccolo di 18 mesi Tommaso Onofri

 

Mario Alessi Carcere a vita per l’assassino di Tommy. Ergastolo per il manovale siciliano Mario Alessi, trent’anni per la sua compagna Antonella Conserva, anche lei giudicata come complice in quell’atroce sequestro-omicidio del 2 marzo 2006. Questa è la sentenza della Corte d’Assise d’appello di Bologna. Il legali di entrambi i condannati portebbero ricorrere in Cassazione: per ora però, resta confermata la sentenza di primo grado. Sia Alessi che la Conserva sono colpevoli per quella atroce “operazione” messa in atto oltre tre anni fa.

 

La Corte, presieduta da Aldo Ranieri, ha deciso dopo circa 6 ore di camera di consiglio. I giudici hanno escluso nei confronti di Mario Alessi l’aggravante della crudeltà ed hanno eliminato l’isolamento diurno per il condannato.

 

Nella notte del 2 marzo, Alessi, insieme al suo complice Salvatore Raimondi, fecero irruzione nella villetta di Casalbaroncolo della famiglia Onofri. I due – così come la compagna di Alessi, Antonella Conserva – conoscevano quella casa perchè, come manovali, avevano partecipato al restauro della abitazione. Secondo l’accusa, i due operai si erano messi in testa che la famiglia Onofri – il capofamiglia Paolo, la moglie Paola e i due figli Sebastiano e Tommy – avesse in disponibilità una grossa cifra di denaro. Decisero così di rapire il piccolo Tommaso, diciotto mesi appena, per chiedere un riscatto. Quella telefonata, agli Onofri, non arrivò mai. Per un mese le forze dell’ordine, la famiglia, i media, l’Italia intera si sono chiesti che fine avesse fatto quel bambino: i rapitori lo uccisero subito, la notte del 2 marzo, sul greto del torrente Enza in strada del Taglione. Lo ammazzarono perchè, a quanto sostennero allora, presero paura alla vista delle volanti (che in quella zona facevano controlli antiprostituzione) e perchè in fondo quel bimbo, agitato, piangeva troppo. Il corpicino di Tommy fu ritrovato un mese dopo. Poi gli arresti, per Alessi, Salvatore Raimondi (processato con rito abbreviato) e Antonella Conserva, che non partecipò fisicamente al sequestro ma fu complice e prese parte alla progettazione del rapimento.

 

 

Oggi, in aula, prima della condanna di secondo grado, la difesa di Mario Alessi ha tentato un ultimo colpo ad effetto. “Mario Alessi ha partecipato al sequestro, ma non ha ucciso il piccolo Tommaso Onofri la sera del 2 marzo 2006 a Parma”. Questa la linea difensiva che il suo legale, l’avvocato Laura Ferraboschi, ha ribadito per chiedere la derubricazione del capo di imputazione, da sequestro di persona a scopo di estorsione con morte dell’ostaggio come conseguenza voluta a morte come conseguenza non voluta. L’avvocato ha spiegato che il suo assistito, a differenza di Raimondi, ha evitato il giudizio abbreviato, che garantisce uno sconto di pena di un terzo, proprio per poter dimostrare la sua estraneità al delitto. Ferraboschi ha anche chiesto che sia tolta l’aggravante della crudeltà e che siano concesse le attenuanti generiche. Ma gli appelli della legale non sono stati ascoltati dalla Corte. Alessi, sconterà la detenzione a vita.

(la repubblica 04 novembre 2009)

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Paolo Onofri non ragisce più

Onofri non reagisce, ha lo sguardo fisso nel vuoto da quando ha avuto un infarto
Il papà di Tommy come Eluana «Mi disse: non voglio vivere così»
La moglie Paola: «No all’accanimento, mi opporrei a una rianimazione»

«Sono contro l’accanimento terapeutico. Se a Paolo dovesse succedere qualcosa, se dovesse essere necessario rianimarlo o prendere nuovi farmaci, direi no, lasciatelo andare ».

