Archivi

PEDOFILIA, “IL GIORNALE” DISINFORMA E DIFENDE GLI ACCUSATI

DI WILDGRETA

Strana  svolta quella de “Il Giornale”.Nell’ultimo mese, infatti, si è lanciato in vere e proprie crociate in difesa degli indagati per pedofilia in due importanti casi giudiziari, il processo a don Ruggero Conti, ex parroco della parrocchia di Selva Candida a Roma e il caso di pedofilia all’asilo Olga Rovere di Rignano Flaminio.Pregevole per le inesattezze che contiene, l’articolo di oggi sul caso Rignano. Cominciamo con l’analisi delle  informazioni  e del tono generale di questo pezzo che non serve ad informare i lettori.Di seguito troverete anche gli articoli in difesa di don Ruggero Conti.Non faccio alcuna analisi, in quanto non conosco sufficientemene il caso.

“La scuola degli orchi che sconvolse l’Italia”

Cominciamo dal titolo. L’uso del passato remoto presuppone che sia passato molto tempo e forse suggerisce che l’Italia si sia sconvolta inutilmente. Bè garantisco che il caso di Rignano Flaminio sconvolge tuttora le persone, ed è tuttora un caso che viene seguito moltissimo ogni volta che se ne parla.Sono i giornali che non se ne occupano quasi più perchè non è di stretta attualità.

“caso dei presunti abusi su alcuni minori”

Bè, tutti sanno che i minori sono 22, quindi omettendo il numero esatto e dicendo “alcuni”, si tende a sminuire la gravità del caso.

“Dopo una fase di stallo, l’inchiesta ha ripreso una nuova spinta con il ritrovamento, a giudizio del pm, del casale dove sarebbero stati perpetrati gli abusi.”

La “fase di stallo” non c’è mai stata, in quanto dal 2006 le indagini non si sono mai interrotte. La “nuova spinta” di cui parla il giornalista, in realtà sarebbe “l’ennesima spinta”, in quanto il riconoscimento di un altro casale è avvenuto nel luglio dello scorso anno, e dal 2007 sono diversi i luoghi già indicati dai bambini e che sono già stati riconosciuti. Il fatto di scrivere che il ritrovamento dell’ultimo casale è “a giudizio del pm”, suggerisce che non si sa se sia vero che questi luoghi sono stati riconosciuti. Purtroppo, invece, sono stati fatti riconoscimenti ufficiali, quindi quei luoghi sono stati ufficialmente riconosciuti dai bambini, poi se in un eventuale processo, i giudici decideranno di non credere ai bambini, è un altro discorso.

“Sono quattro le insegnati finite al centro dell´inchiesta per pedofilia ma non tutte potrebbero ricevere le comunicazioni giudiziarie.”

Questa informazione è falsa. Sono 3 le insegnanti per cui è stato chiesto il rinvio a giudizio, a cui va aggiunto l’autore televisivo Gianfranco Scancarello. Per la bidella Cristina Lunerti era stata chiesta l’archiviazione, ma le parti civili si sono opposte, e dopo l’udienza di giugno, l’opposizione è stata accolta e la bidella con i tatuaggi riconosciuti da diversi bambini, è rientrata nel caso. Quindi, i rinvii a giudizio che potrebbero essere confermati sono 4 più quello della bidella.Il fatto che la giornalista affermi che non tutti potrebbero ricevere comunicazioni giudiziarie è una frase che non significa nulla, infatti le richieste di rinvio a giudizio sono già state fatte, e ora si attende l’udienza preliminare per sapere se verranno confermate.

Per concludere, direi che Il Giornale, potrebbe  lasciare che a svolgere i processi sia la magistratura. Oltretutto, come abbiamo appena visto, i suoi giornalisti non fanno neppure quel minimo di recerche su internet che eviterebbero loro queste brutte figure.Ma se di un caso non si conoscono neppure le informazioni di base, quale credibilità possono avere le supposte rivelazioni o i vari tentativi di dare letture alternative dei casi di pedofilia? Di seguito, l’articolo su Rignano Flaminio e uno dei tanti fra quelli usciti in difesa di don Ruggero Conti. Non conosco altrettanto bene il caso di don Ruggero, ma ribadisco che le sentenze dovrebbero essere scritte dai giudici e non dai giornalisti.Oltretutto, i casi di pedofilia sono molto delicati e non mostrare il minimo interesse per le vittime, non è giustificabile.

