Archivio | settembre 2009

Pedopornografia: Italia al quinto posto in UE.35mila bambini vittime

Minori; Italia al quinto posto in Ue per consumo pedopornografia +188% in 4 anni.

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Minori; Italia al quinto posto in Ue per consumo pedopornografia +188% in 4 anni. 35mila i bambini coinvolti nella ‘rete’

Roma, 20 nov. (Apcom) – Sono oltre 35mila i bambini vittime della pedofilia sul web, e la dimensione della pedofilia online dal 2006 a oggi è praticamente raddoppiata. Non solo: se l’Europa si attesta epicentro assoluto della pedofilia on line con oltre il 90% dei bambini sfruttati di razza europea, in questa triste classifica l’Italia si piazza al quinto posto tra i paesi che consumano più pornografia minorile. I dati sono resi noti da Telefono Arcobaleno proprio in concomitanza con la Giornata dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenze. “Ogni giorno – spiega Giovanni Arena, presidente e fondatore di Telefono Arcobaleno – l`equipe informatica dell`associazione, segnala in media 120 nuovi siti pedofili e scopre 7 nuovi bambini prigionieri di questo turpe mercato sul web e meno del 2%, ad oggi, è stato identificato”. L’86% dei materiali pedofili è allocato in Europa, i due terzi dei clienti sono europei e i consumatori italiani di pornografia minorile sono praticamente triplicati in quattro anni, con un incremento del 188% rispetto al 2004: ‘meglio’ dell’Italia fanno Germania, Stati Uniti, Russia e Regno Unito.

Apa

Garlasco, Stasi scagionato dalla perizia medico legale

l documento “super partes” sgretola la teoria accusatoria della Procura

Chiara Poggi morì nella mattinata dopo un’agonia di decine di minuti

Feddo il commento dell’imputato: “Sono abbastanza contento”

Garlasco, Stasi scagionato dalla perizia medico legale

MILANO – Alberto Stasi scagionato dalla perizia “super partes” del medico legale. Punto per punto, l’esperto chiamato dal giudice per rifare le indagini sul delitto di Chiara Poggi, ribalta le conclusioni dei colleghi che finora hanno indagato sull’omicidio di due anni fa a Garlasco.

L’ora del delitto? “Non si può determinare con precisione”. Le macchie sulla bici? “Non è detto sia sangue”. E quelle sul sapone “non sono una prova”. Non è sostenibile neppure il sospetto che le scarpe del presunto assassino siano state ripulite per cancellare gli indizi: “Il sangue sul pavimento era secco”. Il processo riprenderà tra qualche settimana ma dopo la perizia disposta dal giudice di Vigevano, tutto è diverso e l’imputato sembra già assolto.

Eppure la cospicua relazione dei Ris – 235 pagine di fotografie e analisi – sembrava univoca nell’indicare le responsabilità dell’indiziato. La Procura aveva addirittura formulato la richiesta di 30 anni di reclusione. Poi però il giudice per le udienze preliminari ha deciso di rifare le perizie e ora i giochi si riaprono, ma la reazione di Alberto Stasi appare fredda e distaccata: “Sono abbastanza contento”, è stato il laconico commento alla notizia della perizia.

“L’ora del delitto non è valutabile”. A partire dall’ora del delitto, elemento chiave per dimostrare l’innocenza dell’unico imputato. Il professor Lorenzo Varezzo, perito del Gup, ha scritto che non è “valutabile con precisione l’epoca della morte, se non affermando che essa avvenne nel corso della mattinata”. Espressione che lascia spazio alla tesi di Alberto Stasi sicuro che in quelle ore era a casa sua a lavorare sul pc, come una recente perizia parzialmente conferma.

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L’affettuosa amicizia tra ‘ndrangheta e massoneria: le grandi inchieste archiviate

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di Susanna Ambivero

Se fossero state rispettate le storiche regole della malavita calabrese la possibilità che la ‘ndrangheta aprisse una qualsiasi trattativa con la massoneria sarebbe stata un ipotesi inverosimile. Il rito trasmesso dai padri non permetteva che l’onorata società prendesse contatti con altre associazioni e men che meno consentiva di affiliarsi con loro. Tuttavia è capacità della ‘ndrangheta il sapersi evolvere ed adattare alla realtà che la circonda risultando così via via più contaminante nei confronti del tessuto connettivo della società.

Fu circa negli anni ‘70 che gli appartenenti alla ‘ndrangheta cominciarono a considerare la massoneria come un mezzo attraverso il quale si poteva prendere contatto con le istituzioni in maniera rapida ed  efficace. In quegli anni, infatti, alcuni boss decisero di fare il loro ingresso nelle logge in prima persona diventando essi stessi massoni.

E’ da notare come l’adozione di questa strategia risulta essere concomitante al periodo in cui la ‘ndrangheta comincia una poderosa scalata che la porterà a raggiungere la potenza economica e militare che oggi la contraddistingue.

