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Tredicenne marocchina stuprata da un italiano di 30 anni con precedenti

Adescata davanti a scuola
L’ha attirata a casa sua e l’ha violentata. Lei è rimasta incinta. La vittima è una ragazzina marocchina di 13 anni. Lo stupratore è un italiano di 30 anni, Gaetano Calicchio, che è stato arrestato all’alba dagli agenti della Squadra mobile di Milano, con l’accusa di violenza sessuale aggravata.

La vicenda è avvenuta nel febbraio scorso. Calicchio ha avvicinato la ragazzina davanti alla scuola media di Gratosoglio e l’ha convinta a seguirlo nel suo appartamento dicendole che lì avrebbe trovato sua madre e suo fratello. Una volta a casa, il trentenne ha abusato della ragazza, intimandole poi di mantenere il segreto su quanto era successo.

Ad accorgersi che qualcosa non andava è stata la madre della vittima. La donna, 42 anni e un lavoro come colf, ha deciso di portare la figlia in un consultorio, dove i medici si sono accorti della gravidanza. Da qui si è risaliti allo stupro. La ragazza ha deciso di abortire.

Dalle indagini della Mobile sono emersi altri abusi su minori compiuti dall’uomo tra il 2007 e il 2008: un tentato stupro su una ragazzina di 14 anni e una violenza sessuale su una 15enne, entrambe adescate col pretesto di fumare uno spinello.

Domani Calicchio sarà interrogato dal gip e dovrà rispondere di violenza sessuale aggravata e spaccio di stupefacenti.

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Riduce badante in schiavitù, arrestata pensionata

23/5/2008 (10:20) – LA DENUNCIA

Il racconto della vittima: «Percosse continue, vessazioni e razioni di cibo limitate».
MILANO
Aveva ridotto in schiavitù la badante romena e per una pensionata di 75 anni, residente a Lainate (Milano) è scattato l’arresto. Percosse continue (anche perchè si alzava troppo presto la mattina), vessazioni alla presenza dei vicini di casa (di alcuni dei quali si stanno valutando eventuali responsabilità), è questo il racconto della vittima trattata come una schiava: niente denaro, nè documenti lavorativi in regola. Possibilità di fare la doccia una volta al mese, divieto di utilizzare l’acqua calda, un solo pezzo di sapone per bucato, da utilizzare anche per l’igiene personale.

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“Insegnamo ai bimbi a combattere la pedofilia”

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La vittima di un pedofilo, dice il professor Alberto Pellai, è “un bimbo che non sa nulla del fenomeno”. E racconta la sua esperienza di sei anni in cui ha tenuto corsi nelle scuole elementari di Milano

 Milano, 9 novembre 2007

– La vittima ideale di un pedofilo? “Un bimbo che non sa nulla di questo pericolo, a cui non è stato detto niente e che, all’inizio dell’abuso, è a disagio ma resta lì, magari perchè si tratta di un amico di famiglia, una persona conosciuta”.

Lo spiega Alberto Pellai, ricercatore del Dipartimento di sanità pubblica dell’Università degli studi di Milano, a margine del convegno ‘Pedofili oggi: proviamo a curarli?’, in corso a Milano. “A descrivere la loro vittima ideale sono stati gli stessi pedofili – prosegue l’esperto – Ma questo deve spingerci a fare qualcosa, a insegnare ai piccoli a riconoscere il pericolo e a dire no, a scappare. A riconoscere il tocco buono e quello cattivo”.


Proprio con questo scopo, per circa sei anni sono stati tenuti corsi
nelle scuole elementari di Milano, che hanno coinvolto migliaia di bambini, insegnanti e genitori. Un progetto, dal tema ‘Le parole non dettè, «che ora abbiamo portato a Varese. È importante – ribadisce l’esperto – che i genitori sappiano che gli abusi all’infanzia costituiscono il crimine più frequentemente commesso contro i bambini, ma anche che una corretta formazione e una costante attività di prevenzione sono armi efficaci. I bambini che apprendono e conoscono i principi della sicurezza personale e della prevenzione dell’abuso – dice Pellai – sono più capaci di reazione e si sentono più autosufficienti quando si trovano in situazioni di rischio».