La scuola degli orchi che sconvolse l’Italia

di Redazione

Il caso dei presunti abusi su alcuni minori frequentanti la scuola materna «Olga Rovere» di Rignano Flaminio esplode sui mass media del Paese con grande fragore il 24 aprile 2007: le agenzie di stampa e i telegiornali riportano la notizia dell’arresto di sei persone. Si tratta di tre maestre, una bidella e due persone che lavorano al di fuori della scuola. Sono tutti fermati con queste accuse: violenza sessuale su bambini, minacce, sequestro di persona, produzione e commercio di materiale pedo-pornografico. L’inchiesta giudiziaria, partita sulla base di alcune denunce dei genitori di bambini, prende in esame fatti cominciati nel 2001, per una bambina, e proseguiti per gli altri 20 alunni tra il 2005 ed il 2006. Con un iter a dir poco frastagliato, si chiudono a gennaio le indagini. Dopo una fase di stallo, l’inchiesta ha ripreso una nuova spinta con il ritrovamento, a giudizio del pm, del casale dove sarebbero stati perpetrati gli abusi. Ora la procura è pronta a chiedere i primi rinvii a giudizio per le maestre sospettate delle violenze nei confronti di alcuni loro ex alunni. Il procuratore capo di Tivoli, Luigi De Ficchy, e il pm Marco Mansi hanno firmato prima di Natale i 415 bis, gli avvisi che normalmente preludono alla richiesta del processo. Gli atti verranno consegnati nei prossimi giorni. Sono quattro le insegnati finite al centro dell´inchiesta per pedofilia ma non tutte potrebbero ricevere le comunicazioni giudiziarie.

IL GIORNALE 22 LUGLIO 2009

Il don irascibile che semina zizzania

di Redazione
È stato lui a dare il «la» alle indagini che hanno portato all’arresto di don Ruggero Conti, e già l’anno prima lui stesso aveva scritto al vescovo per metterlo a parte di quelle che lui riteneva attenzioni non lecite nei confronti di ragazzi e ragazze che frequentavano la parrocchia. Don Claudio Peno Brichetto che si è fatto intervistare di spalle da Studio Aperto) è un giovane prete piemontese, ordinato all’inizio del nuovo millennio dopo aver frequentato il seminario San Carlo di Lugano, nella Svizzera italiana. È stato il vice di don Ruggero Conti dal 2005 fino al 2006, quando proprio il titolare della parrocchia di Selva Candida lo allontanò. Sembrava la fine di un rapporto mai stato idilliaco, che molti parrocchiani attribuivano a una certa «invidia» del giovane prete nei confronti di don Ruggero, visto che quest’ultimo era amato e lui, invece, non si sarebbe inserito bene. Di certo don Claudio non nascondeva critiche e accuse al titolare della parrocchia, tanto da decidersi, una volta archiviata la denuncia al vescovo, ad andare da una onlus di Reggio Emilia a raccontare di aver assistito a sospetti abusi, e quelle dichiarazioni poi ripetute ai carabinieri hanno alla fine portato don Ruggero dietro le spalle. Tra i sostenitori del parroco accusato di pedofilia, tanti puntano il dito contro don Claudio sostenendo che avrebbe «seminato zizzania», e cercato di «sollevare» alcuni parrocchiani contro don Ruggero, e ricordano che in passato aveva già presentato esposti e denunce contro altri parroci, non risparmiando accuse anche al tempo del seminario verso i colleghi. Altri ricordano che a Selva Candida parlava apertamente male del suo «superiore», ironizzando tra l’altro sulla sua scarsa forma fisica, e mostrando una malcelata antipatia verso il prete. Ora salta fuori anche che avrebbe offerto denaro a qualcuno per bruciare l’auto di don Ruggero.

(DON RUGGERO CONTI) Difeso dalle famiglie «Sempre corretto»

