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ASILI NIDO E LICENZE FACILI: ANCHE UN CONDANNATO PER PEDOFILIA POTREBBE APRIRNE UNO

Di Wildgreta

Riporto questo articolo aggiungendo che in alcune regioni italiane è possibile aprire un asilo anche se il titolare non è in possesso di una laurea specifica e che non vi sono praticamente controlli sulle strutture convenzionate con i comuni, nè tantomeno in quelle che non lo sono.

ASILI NIDO E CONTROLLI: ANCHE UN CONDANNATO PER PEDOFILIA POTREBBE APRIRNE UNO

Di Roberta Lerici

La società civile si è svegliata, le istituzioni e le associazioni come il Moige (“anche un condannato per pedofilia può aprirne uno” è stato dichiarato ieri dal Moige) si sono accorte che esiste un problema di sicurezza e regole negli asili.Bene, questo ci conforta. Come faccia però a destare sorpresa in Piemonte il caso di Pinerolo, resta per me un mistero. Negli ultimi anni, infatti, sono due le inchieste che hanno riguardato gli asili in Piemonte e che hanno avuto discreta rilevanza mediatica : quella di Asti Mombercelli e quella di Torino La Loggia.continua a leggere

 

Amandola, sorelline abusate: dopo 11 condanne a processo anche la madre

Sarà processata con rito abbreviato con l’accusa di favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione minorile. La vicenda che venne a galla nel gennaio 2007, ha già portato a 11 condanne a carico dei violentatori

Ascoli Piceno, 21 ottobre 2010 – Il caso del giro di pedofilia scoppiò nel gennaio di tre anni fa, quando i carabinieri di Amandola e Ascoli portarono alla luce il calvario di tre sorelline, all’epoca dei fatti minorenni. Le due piu’ grandi, in periodi diversi, erano state sottoposte ad abusi sessuali sessuali ripetuti da parte di uno zio paterno, di un paio di uomini di Amandola e Comunanza, di un anziano e di due gruppi distinti di giovani indiani, fra cui il fidanzato della più grande delle tre minori. Violenze durate anni. Quando la vicenda venne a galla, la giustizia minorile allontanò le tre vittime da padre e madre, così come un fratello, nato proprio nei mesi dell’inchiesta.

 

Pare che la loro madre fosse al corrente di tutto. Pronta a intascare parte dei regali in denaro che le ragazzine ricevevano. Sara’ processata in abbreviato con l’accusa di favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione minorile.
Una vicenda terribile, che ha già portato a 11 condanne a carico dei violentatori. Al gup di Ascoli Rita De Angelis i difensori della donna hanno chiesto il rito abbreviato, condizionato all’interrogatorio dell’imputata, che il giudice ha fissato per il prossimo 24 novembre. Per la sentenza però bisognerà attendere gennaio 2011.

 

Secondo il pm Umberto Monti la donna sapeva benissimo che le figlie avevano incontri sessuali con diverse persone in cambio di regali o denaro, che talvolta le ragazzine consegnavano a lei. Le accuse di favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione minorile poggiano sull’omesso controllo delle figlie.

il resto del carlino 21 ottobre 2010

VICENZA, CONDANNATI A 9 ANNI MARITO E MOGLIE BABY SITTER

Bimba violentata, il verdetto:
inflitti 18 anni ai due baby sitter

VERDETTO. Coppia di Dueville ritenuta colpevole degli abusi sessuali. I giudici di Corte d’appello hanno condannato marito e moglie a 9 anni di reclusione ciascuno e ad un forte risarcimento danni

