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Maltrattamenti negli asili, le cause di un’emergenza: tra omertà, lacune nella selezione e scarse tutele

Maltrattamenti negli asili, le cause di un’emergenza: tra omertà, lacune nella selezione e scarse tutele

IL Fatto.it

di | 24 febbraio 2016

Nella maggior parte dei casi a denunciare sono i genitori. Molte scuole ignorano una circolare ministeriale del 2006, che permette di sospendere le maestre indagate: gli istituti aspettano che a intervenire sia la magistratura. Sotto accusa la mancanza di paletti nelle assunzioni e la legge sull’interdizione dai pubblici uffici, che in questi casi è a discrezione dei giudici. La politica, però, inizia a muoversi: si fa strada l’ipotesi di test psico attitudinali e di telecamere obbligatorie per legge
“Scotch” disse il bambino, guardando ciò che aveva in mano la maestra. Poi il silenzio. Imposto con la violenza. Tutto intercettato dalla Procura di Milano. Che fece arrestare la donna. Quella voce impaurita il procuratore Pietro Forno la ricorda ancora. E torna in mente quando si affronta il tema. Sono 65 i casi di presuntimaltrattamenti in asili nido o scuole d’infanzia raccontati dallecronache negli ultimi 7 anni. Bambini costretti a mangiare il proprio vomito, lasciati al buio, presi a gomitate, minacciati. Chi denuncia? I genitori nella maggior parte dei casi, ma non sempre. Raramente le scuole. Secondo le associazioni in difesa dell’infanzia, in Italia si fa troppo poco per prevenire gli abusi. In molti nidi e materne non ci sono controlli sulla ‘tenuta emotiva’ dei docenti. Quando si arriva poi a condannare un educatore, l’interdizione dai pubblici uffici è a discrezione del giudice. E anche se viene prevista, dopo qualche anno si può tornare in aula o farsi trasferire. I fatti recenti avvenuti a Pisa e a Pavullo(Modena), ma anche l’inchiesta sulla casa famiglia per disabili diRoma, pongono una serie di interrogativi sulla necessità di denunciare gli abusi e sulle tutele offerte da scuola, sistema giuridico e politica. Si va dalle proposte di test attitudinali per le maestre fino all’utilizzo delle telecamere negli asili.2. I DATI SUI MALTRATTAMENTI 

Circa una decina di casi all’anno sono solo quelli di cui hanno parlato i media dal 2009 a oggi, ma il numero dei fascicoli aperti dalle procure è molto più alto. Molte denunce hanno portato aprocessi, ma solo una parte di essi si è conclusa con condanne. Il 2009 ha segnato uno spartiacque, perché quell’anno per la prima volta le telecamere di sicurezza filmarono quanto accadeva in un nido, il ‘Cip e Ciop’ di Pistoia: 25 i bambini che avevano subìto le violenze di due maestre (condannate in terzo grado a 6 e 5 anni di reclusione). Accadeva mentre era ancora in corso il processo che coinvolse l’asilo ‘Olga Rovere’ di Rignano Flaminio (nel 2014 la Corte d’Appello di Roma ha confermato le assoluzioni di primo grado per le maestre accusate di abusi e violenze sui bambini). “Ogni anno si verificano almeno dieci casi, anche di più” dice ailfattoquotidiano.it Pietro Forno, procuratore di Milano facente funzione. Che spiega: “Arrivano molte denunce, ma non tutte sono fondate: verifichiamo ogni segnalazione e i pm individuano i casi da approfondire”. Per il procuratore “si tratta di eccezioni, ma non così rare. E noi dobbiamo agire con tempestività”. Dal Bilancio sociale dell’anno giudiziario 2013-2014 del Tribunale di Milano, risultano aperti 74 fascicoli per presunti maltrattamenti commessi da educatori, insegnanti e operatori sociali. Erano stati 71 nell’anno precedente. Nel corso delle indagini vengono spesso utilizzate leintercettazioni ambientali e le riprese audiovisive. “Non solo offrono importanti elementi investigativi, ma sono fondamentali in sede di processo – sottolinea Forno – dove la parola dei bambini può non essere sufficiente, specie se molto piccoli”.