di Redazione

Parroco della chiesa della Natività di Maria Santissima di Selva Candida, dopo anni di attività alla Giustiniana, il 56enne don Ruggero Conti, a Roma, si era costruito una solida fama di uomo di chiesa e di benefattore, tanto da essere scelto come «garante» per la campagna elettorale di Gianni Alemanno. La sua parrocchia era un punto di riferimento per centinaia di famiglie. Campi estivi frequentatissimi, atteggiamenti da amico sia con i genitori che con i ragazzi. Questi ultimi spesso ospiti a casa sua, per serate trascorse a giocare alla Playstation e finite spesso dormendo lì, con la benedizione dei genitori che si fidavano ciecamente di quel prete gentile e poco conformista, che non si faceva problemi a lasciare le chiavi dell’appartamento ai ragazzi. Alcuni suoi atteggiamenti affettuosi, come l’abitudine al bacio della buonanotte (sulla guancia), sono diventati sui media potenziali indizi di colpevolezza dopo l’avvio dell’inchiesta per pedofilia e il suo arresto. Ma centinaia di ragazzi che l’hanno frequentato hanno voluto esprimere solidarietà con il religioso, dicendosi certi che in quelle serate nei campeggi o a casa di don Ruggero non accadeva niente di torbido, e invadendo di commenti i blog che si sono occupati della vicenda. La sua storia giudiziaria ha così finito per dividere i residenti di Selva Candida, tra chi ha sospeso il giudizio in attesa del processo e i tantissimi che invece lo difendono a spada tratta, ipotizzando che il suo iperattivismo nel togliere i ragazzi dalla strada avrebbe dato fastidio a qualcuno, a tal punto da far finire don Ruggero al centro di un complotto per incastrarlo. E così, mentre sette giovani hanno messo a verbale i racconti di violenze, che spesso sarebbero accadute molti (secondo alcuni troppi) anni fa, nel blocco degli innocentisti spiccano anche molti genitori che, per anni e anni, hanno affidato ogni estate i propri bambini a don Conti, e che ancora ora non vogliono credere che quel prete possa essere un orco.

iL gIORNALE 28 GIUGNO 2009

“Così don Ruggero è stato incastrato dal suo vice”

di Gian Micalessin

«Quel sacerdote aveva il dente avvelenato con il parroco, mi offrì 300 euro per bruciargli la macchina. Io risposi che non facevo certe cose. Lui allora mi offrì un alternativa: “Per la macchina non preoccuparti lo chiederò a quelli di Forza nuova”. Tu aiutami a costruire le prove». Sono le parole di una testimonianza chiave raccolte dal Giornale.

Una testimonianza in grado di far luce su ambiguità e contraddizioni della brutta storia di Selva Candida, la parrocchia alla periferia della Capitale epicentro di una vicenda diventata, negli ultimi mesi, la madre di tutte le inchieste giudiziarie su preti e pedofilia.

Al centro della gogna mediatica e giudiziaria c’è Ruggero Conti, il 55enne parroco della chiesa Natività di Maria Santissima in carcere con l’accusa di aver molestato sette delle centinaia di ragazzini passati per la sua parrocchia nell’arco di oltre dieci anni. Ma nella madre di tutte le storie italiane sui preti orchi e pedofili qualcosa non torna. A oltre un anno da quell’arresto don Ruggero Conti continua a godere della fiducia di centinaia di genitori che negli anni gli affidarono i loro figli e continuano a definirlo educatore e prete esemplare. Genitori pronti a dimostrargli solidarietà riunendosi davanti al carcere o ritrovandosi, come lo scorso 17 giugno, nell’aula del Tribunale di Roma in occasione della prima udienza del processo. Quel processo potrebbe far emergere molti retroscena capaci di incrinare le prove e le testimonianze su cui si basano le accuse a don Ruggero. Prove e testimonianze frutto, in gran parte, dell’impegno e della rabbia di don Claudio Peno Brichetto, un ex viceparroco assegnato alla Natività di Maria nel novembre 2005 ed allontanato per volere di don Ruggero Conti a fine 2006. Quell’allontanamento è l’epilogo di mesi di scontri e litigi durante i quali don Brichetto già lavora per raccogliere prove contro il suo superiore. Un’attività conclusasi con la denuncia alla magistratura di don Ruggero Conti.

Una lettera in possesso di Monsignore Gino Reali, vescovo di Porto-Santa Rufina e responsabile della parrocchia, dimostra però che l’azione di don Claudio Brichetto supera i limiti del lecito. In quella lettera, controfirmata e consegnata di persona al cancelliere del vescovo don Roberto Leoni, un testimone riferisce di un incontro in cui don Claudio Brichetto gli chiede di raccoglier prove sulla pedofilia di Conti e gli offre del denaro per bruciare la sua auto.

«Era l’estate del 2006 avevo fatto dei lavoretti per la parrocchia e andai da don Brichetto per discutere il mio compenso. Lui aveva il dente avvelenato con il parroco, mi offrì 300 euro per bruciargli la macchina. Io risposi che non facevo certe cose e allora lui mi offrì un’alternativa. Per la macchina non preoccuparti, lo chiederò a quelli di Forza Nuova, tu aiutami a costruire le prove e a far scrivere “pedofilo” davanti alla parrocchia», racconta al Giornale il testimone che non vuole essere citato sui giornali, ma giura di avere riferito tutto nella lettera a monsignore Gino Reali e di essere pronto a ripeterlo in tribunale. La sua testimonianza sarebbe già nelle mani dei giudici se il vescovo monsignore Gino Reali non avesse ordinato il totale silenzio sulla vicenda.