Paolo Onofri come Eluana. Lo ammette a malincuore la moglie Paola. Il suo cuore batte, ma lui non lo sa. Gli occhi azzurri spalancati, lo sguardo fisso nel nulla. Da mesi la vita del papà del piccolo Tommy, il bimbo rapito e ucciso la sera del 2 marzo 2006, è tutta in un letto d’ospedale nel centro di riabilitazione «Cardinal Ferrari» di Fontanellato (Parma). Per il momento. Nel futuro ci sarà una struttura diversa, di sicuro non la cascina di Casalbaroncolo, il casale ristrutturato dove una sera di nebbia il figlioletto di 17 mesi, ammalato di epilessia, venne strappato dal seggiolone da due sequestratori improvvisati. L’incubo peggiore della sua vita, oggi, forse, neppure un vago ricordo. Perché Paolo è in stato vegetativo da quasi sei mesi. Se pensa o ragiona, se abbia o meno coscienza, non c’è alcuna certezza.

Colpa di un infarto, l’11 agosto scorso. Il cuore si ferma, il sangue non circola, il cervello resta privo di ossigeno. Quaranta minuti di buio. Poi il muscolo ricomincia a pompare. Ma per Onofri è il tramonto della coscienza, il sipario che cala su un destino beffardo.

Paolo come Eluana. La sorte non smette di sbalordire. E Paola lo sa: «Sono tre anni di massacro, ma dopo la fine che ha fatto mio figlio, forse, nulla più mi spaventa». Una vita a metà, senza più Tommy, senza più Paolo. «Vado a trovarlo, ma nulla è più come prima. I medici me l’hanno detto, sarà difficile che possa riprendersi». Le condizioni cliniche sono stazionarie: Paolo non è più attaccato alle macchine, respira da solo, mangia attraverso un sondino allo stomaco. Ma dove sia finita la sua mente, resta un mistero. E i dubbi non finiscono mai. «Prima che accadesse a me, ho sempre seguito la storia di Eluana, sono sempre stata dalla parte del padre Beppino. Ma ora che sono nelle sue condizioni, è difficile decidere».

Paolo Onofri con la moglie (Ap)
Paolo Onofri con la moglie (Ap)
Una questione non nuova, quella del «fine vita», che Paolo Onofri aveva affrontato. «Con mio marito ne avevo parlato, lui mi ha sempre detto che non avrebbe mai voluto vivere dipendendo completamente da altri. Ma adesso che si trova in queste condizioni, sinceramente non saprei cosa fare». Di fatto la speranza non manca: «I medici dicono che miglioramenti non ne ha avuti, che Paolo potrebbe restare così per tutta la vita. Ma chi ce l’ha la certezza? A me pare, a volte, di vedere una sua reazione, di sentire che dica qualcosa. È capitato quando sono andata a trovarlo con Sebastiano. Per questo voglio aspettare, chissà che non succeda qualcosa».

Speranza sì, ma mai ostinazione: «Ne ho parlato anche con la sorella di Paolo. Per quanto possa augurarmi che vada tutto per il meglio, una cosa è certa: se lui dovesse stare male, vorrei solo che lo lasciassero stare». Resta il pensiero di Tommy: «Il mio bambino mi sta aiutando, è lui che mi dà tanta forza. Forse non tutto succede per caso».

Il Corriere della sera Grazia Maria Mottola
23 gennaio 2009

Tommy, depositato l’appello per Onofri e Conserva. Dibattimento fissato per l’estate