 

A fine gennaio, dopo l’ordinanza di interdizione della durata di 6 mesi a carico di una maestra di una scuola d’infanzia di Tufino(Napoli), il procuratore di Nola Paolo Mancuso si è chiesto quali fossero le ragioni che avessero spinto i genitori a mantenere un così lungo silenzio su quanto avveniva in quella classe, facendo prevalere “un malinteso senso di omertà, o di timore, o di quieto vivere, o di indifferenza verso i gravi traumi provocati da tali condotte nei propri figli”. E poi altri dubbi. Su come “tali comportamenti non abbiano mai potuto suscitare un allarme su quanti avrebbero dovuto sorvegliare”. A ilfattoquotidiano.itMancuso parla delle difficoltà a denunciare: “Accade anche che lemamme piuttosto che andare da carabinieri e magistrati, parlino con le responsabili delle strutture e su quattro casi affrontati dalla nostra procura solo una volta la direttrice ci ha avvisato”. Eppure si tratta di comportamenti che durano negli anni. “È abbastanza strano che mai ci sia stata una segnalazione” dice Mancuso. L’Osservatorio sui diritti dei minori ne riceve invece a cadenza quotidiana, tanto che è difficile fare una statistica. Secondo il presidente Antonio Marziale “si può parlare di emergenza”. Ma allora chi denuncia? “I genitori – dice Marziale ailfattoquotidiano.it – perché i colleghi o il personale tendono a preservare il buon nome della scuola. Non sempre però alle segnalazioni fanno seguito gli esposti all’autorità giudiziaria”. La ragione? “Hanno paura che i propri figli vengano presi di mira”. Il rischio, però, è una sfiducia generalizzata verso la classe docente. “Non è così – spiega Marziale – perché la maggior parte degli insegnanti svolge il proprio lavoro in modo ineccepibile. Eppure non è possibile che nessuno senta i pianti o le urla di un bambino picchiato”.

OMERTÀ E CORAGGIO

Proprio nel recente caso del ‘Nido del Cep’ di Pisa, oltre alla maestra arrestata perché accusata di maltrattamenti, sono state sospese anche altre due colleghe della stessa sezione. Le immaginiregistrate dai carabinieri mostrano la loro presenza durante le presunte vessazioni. Eppure, proprio in questo caso, sono state tre educatrici di un’altra sezione a informare il Comune a gennaio, mentre l’indagine era già partita dall’esposto presentato a novembre in procura da un’ausiliaria. A maggio del 2013, sulle violenze in un asilo alla periferia di Roma la segnalazione alle forze dell’ordine era arrivata da persone interne alla scuola, oltre che da alcuni genitori. E partì proprio dalla denuncia di quattro stagistel’inchiesta che ha portato il 25 gennaio scorso alle condanne per le quattro maestre dell’asilo nido ‘Il Gatto Parlante’ di Agliana (Pistoia), chiuso nel 2011. I casi sono rari, ma qualcuno che rompe l’omertà dall’interno c’è.

4. LA CULTURA DELLE PUNIZIONI CORPORALI

“C’è anche chi tende a giustificare certi atteggiamenti – spiega il sociologo Marziale – perché magari anche in casa si utilizzano metodi educativi basati sulla paura”. Nel 2013 la Ong ingleseAssociation for the Protection of All Children ha denunciato l’Italia al Comitato europeo per i diritti sociali del Consiglio d’Europa perché troppi italiani puniscono i propri figli corporalmente. Alla base della denuncia uno studio pubblicato daIpsos nel 2012 che rivelava come tra il 3 e il 5% dei genitori intervistati picchia i figli a scopo educativo ogni giorno, il 18-27% qualche volta al mese, il 50% occasionalmente e il 25% mai. E se nel 2010 il Consiglio d’Europa bandì le sculacciate, sulla differenza tra maltrattamenti e abuso dei mezzi di correzione si è espressa di recente la Corte di Cassazione ritenendo che fosse colpevole del primo reato una maestra in una scuola di Capo di Ponte (Brescia) che schiaffeggiava gli alunni abitualmente.