«Non posso né smentire, né confermare – risponde il cancelliere don Roberto Leoni quando Il Giornale lo chiama al telefono e gli chiede conferma dell’esistenza della lettera -. Purtroppo – chiarisce imbarazzato – i miei superiori mi hanno ordinato di non parlare di questa vicenda». Le paure e le reticenze di monsignor Gino Reali sono in parte comprensibili. Il clamore suscitato dalle accuse al suo parroco hanno già scatenato l’indignazione dell’opinione pubblica, aggiungerci il sospetto di una faida interna e di comportamenti al di là della legalità equivale a mettere altro fango davanti al ventilatore. Anche perché don Claudio Peno Brichetto, il grande accusatore del parroco Ruggero Conti, è una figura alquanto controversa. Secondo monsignore Oliviero Bernasconi, vicario generale della Diocesi di Lugano, i lati oscuri della sua personalità emergono già durante gli anni trascorsi al Seminario di San Carlo nel capoluogo della Svizzera italiana.

IL GIORNALE 28 GIUGNO 2009

FACEBOOK: INIZIATIVA PER IL PICCOLO VITTORIO MAGLIONE CHE ANNUNCIO’ IL SUICIDIO SUL WEB

vittorio-magione-4

“INTITOLIAMO UNA SCUOLA A VITTORIO MAGLIONE SUICIDA A 13 ANNI”

Di Wildgreta

Trovo bellissima l’inizativa del Movimento per l’Infanzia che raccoglie adesioni su Facebook, affinchè venga intitolata una scuola a ViTTORIO MAGLIONE, il bambino di 12 anni che annunciò il suicidio su Messanger e si impiccò nei giorni di Pasqua. Non si era mai ripreso dall’omicidio del fratello quindicenne, trucidato qualche anno fa da una banda di piccoli malviventi per aver rubato il motorino alla persona sbagliata.Voleva essere diverso, Vittorio, voleva fare un’altra vita.Con il padre pregiudicato, forse non riusciva a vedere una via di uscita a un destino già segnato.

E allora, perchè il suo gesto così forte non sia dimenticato, invito i lettori di questo blog ad aderire all’iniziativa (ovviamente solo moralmente), in modo che il comune di Villaricca sia sollecitato ad intraprendere passi concreti  per ricordare nel modo giusto questo bambino dalla sensibilità e dagli ideali così alti. Potete aderire attraverso Facebook cliccando  qui, altrimenti  potete scrivere a “bambinicoraggiosi@yahoo.it”

Dei molti commenti della rete, ne ho scelti tre e, di seguito, aggiungo un articolo che ricostruisce questa tragica storia e i link ad altri articoli.

Messaggio su Wikio:

Vittorio era un bambino che voleva bene i propri compagni ,le maestre ed in modo particolare i bambini disabili e li difendeva senza fare sconti a nessuno, la sua sensibilità era strordinaria e forse un esempio per noi che molto spesso diffidiamo di tutti. CIAO VITTORIO TI PENSO SEMPRE

Messaggio su Wikio:

“ciao vittorio , il tuo gesto ci ha sconvolti tutti… eri la speranza , la luce … di quel male incurabile che sprofondato nella tua vita troppo in fretta. eri un bambino solo un bambino sembravi un ometto e tutti hanno avuto paura di ascoltarti , di proteggerti.

ora ti sei congiunto a sebastiano a nonna spero che sei sereno e felice cose che meritavi anche qui… spero che ci sia giustizia su questa terra altrimenti ci pensera senz altro quella divina! tvb”

Messaggio su Wikio

x il mio vittorio

vitto mi credevo ke eri più forte tu dovevi conbattere nn dovevi fare cm hai fatto xkè cm hai fatto tu ci fai stare male a tutti. quando ci sn stati i funerali io pensavo ora è pasqua e siccome gesù è risorto ora può risorgere anke vittorio e io immagginavo ke tu bussavi dalla bara e noi ti aprivamo lo speravo ma nn è stato così. ieri sn venuta al cimitero ed è molto brutto vederti li. adesso tutti noi i tuoi amici della villa ti stiamo facendo un libro cn delle frasi così lo mettiamo sulla tua tonba e resterà un nostro ricordo x sempre.adesso ti stò scrivendo cn le lacrime agli okki e voglio dirti ke mi manki tanto un bacio t.a.d.b.xs