Tommy, depositato l’appello per Mario Alessi e Antonella Conserva. Condannati in primo grado rispettivamente all’ergastolo e a 30 anni, i coniugi siciliani affronteranno il nuovo dibattimento in estate. Il grande accusatore, in questa seconda fase, è Salvatore Raimondi: l’ex pugile complice di Alessi accusa il muratore di aver assassinato Tommaso Onofri, ammettendo però le sua partecipazione al rapimento. Nuove udienze per ricostruire la storia del rapimento e l’uccisione del piccolo Tommy inizieranno dunque questa estate: sarà un tutti contro tutti, in cui le difese dei tre imputati porteranno nuove prove per tentare di scagionare gli assisiti. In particolare Alessi cercherà di provare e chiedere la revisione per il processo per stupro legato a fatti antecedenti avvenuti in Sicilia. La Conserva, invece, tenterà di dimostrare la sua estraneità al rapimento. (02 novembre 2008)

Omicidio Tommy: ricorso in appello per Alessi e Conserva

Emilia – I difensori di Mario Alessi e Antonella Conserva, condannati in Corte d’Assise a Parma per l’omicidio di Tommaso Onofri, hanno presentato ricorso in appello.

La richiesta è stata depositata nei giorni scorsi. Alessi è stato condannato all’ergastolo e Conserva a 30 anni di reclusione.
La difesa vorrebbe poi anche tentare di fare riaprire il processo per stupro, a carico di Alessi, avvenuto nel luglio 2000 a San Biagio Platani, in Sicilia. L’uomo è stato condannato in maniera definitiva a 6 anni.

Il processo inizierà questa estate. Tutti gli imputati cercheranno di portare nuove prove a loro discarico. Il grande accusatore in questa fase sarà Raimondi, l’ex pugile che accusa Alessi di aver assassinato il piccolo Tommy, pur ammettendo di aver anche lui partecipato al rapimento.

Fonti La Repubblica Parma e agenzie del 2 novembre 2008

Paolo Onofri lascia l’Ospedale

Sarà trasferito nel centro di riabilitazione “Cardinal Ferrari” di Fontanellato, in provincia di Parma
Paolo Onofri – padre del piccolo Tommaso ucciso nel marzo 2006 – sarà trasferito domani nel centro di riabilitazione “Cardinal Ferrari” di Fontanellato, in provincia di Parma. L’uomo, colpito da infarto lo scorso 11 agosto ed oggi ricoverato nel reparto di lungodegenza dell’Ospedale Maggiore di Parma, arriverà nella struttura specialistica domani mattina e sarà subito sottoposto ai primi test medici per valutare le sue condizioni. Servirà comunque qualche giorno per stabilire il percorso riabilitativo dell’uomo. Il centro del parmense è uno dei primi a livello europeo per la riabilitazione delle cerebrolesioni acquisite. Dotato di una equipe di 127 operatori sanitari, la struttura ha ospitato nel 2007 347 pazienti in regime ordinario e 78 in Day Hospital per un totale di 31.800 giornate di riabilitazione erogate. Domani, al suo arrivo a Fontanellato, Paolo Onofri sarà sottoposto a visita medica e verrà indirizzato in una delle quattro aree funzionali in cui è suddiviso il centro (La Repubblica Parma 29 settembre 2008)

Tommy, Paolo Onofri trasferito in lunga degenza

Note: L’articolo del gennaio 2009 su Paolo Onofri è qui.

Dopo oltre un mese dall’infarto che lo ha colpito mentre si trovava in ferie a Folgaria, il papà di Tommy non è più in rianimazione. Rinviata l’udienza del processo per calunnia a Barbera
Paolo Onofri è stato spostato in lunga degenza. A volte apre gli occhi, qualche accenno di movimento ma nulla più. Dopo oltre un mese di coma le condizioni del papà di Tommy sono stazionarie dopo l’infarto che lo ha colpito l’11 agosto mentre si trovava in ferie a Folgaria vicino a Trento. Continua a leggere

Una torta per il quarto compleanno del piccolo Tommaso Onofri

PARMA, 6 SETTEMBRE – Quattro anni fa nasceva il piccolo Tommaso Onofri. Oggi la madre Paola Pellinghelli, come annunciato nei giorni scorsi, ricorderà questa data preparando una torta: un gesto di affetto e di amore per quel figlio che le è stato strappato via dalla crudeltà degli uomini. Continua a leggere