CHI C’È DIETRO LA CATTEDRA – Pur essendoci meno controlli nelle strutture private, gli episodi di maltrattamento avvengono anche in strutture pubbliche. Ad oggi le regole per le maestre cambiano in base a quanto viene deciso daiComuni. Per lavorare negli asili pubblici bisogna superare unconcorso, la materia però è lasciata agli ordinamenti regionali. Ma solo alcune Regioni, come Toscana ed Emilia-Romagna, hanno emanato delle leggi che prevedono un coordinamento pedagogico e regole severe per la supervisione dei bambini. In Campania,Sicilia e Calabria, ad esempio, non ci sono leggi sugli asili nido. E mancano i controlli. “Gli episodi di maltrattamenti restano casi isolati” dice a ilfattoquotidiano.it la senatrice del Pd Francesca Puglisi, promotrice del disegno di legge 1260 poi rientrato nella riforma della ‘Buona scuola’. “Con i nuovi provvedimenti – spiega – vogliamo che nelle scuole ci sia un responsabile a cui chiedere conto di ciò che accade e puntiamo a rafforzare il corpo ispettivo, perché dobbiamo evitare che certe persone possano continuare a lavorare con i bambini”. Al di là delle lauree, come si fa a capire se una maestra sia o meno capace di maltrattare un bambino? “Il percorso di formazione deve comprendere oltre alla laurea anche per il personale degli asili nido, anche un tirocinio: quello è il banco di prova”.

 

Il presidente dell’Osservatorio sui diritti dei minori, invece, chiede che si istituisca per legge “la visita periodica di tenuta emotiva per i docenti”. Il caso di Pisa, avvenuto tra l’altro in una struttura comunale, ha spinto Giovanni Donzelli, capogruppo di Fratelli d’Italia in Toscana, a proporre di “istituire test psico-attitudinali annuali per verificare la predisposizione delle maestre a svolgere il loro ruolo in modo adeguato”. Per Donzelli le istituzioni dovrebbero attuare “un piano per consentire con urgenza l’installazione di sistemi di telecamere nelle strutture che ospitano persone deboli come bambini, anziani e disabili”. Dopo l’inchiesta sull’asilo ‘Cip e Ciop’, si aprì un dibattito sull’opportunità di utilizzare le telecamere negli asili. A settembre 2011 l’esperimento partì nel nido privato ‘I Pargoli’ di Ponte Nuovo, frazione alle porte di Ravenna con una serie di webcam in classe attraverso le quali i genitori potevano vedere in diretta cosa accadeva nell’aula e ai propri figli. A maggio 2013, però, il Garante della privacy bocciò l’uso indiscriminato delle webcam negli asili nido. A distanza di tre anni, il dibattito è più che mai aperto, visto che in pochi giorni sono state raccolte 5mila firme con la petizione nazionale ‘Telecamere obbligatorie negli asili e nelle scuole materne’ lanciata su Change.org. La parlamentare di Forza ItaliaNunzia De Girolamo, invece, ha presentato una proposta di legge per l’introduzione delle telecamere negli asili e nelle case di cura, che prevede anche una sorta di abilitazione psicologicaper ricoprire certi ruoli.

