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La Curia sapeva tutto da luglio.Interrogati seminaristi e docenti

<<Se ci fosse stato anche un minimo sospetto il Vescovo avrebbe certamente preso misure cautelative>>Il retroscena. Già in estate alcuni studenti del Maria Immacolata erano stati sentiti dai magistrati
 

La Curia sapeva tutto da luglio
interrogati seminaristi e docenti

<<Non c’erano riscontri oggettivi,pensavamo che tutto sarebbe finito in una bolla di sapone>>La Curia sapeva. Da luglio. Da quando a don Marco Baresi era stato notificato un avviso di garanzia a seguito della denuncia di un 17enne per presunte molestie sessuali, avvenute tre anni prima. Durante le prime indagini erano stati interrogati alcuni seminaristi del Maria Annunziata così come un paio di docenti della struttura. Già a luglio era stato sequestrato il computer di don Baresi, recuperato nell’ufficio adiacente alla camera da letto del suo bilocale. Ma nulla di tutto questo era trapelato. E, soprattutto, nessuna decisione era stata presa sul vicerettore del seminario. Non una “sospensione” precauzionale, vista la gravità delle accuse; non un periodo di vacanza forzata o un suo spostamento. Fino a domenica, don Marco, ha continuato a rivestire il suo ruolo di vicerettore dei seminaristi liceali e a guidare gli incontri vocazionali per gli adolescenti.«Un avviso di garanzia non è una condanna» ribatte don Adriano Bianchi, direttore dell’ufficio diocesano per le comunicazioni sociali. «Non si può mettere sulla forca una persona per delle semplici illazioni, ne tanto meno rimuoverla da una posizione che si era guadagnata con la stima e il rispetto di tutti». Resta il fatto che, forse, qualche precauzione in più poteva essere presa.

«A luglio c’è stata la massima collaborazione con la magistratura. Tutte le persone che, al momento, i pubblici ministeri avevano chiesto di ascoltare sono state interrogate. Hanno perquisito gli alloggi e sequestrato quello che hanno ritenuto opportuno. Anche per questo non capisco come ora si possa parlare di inquinamento delle prove o di ostacoli alla giustizia. Cinque mesi fa non era emerso nulla – ripeto: nulla – che facesse prevedere un proseguio della cosa. Pensavamo che tutto si sarebbe risolto in una bolla di sapone. Se ci fosse stato anche un minimo sospetto il Vescovo avrebbe certamente preso misure diverse, cautelative per il seminario e per lo stesso don Baresi».

Voci parlano anche di una sorta di vuoto istituzionale che si sarebbe creato tra le dimissioni del vescovo Sanguineti e l’arrivo in città di monsignor Monari. Vuoto che avrebbe rallentato o reso più macchinose eventuali scelte.

«Si tratta solo di sciocchezze» taglia corto don Bianchi.
«La verità è quella che ho descritto».

In via Bollani, intanto, il clima pare quello di una giornata qualunque. Nessun clamore o inquietudine trapela dal seminario. E granitica è la fiducia che, in brevi battute strappate al volo, tutti manifestano a don Marco. Anzi, il clima – dicono – è sereno. Martedì sera si sono raccolti tutti in preghiera, «per don Marco», a cominciare dal rettore don Flavio Saleri. I visi – dopo la “botta” iniziale – paiono più distesi. Molti hanno anche chiesto di andare a trovare don Marco, per portargli la loro vicinanza e solidarietà. Ma, per ora, solo il cappellano di Canton Mombello ha fatto visita al sacerdote di Chari. Qualcuno racconta dell’instabilità emotiva del ragazzo che ora accusa il sacerdote: non cercava Gesù, ma solo se stesso, dicono. Tanto che aveva presto rinunciato al percorso da seminarista.

Fonte Il Brescia su www.vivcentro.org/index.php

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