13/10/2010
Zoom Foto 

La minore raccontò le violenze sessuali durante due anni

Vicenza. È la pena più pesante mai emessa per violenza sessuale nei confronti di una donna vicentina: 9 anni di carcere. La sentenza dei giudici d’appello di Venezia ha completamente ribaltato il verdetto assolutorio dei giudici di Vicenza, che l’avevano ritenuta non responsabile degli abusi.
La baby sitter Maria Luigia Peruzzo, 56 anni, di Dueville, dove risiede in via Molinetto, è stata ritenuta colpevole di avere partecipato alle violenze sessuali durate un paio d’anni, assieme al marito Guido Rigon, contro la bambina che era stata loro affidata dai genitori.
I giudici l’hanno condannata anche al pagamento di un forte risarcimento danni. La stessa pena era stata inflitta nel giugno 2008 dal tribunale di Vicenza, che all’epoca però l’aveva assolta, al marito Rigon, 60 anni. Al quale sono stati confermati i 9 anni di carcere.
La corte, dunque, ha accolto in pieno il ricorso del procuratore generale di Venezia che ha parlato di una vicenda ignominiosa, terribile quanto a modalità e conseguenze sulla psiche della minorenne.
È una storia allucinante, ha insistito l’inquirente, venuta fuori quando i genitori, che risiedono nell’Alto Vicentino, avevano iniziato a notare un profondo cambiamento nella bambina. Era diventata silenziosa, scontrosa, abulica. I chiari sintomi, come era emerso dopo una prima visita specialistica in un centro del Nord Italia, di abusi sessuali proseguiti nel tempo.
La madre aveva iniziato ad allarmarsi quando aveva trovato delle strane macchie di sangue su un indumento intimo della figlioletta. La denuncia alla squadra mobile della questura aveva dato il via alle indagini che avevano portato in carcere l’uomo nel corso del 2004.
A coordinare le indagini era stato il pm Giorgio Falcone (ora in servizio alla procura di Padova) che al processo di primo grado conclusosi il 18 giugno 2008 aveva sollecitato 7 anni di carcere per l’uomo e 4 per la donna.
A suo avviso la baby sitter aveva avuto non solo un concorso morale col marito, ma avrebbe partecipato ai giochi a sfondo erotico. «Il suo coinvolgimento è pieno», disse rimarcando la richiesta di condanna. Il tribunale, invece, da un lato aveva ritenuto responsabile l’uomo infiggendogli 9 anni di reclusione, ma dall’altro aveva assolto la donna sostenendo che non era emersa la prova piena della sua partecipazione ai rapporti sessuali avuti dal marito con la vittima. Sulla stessa linea di Falcone si erano mossi gli avvocati Girolamo Coffari e Maria Tardino per conto dei genitori della minore.
«È un verdetto che fa giustizia», ha detto l’avv. Coffari. È stata una lunga battaglia giudiziaria che, come succede in queste drammatiche vicende, si chiuderà in Cassazione, dove i difensori di Rigon e Peruzzo dello studio Rando di Schio sperano di ribaltare il pesante verdetto d’appello.
Secondo i giudicanti la baby sitter avrebbe avuto non solo un ruolo di copertura a sostegno delle malefatte sessuali del marito, ma lei stessa avrebbe avuto un ruolo attivo negli abusi Le pene diventeranno esecutive solo se saranno confermate in Cassazione a Roma. In quel caso i coniugi, che beneficiano di 3 anni di indulto perché i fatti sono del 2001, entreranno in carcere.

Ivano Tolettini Il giornale di Vicenza

PEDOFILIA ASILO VALLO DELLA LUCANIA:AGGIORNAMENTO APRILE 2010

Processo per i presunti abusi alla scuola materna Paolo VI, il tribunale di Vallo ha sciolto la riserva sulle prove. Un collegio giudicante tutto al femminile, presieduto da Elisabetta Garzo e formato dai giudici a latere Carla Di Filippo e Valentina Pierri, ieri mattina ha reso nota l’ordinanza istruttoria in cui sono indicati gli elementi di prova, testimoniali e documentali, ammessi. Il processo vede imputati suor Soledad Bazan Verde, le consorelle Giuseppina De Paola e Agnese Cafasso, il muratore Aniello Labruna e il fotografo Antonio Rinaldi. Lunga la lista dei testimoni che dovranno essere ascoltati nel dibattimento.

Oltre agli imputati, ci sono familiari dei bambini, persone informate dei fatti, consulenti tecnici, organi di polizia e Ris. Le escussioni il 22 aprile con tre ufficiali della polizia giudiziaria che hanno effettuato le indagini, presentati come testi dal pubblico ministero. Sono stati esclusi, invece, dalla documentazione acquisita al fascicolo gli articoli dei giornali locali che alcuni dei difensori avevano chiesto di accludere. Non ammessa la relazione clinica di una delle parti civili, in quanto ritenuta consulenza tecnica e suscettibile di acquisizione solo dopo l’ascolto in contraddittorio dello stesso consulente.

FONTE IL MATTINO 8 APRILE 2010

CIP E CIOP:“Pistoia non perdona le maestre dell’asilo”

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– La città di Pistoia non è ancora pronta a perdonare le due maestre dell’asilo Cip e Ciop finite in carcere perchè maltrattavano i bambini. “Il tempo lenirà questa ferita, ma adesso dobbiamo metabolizzare e capire quanto accaduto”: così risponde il sindaco Renzo Berti alla richiesta di perdono avanzata da una delle due maestre, Anna Laura Scuderi. La stessa che due giorni fa ha chiesto aiuto perchè malata.