Nei giorni scorsi è stato il ministro dell’Istruzione Stefania Giannini a chiarire che la maestra del nido di Pavullo (Modena) finita prima ai domiciliari e ora libera rischia dalla sospensionefino a sei mesi al licenziamento. Per ora il gip le ha proibito di avvicinarsi a scuola. “Quando scatta l’arresto gli istituti potrebbero sospendere le maestre” spiega a ilfattoquotidiano.it Roberta Lerici, presidente dell’associazione “Bambini coraggiosi” che nel suo blog in questi anni ha raccontato molte storie di maltrattamenti. E che ricorda l’esistenza, per le strutture che dipendono dal Ministero, della circolare 72 del 19 dicembre 2006: “Quelle scuole potrebbero sospendere le maestre indagate, ma non sempre avviene. Anzi, si aspetta sempre che sia la magistraturaad emettere il provvedimento di sospensione”. In caso di condanna, invece, possono aprirsi diverse strade. L’articolo 28 del codice penale disciplina la pena accessoria dell’interdizione dai pubblici uffici, temporanea o perpetua. “In caso di un verdetto di condanna per maltrattamenti, dovrebbe essere scontata l’interdizione, invece – spiega Lerici – è a discrezione del giudice, quindi ci sono educatori che continuano a insegnare dopo aver scontato la pena. Magari vengono trasferiti e nessuno sa nulla, soprattutto se il giudice stabilisce la non menzione nel casellario”. Ma anche quando il giudice opta per l’interdizione, non ci sono regole chiare sul ritorno in aula. Emblematico quanto avvenuto a maggio in provincia di Verona. La maestra dell’asilo nido di un piccolo centro è stata condannata in primo grado a 2 anni e 4 mesi direclusione per una vicenda avvenuta nel 2010 in un altro nido della provincia. I genitori hanno protestato: non erano contrari alreinserimento di una persona che ha sbagliato, ma avrebbero preferito non venirlo a sapere dai giornali. E si sono chiesti se, almeno in questi casi, non sia opportuno fare i test attitudinali oggi al centro del dibattito.

ASILI NIDO E LICENZE FACILI: ANCHE UN CONDANNATO PER PEDOFILIA POTREBBE APRIRNE UNO

Di Wildgreta

Riporto questo articolo aggiungendo che in alcune regioni italiane è possibile aprire un asilo anche se il titolare non è in possesso di una laurea specifica e che non vi sono praticamente controlli sulle strutture convenzionate con i comuni, nè tantomeno in quelle che non lo sono.

ASILI NIDO E CONTROLLI: ANCHE UN CONDANNATO PER PEDOFILIA POTREBBE APRIRNE UNO

Di Roberta Lerici

La società civile si è svegliata, le istituzioni e le associazioni come il Moige (“anche un condannato per pedofilia può aprirne uno” è stato dichiarato ieri dal Moige) si sono accorte che esiste un problema di sicurezza e regole negli asili.Bene, questo ci conforta. Come faccia però a destare sorpresa in Piemonte il caso di Pinerolo, resta per me un mistero. Negli ultimi anni, infatti, sono due le inchieste che hanno riguardato gli asili in Piemonte e che hanno avuto discreta rilevanza mediatica : quella di Asti Mombercelli e quella di Torino La Loggia.continua a leggere

 

Napoli, direttrice di asilo privato condannata a 4 anni per maltrattamenti

L'esterno della scuola diretta dalla maestra condannata

NAPOLI (12 maggio) – È stata condannata in primo grado a quattro anni e due mesi la maestra e direttrice di un ex asilo privato di Napoli, Flavia Mandarini, accusata di maltrattamento e violenza privata nei confronti di tre piccoli alunni della scuola materna. La donna continua a ribadire la propria innocenza, sostenendo di essere finita in una messinscena organizzata da una dipendente in odore di licenziamento: i suoi legali si dicono «allibiti» della sentenza e confidano nell’appello. La vicenda risale al 2007. Contro la maestra, nel processo, hanno giocato la denunce di alcuni genitori e le riprese effettuate con il telefonino da parte di una bidella dell’istituto «Il Cigno», con sede ai Colli Aminei. Le immagini, però, secondo quanto sostenuto dalla difesa, non sono chiare nè interpretabili in modo inequivocabile. In una si vede la donna afferrare con la mano sinistra la nuca di un piccolo che non vuole mangiare e spingergli la testa verso il piatto, ma dal video risulta difficile stabilire la violenza o la profondità del gesto. Le accuse in ogni caso hanno convinto il giudice della terza sezione penale del tribunale di Napoli, che ha condannato la maestra