Il mattino 14 aprile 2009
SUICIDA A 13 ANNI: I FUNERALI NEL GIORNO DI PASQUA
Villaricca, chiesa della Madonna dell’Arco: tanti giovani per salutare Vittorio
VILLARICCA. Si è svolto domenica il funerale di Vittorio Maglione, il 13enne suicidatosi a Villaricca venerdì nel tardo pomeriggio, mentre tra le strade della città si svolgeva la via Crucis. La chiesa della Madonna dell’Arco di Villaricca, era gremita di parenti e amici che conoscevano la giovane vittima che frequentava la seconda media alla Siani di Villaricca. Forte è stata la commozione soprattutto dei ragazzi che con Vittorio hanno condiviso la giovane età, accorsi in tanti presso la sua abitazione venerdì, dopo che la notizia era iniziata ad arrivare per le strade e soprattutto sul web. Il computer di Vittorio, lo strumento su cui stanno lavorando gli investigatori, dove sono racchiusi tutti i suoi pensieri e in particolare il suo annuncio di morte in chat. Un biglietto per salutare tutti, una frase di rancore verso il padre camorrista, ”non voglio diventare come te”. Poi pero’ un bacio al momento di dirgli addio. Questi gli elementi piu’ forti che emergono dalla lettera lasciata da Vittorio ai genitori prima di salire su una sedia e impiccarsi a soli tredici anni. Il suicidio avvenuto venerdì a Villaricca, ha sconvolto l’intera comunita’, come dice il sindaco Raffaele Topo: tutti ben sapevano quanto Vittorio fosse diverso da un contesto familiare che aveva scelto il crimine. Come riportato dall’agenzia Ansa, una diversita’ che sarebbe alla base del suo gesto. Vittorio voleva abbandonare una strada che per lui sembrava segnata: quella della delinquenza, che aveva portato suo padre Francesco in prigione fin da giovane per un’accusa di omicidio – da cui venne assolto per insufficienza di prove – e poi a diventare un elemento di spicco del clan Ferrara, legato ai Mallardo e ai Casalesi.
La stessa strada di suo fratello Sebastiano, trucidato a 14 anni da un branco di Mugnano per aver tentato di rubare il motorino alla persona sbagliata. Soprattutto la morte del fratello, nel 2005, aveva segnato la vita di Vittorio: all’epoca aveva appena 9 anni e da allora portava sempre in tasca una foto del fratello maggiore ucciso. Eppure Vittorio sembrava diverso, in paese raccontano che si era anche appassionato alla vicenda di Giancarlo Siani, il giornalista del Mattino ucciso dalla camorra a cui e’ intitolata la scuola media che il ragazzo frequentava. Vittorio era benvoluto da tutti e infatti la notizia del suicidio ha sconvolto il paese: si e’ diffusa proprio mentre si stava svolgendo la processione della via Crucis, che avrebbe dovuto passare proprio davanti alla casa di Vittorio, ma e’ stata deviata all’ultimo momento. ”E’ veramente una tragedia – dice il sindaco Raffaele Topo, informato proprio mentre partecipava alla processione – che ha colpito tutti quanti noi. Non lo conoscevo bene ma mi dicono che era un bravo ragazzo. Un gesto davvero inconcepibile che colpisce tutta la nostra comunita’ ma sono sconvolto, soprattutto come genitore”. Intanto i carabinieri di Giugliano stanno esaminando il computer di Vittorio che ha lasciato agli investigatori la password del Messenger, il programma di chat con cui aveva comunicato le sue intenzioni, dicendosi stanco, senza speranza per il futuro. Una speranza che ora la madre, sconvolta dal secondo dolore, vorrebbe avesse l’ultimo figlio rimastole, il fratello gemello di Vittorio.

INTITOLIAMO UNA SCUOLA A VITTORIO MAGLIONE, SUICIDA A 13 ANNI”: INIZIATIVA SU FACEBOOK

“Addio a chi mi ha voluto bene”: Un minuto di silenzio in onore del bambino che ieri si è ucciso, annunciandolo via web

IL SINDACO DI VILLARICCA: “SIAMO TUTTI SCONVOLTI”

Pedofilia,Violentata per 13 anni: “Mio nonno, orco della Torino bene”

https://i1.wp.com/www.ilterzoocchiophoto.it/foto/FBUS-IL%20SENTIERO%20DEL%20SILENZIO.jpg

Francesca, 38enne: mi ha violentata per tredici anni, ha rovinato tutti noi

“I bambini custodiscono segreti tremendi perché si sentono responsabili di qualsiasi cosa. Bisogna cercarli nella loro tana di disperazione, sconfiggere il silenzio».

