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Stasi assolto, la mamma di Chiara: “Questa sentenza condanna solo noi”

 

I coniugi Poggi lasciano il palazzo di Giustizia di Milano dove ancora una volta l’omicidio della figlia è rimasto impunito

 Senza verità dopo quattro anni:«Ma non ci arrendiamo»

FABIO POLETTI
milano

Alberto Stasi prima sorride e poi piange. E si capisce che dopo quattro anni è un macigno che si sbriciola: «Sono contento… È giusto così». La signora Rita, la mamma di Chiara, non piange ma esce dall’aula della Corte d’Assise, bianca come un foglio di carta. Lei con quel pesante macigno ci deve ancora convivere e chissà fino a quando: «Io non voglio essere l’unica condannata, condannata a non sapere chi ha ucciso mia figlia. Io sono la mamma di Chiara, io voglio saperlo e non mi arrenderò. Ho ancora fiducia nella giustizia».

In meno di un minuto e in neanche dieci metri, la vicenda di Chiara Poggi uccisa a Garlasco vicino a Pavia il 13 agosto di quattro anni fa da chissà chi, sgocciola per l’ennesima volta in una storia ancora senza fine e per qualcuno, per i genitori di Chiara, ancora senza pace.

I genitori di Chiara e Alberto siedono sulle panche di legno della Corte D’Assise, gli uni dietro all’altro. Alberto in prima fila davanti al suo giudice, circondato dai suoi avvocati. Rita e Giuseppe Poggi la fila dietro, davanti all’enormità di questa storia che per loro è peggio di una condanna. Al giudice Anna Conforti bastano dieci secondi per arrivare alla parole «conferma della sentenza di primo grado». Non c’è bisogno d’altro. Ad Alberto con il suo golfino blu da bravo ragazzo e gli occhialini alla Harry Potter basta e avanza per iniziare a sorridere. Poi si alza e abbraccia il professor Angelo Giarda, due processi così, due assoluzioni importanti e per un certo verso definitive che la Cassazione a questo punto potrà fare non molto. Ammette il legale: «Io e Alberto abbiamo pianto».

Dietro al doppio cordone di carabinieri nella ressa di fotografi e telefonini branditi come un surrogato di telecamera, una giornalista bionda spara una domanda improbabile: «Allora chi ha ucciso Chiara, chi l’ha uccisa?». Alberto Stasi forse nemmeno sente, di sicuro non risponde: lui oggi è innocente, per la seconda volta innocente. Il suo avvocato con i lapis infilati nel taschino della giacca, nemmeno ci prova a dare una risposta: «Non tocca a me, non tocca a noi…». Poi cerca di spiegare che in teoria e in diritto, Alberto fino ad oggi è stato considerato un presunto colpevole, mentre avrebbe dovuto essere trattato come un possibile innocente: «Alberto in questi quattro anni ha vissuto malamente, come chi sa di essere innocente e si vede colpito da affermazioni improprie e inadeguate come da espressioni “assassino”».Adesso che questi quattro anni sono finiti forse per sempre, Alberto potrà cercare di trovare un’altra vita, magari lontano da qui.

La mamma di Chiara, la signora Rita, nemmeno le guarda quelle lacrime di gioia e di sollievo di questo ragazzo che lei fino al 13 agosto di quattro anni fa conosceva tanto bene e poi chissà. «No, Alberto non l’ho guardato», risponde a chi curioso le chiede di quest’ultimo brivido. Poi con una mano stringe la borsetta, si aggrappa al marito e si infila in auto direzione Garlasco, la villetta bianca di sempre in via Pascoli dove di Chiara è rimasta la memoria e la stanzetta, la stessa di quando era bambina. C’è solo il tempo di ripetere a tutti, parole che nella loro semplicità sono affatto banali: «Quello che è successo è molto doloroso. Io chiedo di sapere, che si accerti la verità. Io sono la mamma di Chiara». Continua a leggere

GARLASCO: ATTESA PER LA SENTENZA

Omicidio Garlasco, attesa per la decisione del giudice su Stasi

VIGEVANO (Reuters) – Il giudice di Vigevano, Stefano Vitelli, dovrà decidere oggi se assolvere o condannare Alberto Stasi, unico accusato per l’omicidio dell’ex fidanzata Chiara Poggi uccisa nell’agosto del 2007, in un caso che fin dalle prime battute ha attirato l’attenzione dei media e avuto un forte impatto sull’opinione pubblica.

