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GARLASCO:«Perizia a favore di Alberto? Per noi non cambia nulla»

di Stefano Zurlo

MilanoUna perizia, l’ennesima, potrebbe dare spessore all’alibi di Alberto Stasi. Giuseppe Poggi, il papà di Chiara, non si scompone: «Per noi non cambia nulla. Non vogliamo commentare notizie ancora prive di fondamento», dice in un’intervista concessa al settimanale Gente. Anticipazioni, indiscrezioni rilanciate dai giornali, nuovi scenari. Alberto e Rita Poggi non partecipano a questa rincorsa continua e ragionano sui tempi lunghi. Come sempre: «A noi interessa solo la verità: sapere chi ha ucciso Chiara e perché».

I genitori della ragazza ammazzata il 13 agosto di due anni fa nella sua abitazione di Garlasco vogliono ancorare una volta per tutte le proprie convinzioni e le proprie lacrime ad una sentenza. Non possono esserci altre soluzioni. E il finale della vicenda è ancora aperto. Tante, troppe perizie ancora in svolgimento, molte certezze ballerine, un andirivieni di ipotesi, date e numeri che fanno a pugni. Meglio raffreddare gli animi ed esercitare la virtù della pazienza. Certo, il papà e la mamma di Chiara si sono progressivamente convinti che il fidanzato di Chiara non la raccontasse giusta. E hanno sposato la tesi della colpevolezza di Alberto. Ora, gli esperti spiegano che il giovane avrebbe acceso il suo computer alle 9.36 e l’avrebbe spento solo alle 12.20. Orari che scagionerebbero Alberto, perché il pm Rosa Muscio ha sempre collocato la morte di Chiara fra le 10.30 e le 12. Dopo la telefonata che da sempre è uno dei pochissimi punti fermi di questa storia: quella che Alberto riceve dai genitori sul fisso di casa alle dieci meno cinque.

Ma gli accertamenti sono ancora in corso, molti dati sono ancora fluidi, molte tessere devono ancora andare al loro posto. «Anche se queste indiscrezioni fossero confermate – spiega l’avvocato di parte civile, Gian Luigi Tizzoni – non vorrebbe dire nulla. Un computer portatile si può spostare ovunque. E fra l’altro la sera prima dell’omicidio, Stasi è andato proprio a casa della fidanzata con il pc per scaricare le foto delle vacanze». In realtà, Tizzoni non ha mai creduto fino in fondo alla tesi della morte di Chiara fra le 10.30 e mezzogiorno. E questo per la più banale delle ragioni: come mai Chiara disinserisce l’allarme di casa alle 9.10 e poi resta tappata nella villetta per ore, con le tapparelle abbassate e senza telefonare a nessuno? Una risposta potrebbe arrivare dalla nuova perizia che anticiperebbe il decesso verso le 10. In prossimità con quella finestra temporale di ventisei minuti, fra le 9.10 e le 9.36, che resta scoperta nell’alibi di Alberto. Ma sono solo ipotesi. Continua a leggere

GARLASCO: SOPRALLUOGO CONSULENTI IN VILLETTA OMICIDIO

nuovo sopralluogo nella villetta di via Pascoli a Garlasco dove, il 13 agosto 2007, Chiara Poggi fu uccisa. Il professor Nello Balossino, su incarico del gup di Vigevano Stefano Vitelli, insieme ai consulenti nominati da parte civile e difesa, ha analizzato il pavimento calpestato da Alberto Stasi, fidanzato della vittima e unico imputato per l’omicidio. Si e’ cercato anche di ricreare le condizioni di luce nella villetta, nel momento in cui Stasi scopri’ il cadavere, e per pochi minuti le finestre di casa Poggi sono state chiuse, come lo erano la mattina del 13 agosto. Sabato verranno sentiti alcuni testimoni indicati dal gup, tra cui una vicina di casa Poggi, la signora Franca, la quale vide una bicicletta nera da donna parcheggiata vicino al cancello della villetta in un orario compatibile con la morte di Chiara, e i due carabinieri che per primi entrarono nell’abitazione di via Pascoli.


(LA REPUBBLICA 10 giugno 2009)

Garlasco, sentenza rimandata: il gup ordina superperizia

Il giudice di Vigevano decide 5 supplementi di inchiesta e nuove audizioni dei testimoni
La famiglia di Chiara: “Vogliamo il vero colpevole”. Stasi: “Mi interessa solo la verità”

Garlasco, il gup ordina superperizia.Rifate le indagini, sono incomplete”

VIGEVANO (Pavia) – Nessuna sentenza per Alberto Stasi, accusato di aver ucciso la fidanzata Chiara Poggi. Dopo quattro ore di camera di consiglio il gup Stefano Vitelli dispone cinque nuove perizie. “Emergono significative incompletezze di indagine”, ha scrive il magistrato. E lancia un affondo contro la polizia giudiziaria: “Agirono sul pc di Stasi – perno essenziale dell’alibi dell’imputato, ndr – secondo una metodologia sicuramente scorretta”, che potrebbe aver alterato “il contenuto del documento informatico”.

Cinque nuove perizie. Servono quindi nuove indagini per decidere la sorte di Alberto Stasi. Bisognerà chiarire prima di tutto l’orario della morte della vittima. Poi risolvere il dubbio sulle scarpe indossate dal giovane che rimasero pulite nonostante il pavimento macchiato di sangue. E infine definire l’orario in cui l’imputato lavorò al proprio pc quel 13 agosto 2007. Secondo la difesa Stasi era a casa a scrivere la propria tesi, mentre qualcuno – forse addirittura due persone – uccideva Chiara. Secondo l’accusa, che ha chiesto il massimo della pena, 30 anni, l’imputato massacrò invece “la ragazza perché si era rifiutata di sottoporsi a qualcosa di più rispetto ai loro rapporti intimi”.

“Riascoltate i testimoni”. Il giudice ritiene necessari anche nuovi sopralluoghi nella villetta di Garlasco dove avvenne il delitto e accertamenti più approfonditi sulle tracce di Dna trovate sui pedali della bicicletta di Stasi – per l’accusa è sangue di Chiara – e sul barattolo di sapone liquido nel bagno di casa Poggi sul quale l’accusa sostiene di aver rilevato tracce di sangue della vittima miste alle impronte di Alberto. Infine, il giudice vuole risentire i vicini di casa di Chiara, alcuni carabinieri e il perito Piero Boccardo che aveva analizzato la camminata di Alberto sul pavimento della villetta. In pratica, il giudice chiede di rifare l’intera indagine.

Nessuna decisione per le foto pedopornografiche. Nessuna decisione neppure sull’accusa di detenzione di materiale pedopornografico contestata in un procedimento parallelo. Anche in questo caso il giudice ha disposto una nuova perizia sulla memoria del computer di Alberto nella quale erano custodite migliaia di foto hard e filmati con minorenni. La sentenza per l’omicidio slitta pertanto al prossimo autunno.

Stasi: “L’importante è che tutto sia chiaro”. Al processo, svoltosi a porte chiuse e con rito abbreviato, erano presenti oltre all’imputato, i genitori e il fratello della vittima: “Aspetteremo, vogliamo il vero colpevole, mai voluta una giustizia veloce”, dicono Giuseppe e Rita Poggi. “Continueremo ad aspettare sperando nella giustizia per nostra figlia”. Stasi ha accolto la decisione del giudice con calma e serenità: “Sono interessato solo a che si arrivi alla verità. Avrei voluto esserne già fuori – commenta – ma l’importante è che tutto sia chiarito”.

(la Repubblica 30 aprile 2009)