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GARLASCO: SOPRALLUOGO CONSULENTI IN VILLETTA OMICIDIO

nuovo sopralluogo nella villetta di via Pascoli a Garlasco dove, il 13 agosto 2007, Chiara Poggi fu uccisa. Il professor Nello Balossino, su incarico del gup di Vigevano Stefano Vitelli, insieme ai consulenti nominati da parte civile e difesa, ha analizzato il pavimento calpestato da Alberto Stasi, fidanzato della vittima e unico imputato per l’omicidio. Si e’ cercato anche di ricreare le condizioni di luce nella villetta, nel momento in cui Stasi scopri’ il cadavere, e per pochi minuti le finestre di casa Poggi sono state chiuse, come lo erano la mattina del 13 agosto. Sabato verranno sentiti alcuni testimoni indicati dal gup, tra cui una vicina di casa Poggi, la signora Franca, la quale vide una bicicletta nera da donna parcheggiata vicino al cancello della villetta in un orario compatibile con la morte di Chiara, e i due carabinieri che per primi entrarono nell’abitazione di via Pascoli.


(LA REPUBBLICA 10 giugno 2009)

Garlasco, sentenza rimandata: il gup ordina superperizia

Il giudice di Vigevano decide 5 supplementi di inchiesta e nuove audizioni dei testimoni
La famiglia di Chiara: “Vogliamo il vero colpevole”. Stasi: “Mi interessa solo la verità”

Garlasco, il gup ordina superperizia.Rifate le indagini, sono incomplete”

VIGEVANO (Pavia) – Nessuna sentenza per Alberto Stasi, accusato di aver ucciso la fidanzata Chiara Poggi. Dopo quattro ore di camera di consiglio il gup Stefano Vitelli dispone cinque nuove perizie. “Emergono significative incompletezze di indagine”, ha scrive il magistrato. E lancia un affondo contro la polizia giudiziaria: “Agirono sul pc di Stasi – perno essenziale dell’alibi dell’imputato, ndr – secondo una metodologia sicuramente scorretta”, che potrebbe aver alterato “il contenuto del documento informatico”.

Cinque nuove perizie. Servono quindi nuove indagini per decidere la sorte di Alberto Stasi. Bisognerà chiarire prima di tutto l’orario della morte della vittima. Poi risolvere il dubbio sulle scarpe indossate dal giovane che rimasero pulite nonostante il pavimento macchiato di sangue. E infine definire l’orario in cui l’imputato lavorò al proprio pc quel 13 agosto 2007. Secondo la difesa Stasi era a casa a scrivere la propria tesi, mentre qualcuno – forse addirittura due persone – uccideva Chiara. Secondo l’accusa, che ha chiesto il massimo della pena, 30 anni, l’imputato massacrò invece “la ragazza perché si era rifiutata di sottoporsi a qualcosa di più rispetto ai loro rapporti intimi”.

“Riascoltate i testimoni”. Il giudice ritiene necessari anche nuovi sopralluoghi nella villetta di Garlasco dove avvenne il delitto e accertamenti più approfonditi sulle tracce di Dna trovate sui pedali della bicicletta di Stasi – per l’accusa è sangue di Chiara – e sul barattolo di sapone liquido nel bagno di casa Poggi sul quale l’accusa sostiene di aver rilevato tracce di sangue della vittima miste alle impronte di Alberto. Infine, il giudice vuole risentire i vicini di casa di Chiara, alcuni carabinieri e il perito Piero Boccardo che aveva analizzato la camminata di Alberto sul pavimento della villetta. In pratica, il giudice chiede di rifare l’intera indagine.

Nessuna decisione per le foto pedopornografiche. Nessuna decisione neppure sull’accusa di detenzione di materiale pedopornografico contestata in un procedimento parallelo. Anche in questo caso il giudice ha disposto una nuova perizia sulla memoria del computer di Alberto nella quale erano custodite migliaia di foto hard e filmati con minorenni. La sentenza per l’omicidio slitta pertanto al prossimo autunno.

Stasi: “L’importante è che tutto sia chiaro”. Al processo, svoltosi a porte chiuse e con rito abbreviato, erano presenti oltre all’imputato, i genitori e il fratello della vittima: “Aspetteremo, vogliamo il vero colpevole, mai voluta una giustizia veloce”, dicono Giuseppe e Rita Poggi. “Continueremo ad aspettare sperando nella giustizia per nostra figlia”. Stasi ha accolto la decisione del giudice con calma e serenità: “Sono interessato solo a che si arrivi alla verità. Avrei voluto esserne già fuori – commenta – ma l’importante è che tutto sia chiarito”.

(la Repubblica 30 aprile 2009)