Il rammarico dei genitori

“La città ha subito una ferita profonda dalla quale stenta a riaversi”, aggiunge il sindaco Berti. Intanto altri genitori si rammaricano di non essersi accorti prima delle violenze subite dai propri figli. Come invece ha fatto Nadia, una delle madri che per prima ha espresso i sospetti sulle maestre agli altri genitori, ma senza essere creduta. City
City 08 dicembre 2009

Monza,Minore violentato: a processo una donna e un uomo. Madre scagionata: vizio di mente

Ci sono volte in cui l’immaginazione, anche la più fervida, viene superata dalla realtà. Quella che viene discussa in questi giorni nelle aule di giustizia di Monza è una vicenda per cui si fa fatica trovare l’aggettivo adatto: squallida, torbida, raccapricciante. Come purtroppo è facile intuire in casi del genere, la vittima è un adolescente. L’accusa è di violenza sessuale e produzione di materiale pedopornografico, reati avvenuti, secondo il capo di imputazione, in un appartamento della zona. Vista la minore età della vittima, non forniremo dettagli tali da poterla in qualche modo rendere riconoscibile.

Gli imputati sono un uomo e una donna, ma nel caso era coinvolta anche la madre del giovane. Una donna a cui i Servizi sociali avevano tolto i figli, anche se per il ragazzo vittima degli abusi era poi stato deciso il reinserimento graduale in famiglia. Il processo è attualmente aperto davanti ai giudici del tribunale di Monza. Due persone alla sbarra. Non la madre del giovane, ritenuta incapace di sostenere il giudizio per via delle condizioni psichiche molto problematiche. Secondo la ricostruzione effettuata dalla pubblica accusa, rappresentata dal sostituto procuratore Alessandro Gentile, il ragazzo sarebbe stato vittima di ripetuti abusi sessuali nella casa di famiglia da parte della madre e da una amica della stessa, residente in un vicino paese ma che, per problemi personali, era stata ospite a casa della famiglia.

Di questi abusi sarebbero anche state scattate alcune fotografie col telefonino cellulare. Immagini inviate a un uomo di Bergamo (l’altro imputato del processo) che, sempre in base alle tesi dell’accusa, avrebbe avuto un ruolo attivo nella vicenda poiché avrebbe espressamente chiesto che le fotografie venissero scattate in determinate pose. Una circostanza, quest’ultima, che ha indotto il pubblico ministero a contestare l’accusa di concorso in violenza sessuale anche al bergamasco (e non solo quella di produzione e detenzione di materiale pornografico), proprio perché l’uomo avrebbe istigato le donne a commettere gli abusi. Il tutto all’insaputa del marito della donna inizialmente sotto accusa e poi prosciolta perché considerata non imputabile. Continua a leggere

Tiene la figlia segregata per 30 anni da lei ha avuto quattro figli

In Australia un altro caso simile a quello, austriaco, di Josef Fritzl
Un uomo ha violentato per decenni la ragazza minacciandola di morte

MELBOURNE – Un altro caso simile a quello di Josef Fritzl: un uomo è stato arrestato in Australia, e incriminato di una serie di reati commessi sulla figlia, tenuta segregata per trent’anni. L’uomo, che ha più di sessant’anni, dovrà comparire in tribunale a novembre e rispondere di circa ottanta capi d’imputazione, fra cui stupri e minacce di morte nei confronti della ragazza.

La notizia è stata rivelata in esclusiva dal quotidiano di Melbourne Herald Sun. L’uomo, spiega il giornale, iniziò a violentare la figlia quando questa aveva solo undici anni. La ricattava dicendole che avrebbe fatto violenza anche alla madre. Solo lo scorso febbraio la vittima ha raccontato tutto a un poliziotto, e l’uomo è stato arrestato.

I test del dna avrebbero stabilito che l’uomo è il padre dei quattro figli della donna, uno dei quali morto poco dopo il parto, tutti nati in ospedale ma senza il nome del genitore sui certificati di nascita.

Il ministro dei servizi alla comunità, Lisa Neville, ha ordinato un rapporto urgente sul caso: “Non so quale coinvolgimento abbiano avuto la polizia, il mio dipartimento o altre agenzie, negli ultimi 30 anni”, ha ammesso.

(17 settembre 2009)