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Le detenute madri: storia, legislazione e proposte

29/05/2008Pavone Mario

Le detenute madri-Riflessioni a margine della sentenza di Cogne

a. Premessa
La sentenza di condanna emessa dalla Corte di Cassazione a carico di Annamaria Franzoni in relazione ai fatti di Cogne,al di là delle divisioni tra colpevolisti ed innocentisti, ripropone con forza il problema della detenzione delle madri di figli minori e del trattamento penitenziario previsto in tali casi.
La criminalità femminile è divenuta materia di indagine e di studio solo da poco. Da quando cioè, negli ultimi trent’anni, le donne sono diventate protagoniste del profondo cambiamento sociale che ha interessato il nostro paese e che si è risolto nella approvazione di una serie di leggi a favore della libertà e della emancipazione delle donne: dalla procreazione controllata alla depenalizzazione dell’aborto, dal divorzio all’abrogazione del reato di adulterio femminile, con il riconoscimento di una parità – in termini di diritto di accesso a lavori prima esclusivi del mondo maschile e di parità di retribuzione – che interessa ora l’intera sfera sociale.
La maggiore visibilità che hanno ora le donne ha però prodotto in ambito criminale ben pochi mutamenti: gli uomini sono ancora i protagonisti quasi esclusivi della realtà carceraria e criminale. Continua a leggere

Cogne: lettera della cugina di Stefano Lorenzi al blog di Massimo Pandolfi

                              (foto archivio)

di Wildgreta

Mi sembra interessante registrare anche il punto di vista di una familiare di Annamaria Franzoni. Non pubblico questo articolo perchè creda nella sua innocenza, non approvo l’appello fatto dal quotidiano Liberazione al ministro della Giustizia e al Capo dello Stato affinchè conceda la grazia alla mamma di Cogne. Non mi piace chi “parla a nome del popolo”, come fa Liberazione. Chissà quante madri ci saranno nelle carceri italiane che non godono della popolarità della “mamma di Cogne” e di cui nessuno si interessa. Chissà quanta sofferenza in quelle celle anonime e sconosciute al mondo. Non giudico le sentenze, non voglio schierarmi nè con gli innocentisti, nè con i colpevolisti. Non siamo noi a dover giudicare. La magistratura va rispettata. Il dolore che dovranno sopportare i suoi bambini è grande, ma non riesco a dimenticare che il terzo bambino, Samuele, ha smesso di soffrire una mattina come tante quando, invece di una tranquilla giornata di gioco, è stato massacrato forse vedendo  anche chi era il suo carnefice. I morti si dimenticano troppo in fretta e poi si deve pensare a chi resta. Ma non eravamo noi a dover giudicare e non siamo noi a dover assolvere.

La LETTERA:

Gentile Massimo Pandolfi,
come componente della famiglia Lorenzi (sono cugina di Stefano e nipote di Mario Lorenzi) mi sento di ringraziarla per quello che lei ha scritto. E’ la cosa piu’ umana, piu’sentita, piu’ garbata, piu’ sincera che ho letto sinora riguardo questa triste vicenza. Continua a leggere

COGNE: AVV.TAORMINA, RESTO CONVINTO INNOCENZA FRANZONI

“Sono assolutamente convinto dell’innocenza della signora Anna Maria Franzoni”. Parola dell’avvocato Carlo Taormina che questa sera, nel corso di una diretta tv realizzata col canale satellitare Sat8 (canale free di Sky 859) ha spiegato il suo pensiero in merito alla conferma della condanna a 16 anni di carcere inflitta alla madre del piccolo Samuele da parte della Corte di Cassazione. Il giurista romano ha inoltre aggiunto che continuera’ le indagini per conto suo al fine di stabilire la verita’ dei fatti. “Questo e’ stato un processo cominciato male e concluso peggio”, ha sintetizzato l’avvocato romano. In merito alla decisione di dimettersi come avvocato di difesa, Taormina ha spiegato che la sua decisione fu presa perche’ “in disaccordo con alcune decisioni dell’entourage della signora Franzoni”. (AGI)
(La Repubblica 21 maggio 2008 ore 22.16)

Cogne, il pg: ”Confermare la condanna”

La Corte d’appello di Torino ha inflitto ad Annamaria Franzoni una pena di 16 anni di carcere. La Corte di Cassazione deve decidere se confermare o meno la sentenza. La ‘mamma di Cogne’ non è in aula

Roma, 21 mag. – (Adnkronos/Ign) – E’ attesa per stasera la sentenza che potrebbe mettere fine, una volta per tutte, al lungo processo di Cogne. In giornata, la prima sezione penale della Corte di Cassazione deciderà se confermare o meno la condanna a 16 anni inflitta, dalla Corte d’Assise di Appello di Torino, ad Annamaria Franzoni per l’omicidio del piccolo Samuele, avvenuto il 30 gennaio 2002.In aula – da dove è assente la mamma di Cogne che ha deciso di attendere il verdetto insieme alla sua famiglia -, il sostituto procuratore generale Gianfranco Ciani, con una requisitoria di poco più di un’ora, ha chiesto la conferma della condanna d’appello. Continua a leggere

Cogne: domani udienza Cassazione, niente telecamere in aula

ROMA – Niente telecamere ne’ fotografi in aula domani, davanti alla prima sezione penale della Cassazione che dovra’ decidere se confermare la condanna ad Annamaria Franzoni. E’ quanto si apprende da fonti della sicurezza della Suprema Corte. La donna, il 27 aprile 2007, e’ stata condannata dalla Corte d’Assise d’appello di Torino a 16 anni di reclusione per l’omicidio del figlio Samuele Lorenzi, avvenuto il 30 gennaio 2002 a Cogne. Il verdetto potrebbe arrivare anche giovedi’. (Agr)

Caso Cogne: domani il verdetto finale


Cogne, e la Franzoni disse: “Una madre killer prima o poi crolla”

La vita di Annamaria Franzoni, in questi anni, non si è fermata. Semplicemente, sembra essere sospesa, appesa ai sorrisi della amiche, che suonano spesso a casa sua per un caffè, dei bambini che vengono numerosi  … […] a giocare nel suo giardino. È la sensazione del primo incontro, nell’inverno del 2005, nella sua casa di Ripoli. In quel periodo, mentre un comitato prepara un libretto istruttivo sul caso Cogne e studia la strategia mediatica e difensiva, anche Annamaria non esita a farsi avvicinare. Mi racconta subito dei giorni trascorsi in carcere, nel marzo 2003, in regime di custodia cautelare. Era certa che l’arresto fosse solo una messinscena, una trappola per incastrare il vero assassino. Non aveva capito che la sua libertà era nella mani dell’avvocato Carlo Federico Grosso, appesa alla decisione di un Tribunale del riesame, l’unico, in questi anni, ad essersi espresso a suo favore (non a caso richiamato per discutere, domani, il ricorso decisivo in Cassazione). Continua a leggere