Questa nuova opportunità permise a personaggi come i capo-bastone Antonio Nirta e Giorgio De Stefano di muoversi con disinvoltura all’interno di apparati nevralgici dello Stato come i servizi segreti, ma anche di entrare in contatto con gruppi eversivi, sopratutto esponenti dell’estrema destra. Si concretizza per loro la possibilità di entrare in contatto diretto con tutte le persone che detengono il potere, imprenditori e uomini delle istituzioni. Continua a leggere

Via Poma, il fidanzato:”Il nome dell’assassino è negli atti e qualcuno lo copre”

DELITTO CESARONI, BUSCO A “VIVO”: «CHI SA NON PARLA PER PAURA»

Raniero Busco al funerale di Simonetta Cesaroni, nell'agosto 1990

Una vicenda di cronaca nera non ancora risolta, quella dell’omicidio di Simonetta Cesaroni, la 21enne romana uccisa nell’ufficio dove lavorava, a via Poma, sede dell’Associazione Italiana Ostelli della Gioventù. Una vicenda che, a 19 anni di distanza, è contraddistinta da (poche) luci e (tante) ombre, e che vede il principale indiziato, l’allora fidanzato di Simonetta, Raniero Busco, portarsi addosso il peso delle accuse come un macigno. Al settimanale “Vivo” Busco dichiara in esclusiva: “Sono stanco di essere inseguito da fotografi, giornalisti e dagli sguardi della gente per strada. Hanno reso la mia vita un inferno e ho quasi perso tutta la mia serenità. Ma il nome dell’assassino di Simonetta è negli atti, e c’è anche qualcuno che lo copre”. Busco, dopo essersi chiesto chi abbia voluto che, quel giorno, Simonetta facesse gli straordinari in ufficio, rincara la dose: “Chi copre l’assassino non parla perché ha paura di essere accusato di favoreggiamento. Quel reato è ormai caduto in prescrizione. Se non parla, è perché è sicuramente stato ricattato dall’assassino”.

Leggo 24 settembre 2009

Abusi su alunne Beccaria, Appello del PM:”Le vittime lo denuncino”

Milano, appello del pm sul prof del Beccaria
“Le vittime delle sue molestie lo denuncino”

Il tutto nel momento in cui, dall’acceso dibattito in corso tra gli studenti del liceo Beccaria su Facebook, emerge un forte disappunto per la situazione che si è andata delineando negli anni, in cui tutti gli insegnanti sembravano sapere, ma nessuno ha denunciato i sospetti come avrebbe dovuto

(25 settembre 2009)

“Per la procura è difficile ricostruire il passato sotto profili penalmente rilevanti se chi sa, non si fa vivo. Ma abbiamo bisogno di testimonianze dirette, non di voci”. È l’appello lanciato dal procuratore aggiunto Marco Ghezzi ad altre studentesse che potrebbero essere state molestate dal professore di greco e latino del liceo Beccaria, a Milano, finito sotto inchiesta. L’indagine sul docente, partita dalla denuncia di una 17enne nei mesi scorsi, è potuta proseguire grazie al coraggio di altre due ex allieve che si sono presentate a raccontare la loro storia e il sospetto e che di vittime potrebbero essercene molte di più.

Il tutto nel momento in cui, dall’acceso dibattito in corso tra gli studenti del liceo Beccaria su Facebook, emerge un forte disappunto per la situazione che si è andata delineando negli anni, in cui tutti gli insegnanti sembravano sapere, ma nessuno ha denunciato i sospetti come avrebbe dovuto. In particolare una donna, che oggi ha 41 anni e fa l’avvocato, ha denunciato di essere stata plagiata dal professore nel 1982, quando lei frequentava il ginnasio, e di avere avuto con lui una relazione sentimentale che la legge oggi equipara alla violenza sessuale, perché il consenso prestato da persone minori di 16 anni non è ritenuto valido.

La donna ha riferito dunque agli inquirenti che quando aveva 14 anni è stata corteggiata con insistenza dal prof all’epoca 32enne e che alla fine hanno avuto una relazione sentimentale durata qualche anno. Solo una volta una volta crescita, ha detto agli investigatori, si sarebbe resa conto di essere stata vittima di abusi sessuali. La stessa testimone ha poi ipotizzato, ma questo rimane solo un gossip, che quando lei aveva tra i 17 e i 18anni e la relazione nel frattempo era terminata, il docente le avrebbe fatto capire di aver avviato un altro rapporto con un’altra 14enne.

(25 settembre 2009)

PEDOFILIA: IL 70% DEI PEDOFILI NEGA DI ESSERLO E SI CONSIDERA VITTIMA

L’80% dei pedofili sono persone conosciute dalla vittima.

Dossier Storie

Puntata del 23/02/2008

Dopo avere abusato di tre sorelline, un pedofilo esce dal carcere e violenta una bimba di 4 anni. Storie di piccole vittime e di tentativi di cura degli ‘orchi’.
Bambini dati in affido e condannati a restare senza famiglia perché, diventati troppo grandi, nessuno li vuole più.

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