NICCOLO’ ZANCAN
TORINO
«Mi chiamo Francesca, ho 38 anni, vivo e lavoro a Torino. Da undici anni sono impegnata in un percorso di psicoterapia molto duro. Sto lottando per tutti i problemi indotti dagli abusi sessuali subìti da quando avevo due anni. Il pedofilo era della specie peggiore: gentile, di successo, autoritario e affettuoso. Mi faceva anche le coccole, mio nonno materno».

Questa testimonianza, sotto il titolo «le mie ali verso la libertà», è sul sito di Prometeo, un’associazione che si occupa di lotta alla pedofilia e tutela dell’infanzia. Trovare Francesca in città non è stato difficile. Perché dopo 36 anni di dolore e silenzio («Vivevo in uno stato di anestesia delle emozioni, la rabbia completamente repressa»), dopo undici anni di terapia («Ho speso circa 50 mila euro, ma l’analisi mi ha salvato la vita»), ha deciso di non nascondersi più. Arriva in anticipo all’appuntamento. È una donna minuta, pallida e coraggiosa. Ricopre un ruolo importante in un ufficio dell’amministrazione pubblica. Seduta al tavolino di un bar del centro, ordina un bicchiere di Franciacorta. Beve a piccoli sorsi, mentre spiega perché ha deciso di raccontare la sua storia: «Condividere il dolore mi aiuta. È giusto che il mondo sappia. I pedofili regnano sovrani nel silenzio».

Qual è il primo ricordo?
«L’ho ricostruito con precisione a posteriori. Estate del ‘73. Quell’anno i miei genitori hanno fatto una crociera. Io ero una bambina con un brutto rapporto con l’acqua, mi faceva paura. Mi hanno lasciata a casa dei nonni, avevo due anni e mezzo. Ho pianto quasi tutto il mese». Continua a leggere

Sondrio: Padre abusò e filmò abusi sui figli. Condannato a 6 anni

TICINO/ITALIA

Sei anni di reclusione per il padre che abusò dei figli

SONDRIO – Condannato a sei anni di reclusione per abusi sessuali nei confronti dei propri figli di quattro e otto anni. Questa la sentenza decisa ieri dai giudici di Sondrio nei confronti di un Valtellinese di 47 anni che da qualche anno vive a Massagno. Gli abusi risalgono al 2002, prima che l’uomo si separasse dalla moglie e si trasferisse in Ticino, dove attualmente lavora.

FONTE

Come riporta la RSI, i fatti sono avvenuti in Val Chievenna e ad incastrare l’uomo sarebbero stati alcuni filmati degli abusi, ripresi con una videocamera. La sentenza di primo grado ha decretato, oltre alla revoca della patria potestà, il pagamento di 100 mila euro per ciascuno dei figli e 50 mila euro per la moglie.

Soria: Respinta richiesta scarcerazione

Grinzane Cavour/ Resta in carcere l’ex patron Giuliano Soria
di Apcom
Gip respinge richiesta scarcerazione
Torino, 20 apr. (Apcom) – Il gip del Tribunale di Torino ha respinto la richiesta di scarcerazione avanzata dai legali di Giuliano Soria: l’ex patron del Premio letterario resta del carcere delle Vallette, dove è rinchiuso dal 12 marzo. Soria, che è accusato di malversazione – avrebbe usato fondi pubblici per scopi personali – e di abusi sessuali ai danni del domestico originario delle Mauritius, era già stato sentito nelle scorse settimane dai pm che conducono l’inchiesta, davanti ai quali aveva fatto delle ammissioni riguardo all’utilizzo del denaro pubblico, negando sempre con decisione l’accusa di violenza sessuale. La richiesta di scarcerazione era già stata respinta qualche settimana fa anche dal Tribunale dei riesame.

GARLASCO: NON ERA CHIARA A COLLEGARSI AI SITI PORNO

Garlasco, Accesso ai siti porno: in quelle ore Chiara era al lavoro. Il mistero della lettera anonima

Garlasco: la famiglia di Chiara chiede 10mln di euro di risarcimento