CIP E CIOP:“Pistoia non perdona le maestre dell’asilo”

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– La città di Pistoia non è ancora pronta a perdonare le due maestre dell’asilo Cip e Ciop finite in carcere perchè maltrattavano i bambini. “Il tempo lenirà questa ferita, ma adesso dobbiamo metabolizzare e capire quanto accaduto”: così risponde il sindaco Renzo Berti alla richiesta di perdono avanzata da una delle due maestre, Anna Laura Scuderi. La stessa che due giorni fa ha chiesto aiuto perchè malata.

Il rammarico dei genitori

“La città ha subito una ferita profonda dalla quale stenta a riaversi”, aggiunge il sindaco Berti. Intanto altri genitori si rammaricano di non essersi accorti prima delle violenze subite dai propri figli. Come invece ha fatto Nadia, una delle madri che per prima ha espresso i sospetti sulle maestre agli altri genitori, ma senza essere creduta. City
City 08 dicembre 2009

Manfredonia, segregata e violentata con il bimbo di un anno, salvata da un sms

Preso il guardiano del terrore di Borgo Mezzanone
lunedì 06 ottobre 2008 19:34
Dramma fra connazionali: una giovane polacca segregata per anni da un suo coetano. Nella irruzione ritrovato anche un piccolo bambino. Negli abusi, il carnefice era solito filmare le sue azioni. Nessun violenza sul bimbo. Sotto sequestro 4 hard disk

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Violenza sessuale: arrestati 3 operatori comunità recupero tossicodipendenti Rionero

di Widgreta
Ecco raccolti alcuni articoli sul caso della comunità di recupero per tossicodipendenti di Rionero. A febbraio scoppia il caso, oggi apprendiamo che gli operatori sono stati arrestati. Non si capisce se la misura dei domicialiari sia stata revocata, o se fossero a piede libero, visto che a febbraio i tre si trovavano già agli arresti domiciliari. Sarebbe meglio se i fatti di cronaca fossero trattati sempre dagli stessi giornalisti, così gli articoli potrebbero essere più precisi. Allego anche due articoli del mese di febbraio in cui si registra anche l’immancabile fiaccolata in favore degli arrestati.

VIOLENZA SESSUALE. ARRESTATI DAI CARABINIERI TRE OPERATORI DI UNA COMUNITA’ TERAPEUTICA
RIONERO SANNITICO. Sequestro di persona, maltrattamenti e violenza privata. Sono queste le accuse nei confronti dei tre responsabili di una comunità cattolica per il recupero di tossicodipendenti situata a Rionero Sannitico (Isernia).

Hanno circa trent’anni e sono stati arrestati questa sera dai Carabinieri del Comando provinciale.

L’operazione è stata chiamata ‘Arcobaleno’.

L’indagine è scattata due mesi fa dopo la denuncia dei familiari di alcuni giovani ospitati nella struttura.

Hanno raccontato ai militari dei maltrattamenti a cui sarebbero stati sottoposti i ragazzi e che in alcuni casi sarebbe stata vietata loro la visita alla struttura.

I Carabinieri hanno raccolto anche le testimonianze di alcuni cittadini del posto che hanno raccontato di aver sentito grida provenire dalla comunità di recupero.

“Una indagine delicata”, l’hanno definita i Carabinieri, ieri sera durante una conferenza stampa.

“Una situazione che non vorremmo mai vedere” – è stato il loro commento -.