E’ previsto per il pomeriggio infatti l’inizio della camera di consiglio durante la quale il giudice per l’udienza preliminare potrebbe decidere di condannare l’imputato, di assolverlo oppure di disporre una o più nuove perizie.

Nei confronti di Stasi, i pm di Vigevano, Rosa Muscio e Claudio Michelucci, hanno chiesto 30 anni di carcere e che non gli vengano riconosciute le attenuanti generiche. La difesa dell’ex fidanzato di Chiara invece ha chiesto che venga assolto perché certa della sua innocenza.

Stasi, come richiesto dalla sua difesa, viene giudicato con il rito abbreviato che consente di evitare il dibattimento e di arrivare a sentenza nell’udienza preliminare. Alla pena viene applicata la riduzione di un terzo e vi sono dei limiti alla possibilità di proporre appello. Continua a leggere

Garlasco. Difesa Stasi chiede assoluzione: “Contro di lui indizi, e non prove”

Nell’ultima udienza per il delitto di Garlasco, in cui venne uccisa Chiara Poggi, i legali di Alberto Stasi chiedono l’assoluzione: gli indizi, dicono, non sono prove di colpevolezza.
di Cecilia Dalla Negra
L’ULTIMA UDIENZA – Tanti indizi ma nessuna prova. Dodici ore per stabilirlo nell’arringa della difesa: sei durante l’udienza dello scorso 9 aprile, altre sei in quella di ieri, 18 aprile. I legali di Stasi non invertono il copione che ci si aspettava nell’ultima puntata di questo processo con rito abbreviato, che non consente la possibilità di dibattimento, ma solo le arringhe delle parti. Per accusare invece Alberto Stasi dell’omicidio della sua fidanzata, Chiara Poggi, il pm Rosa Muscio la scorsa settimana ci aveva impiegato appena tre quarti d’ora, chiedendo 30 anni di reclusione e sostenendo a spada tratta la sua colpevolezza. Ieri Angelo Giarda, uno dei legali del collegio di difesa dell’unico imputato per questo delitto, ha inondato l’aula con un fiume di parole per ripetere una cosa sola: “Alberto Stasi è innocente: deve essere assolto per non aver commesso il fatto”.

LA RICHIESTA DI ASSOLUZIONE – La sua assoluzione viene portata avanti sulla base di molte motivazioni, ma quella che spicca è una, e parla di “indizi: soltanto indizi. Ma le prove?”. È questa la domanda che risuona nell’aula del tribunale di Vigevano, davanti al giudice per le udienze preliminari Stefano Vitelli. Una risposta scontata, per la difesa: gli indizi, per quanto stringenti, non sono una prova di colpevolezza. A loro parere la pubblica accusa avrebbe in mano una pista, ma niente in grado di inchiodare Stasi alle sue presunte responsabilità che, secondo Giarda, non ricadono su di lui. Prima di tutto “manca il movente”. E ancora “non è mai stata ritrovata l’arma del delitto, né accertata con precisione l’ora della morte di Chiara”. Continua a leggere

Garlasco: chiesti 30 anni per Stasi

Processo con rito abbreviato per omicidio Chiara Poggi

(ANSA) – VIGEVANO (PAVIA), 9 APR – Trent’anni sono stati chiesti dai pm per Alberto Stasi, il giovane processato col rito abbreviato per l’omicidio di Chiara Poggi. I magistrati hanno formalizzato le conclusioni nell’udienza di oggi. La procura ha chiesto al gup di non riconoscere a Stasi le attenuanti generiche per l’omicidio, che venne commesso nel 2007. I pm, per arrivare alla richiesta, sarebbero partiti dalla pena dell’ergastolo, per diminuirla di un terzo per la scelta del rito abbreviato.