Le persone arrestate sono state condotte nel carcere di Isernia a disposizione del magistrato di turno.

Nelle prossime ore si terrà l’interrogatorio.

Le indagini vanno avanti anche sull’ipotesi di reato di violenza sessuale.

(fonte Apcom)


Febbraio 2008: Una fiaccolata per i responsabili della comunità di Rionero

la fiaccolata organizzata “per amore della verità, per aprire gli occhi, per ritrovare speranza” e, soprattutto, per dare solidarietà ai tre responsabili della comunità di recupero Il resto d’Israele, agli arresti da quasi un mese con l’accusa di violenze e maltrattamenti su tre degli ospiti della casa famiglia di Rionero Sannitico

Restano ai domiciliari i responsabili della casa di recupero di Rionero
Febbraio 23, 2008

Confermata la misura restrittiva in casa per i tre indagati della comunità di recupero Il resto di Israele di Rionero Sannitico, accusati di maltrattamenti e violenze nei confronti di alcuni ospiti della comunità.A stabilirlo il tribunale del Riesame di Campobasso che in mattinata ha reso nota la decisione ma non le motivazioni le quali, con buona probabilità, saranno disponibili nella giornata di domani.Il provvedimento non scoraggia comunque i difensori dei tre indagati Antonilli e Aronne che preannunciano il ricorso in Cassazione per ottenere la revoca del provvedimento restrittivo in casa dei loro assistiti, sempre più convinti della loro innocenza.
Molise.it 18 febbraio 2008

Ai domiciliari i tre responsabili della comunità di recupero di Rionero

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Lasciano il carcere di Ponte San Leonardo il fondatore e i due responsabili della casa famiglia di Rionero Sannitico Il resto d’Israele, finiti in carcere una settimana fa con l’accusa di violenza, maltrattamenti e sequestro di persona. Per i tre, in attesa del pronunciamento del Riesame, il gip di Isernia Cuomo ha deciso la misura cautelare ai domiciliari, da scontare nelle abitazioni di Penne, Montecilfone e Fornelli.Alla base del provvedimento ci sarebbero alcune ammissioni rese dagli stessi indagati nel corso degli interrogatori di garanzia. In particolare, l’episodio legato a recupero di uno dei presunti maltrattati in Abruzzo, prelevato dall’abitazione paterna dopo una fuga dal centro di recupero.Secondo la difesa, la spedizione sarebbe avvenuta su richiesta della madre del ragazzo. Una spedizione non violenta, a parere del legale Salvatore Aronne. Tesi contestata dai familiari che avrebbero invece parlato di un vero e proprio pestaggio, con conseguente ricovero al pronto soccorso, dove al denunciante furono diagnosticati venti giorni di prognosi per le contusioni e i traumi riportati.

In attesa del pronunciamento del tribunale de Riesame, previsto per giovedì prossimo, ai tre è stata dunque concessa la misura restrittiva in casa. Intanto proseguono le indagini intorno al caso. Gli inquirenti in questi giorni hanno ascoltato diverse persone informate sui fatti per delineare con maggiore precisione il quadro della vicenda e decidere in merito.

Arresti domiciliari anche per i tre giovani rom accusati di aver violentato ad Isernia nel marzo del 2007 una sedicenne. Il giudice per le indagini preliminari Penta ha accolto la richiesta dei difensori che avevano chiesto la misura restrittiva in casa in subordine alla scarcerazione.

I tre ragazzi hanno trascorso quasi un anno nel carcere di Teramo. Sconteranno ora la misura cautelare nelle abitazioni di alcuni parenti, lontani comunque da Isernia. Due giorni fa il giudice ha accolto la richiesta di rito abbreviato avanzata dai difensori dei tre ragazzi.

La prima udienza del processo a loro carico è stata stabilita per il 28 febbraio

Primapaginamolise.it 10 febbraio 2008