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Don Marco Baresi, attesa sentenza di appello per il prete condannato in primo grado

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Note di Wildgreta: Il pm ha chiesto la conferma della condanna a sette anni e mezzo, per violenza sessuale su un ragazzino che all’epoca dei fatti frequentava le scuole medie interne al seminario di Brescia e per aver scaricato materiale pedopornografico (180 file)-La difesa afferma che quel materiale potrebbe averlo scaricato qualcun’altro. La sentenza è attesa a breve.

Pedofilia, nuova perizia sul pc dell’ex vicerettore


Al via il processo d’appello a don Baresi

In aula il prossimo 6 maggio. E non per la sentenza. Il processo di appello a carico di don Marco Baresi, l’ex vicerettore del seminario di Brescia accusato di violenza sessuale ai danni di un seminarista, di detenzione di materiale pedopornografico e condannato per questo a sette anni e mezzo di reclusione, potrebbe richiedere ben più di un’udienza. I giudici di secondo grado, su richiesta dei difensori, hanno infatti deciso una perizia informatica sul computer in uso al religioso, in particolare sulla memoria nella quale gli investigatori della Mobile avevano rintracciato i file che ora costituiscono parte dell’accusa nei suoi confronti.

«Usato da più persone»
Sin dalla fase delle indagini preliminari gli avvocati Luigi Frattini e Stefano Lojacono sostengono che il pc sequestrato e indagato a fondo insieme a una memoria esterna non fosse nell’esclusiva disponibilità dell’imputato. Che diverse erano le persone che potevano accedervi e quindi utilizzarlo, anche per la navigazione in internet. A sostegno della loro tesi, con i motivi d’appello, i legali dell’imputato hanno depositato una consulenza che dimostrerebbe incompatibilità tra la datazione di alcuni file e la presenza davanti al pc del vicerettore del seminario, che è agli arresti domiciliari dal novembre del 2007. Per valutare la fondatezza di questa ipotesi, posta dalla difesa di don Baresi alla base della richiesta di rinnovazione dell’istruttoria dibattimentale, nel corso della prossima udienza il presidente della Corte d’appello, la dott.ssa Daniela Generalizzi, conferirà incarico peritale all’ufficiale del Ris di Roma che già nel corso del processo di primo grado valutò l’hard disk sequestrato all’imputato. Qualora dalla perizia risultassero elementi nuovi e quindi la Corte ravvisasse la necessità di approfondire la questione, il processo d’appello farà registrare una nuova fase dibattimentale: una nuova discussione sulla presunta responsabilità di don Baresi.

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PEDOFILIA, ASILO VALLO DELLA LUCANIA: SUOR SOLEDAD E IL PROCESSO SEGRETO

INFORMAZIONE ASSENTE O A SENSO UNICO

DI WILDGRETA

La stampa dovrebbe avere il compito di informare il pubblico sui fatti che accadono e quando si tratta di processi importanti, sarebbe opportuno che le udienze fossero sintetizzate e raccontate in modo completo.Quello che noto nel caso del processo per abusi all’asilo Paolo VI di Vallo della Lucania, invece, è che i due quotidiani che seguono le udienze, non pubblicano nulla o raccontano solo ciò che potrebbe essere utile alla difesa della suora. Dell’ultima udienza del 27 maggio, poi, mi pare parli solo La Città di Salerno, mentre il Mattino, tace. E cosa ci racconta questo quotidiano? Non delle testimonianze dei genitori ascoltati, ma solo di una coppia ritenuta dal PM reticente.Anche gli articoli passati hanno dedicato poco spazio alle testimonianze dei genitori, mentre nei titoli si strillava, “Sì, ho suggerito io i racconti a mia figlia”.Il caso di Vallo è però citato anche in altri articoli di cronaca locale,e lì si sfiora quasi il ridicolo, perchè i bambini “presunti” abusati diminuiscono improvvisamente. Dai 36 iniziali, si scende a 27, fino a toccare la quota di 10-15. Insomma, un processo grosso e importante, che pare interessi molto poco e di cui non si sa neppure il numero esatto di “presunte” vittime.

O forse, interessa troppo, e allora è bene sminuirne l’importanza nel caso vada male per la suora e le due consorelle accusate?

La particolarità di questo processo è, tra le altre cose, che vede Francesco Bruno consulente di parte di suor Soledad, lo stesso Francesco Bruno che stando agli ultimi articoli usciti sul caso Rignano è anche consulente delle maestre rinviate a giudizio per gli abusi all’asilo Olga Rovere. Francesco Bruno è credo l’unico “esperto” al mondo (insieme a pochi altri esperti di “Falsi Abusi”), ad aver affermato che i bambini dai tre ai cinque anni non sono attendibili. Considerando che la quasi totalità della comunità scientifica mondiale ritiene i bambini piccoli più attendibili di quelli grandi, non so come si regolerà a Rignano, dove come testimoni si troverà anche 10 bambini di dieci anni, oltre ai 21 che all’epoca dei fatti ne avevano dai 3 ai 5. Cambierà versione, sostenendo che tutti i bambini non sono attendibili a prescindere dall’età?

Ma a Vallo della Lucania suor Soledad può contare anche sull’avvocato Gulotta, reduce dai successi di Brescia e dai tonfi di Milano e Roma.Gulotta sostiene come al solito la tesi del contagio e cercherà di convincere i giudici che i bambini hanno inventato tutto, ispirati dai genitori che si sono contagiati l’un l’altro.Conosciamo a memoria questa teoria balorda, che per essere resa più credibile qualcuno cerca di estendere ad altri fatti di cronaca che nulla hanno a che fare con gli abusi negli asili.Le molotov contro l’abitazione della maestra di Pistoia? “Contagio collettivo”. I genitori non mandano i figli a scuola perchè pare ci sia un bidello pedofilo? “Contagio collettivo”.La pedofilia è una piaga sociale? “Contagio collettivo, il 96% delle denunce sono false.” Ma allora tutti i filmati pedopornografici che circolano su internet? “Roba fatta all’estero, chissà da chi”…

Caso suor soledad
la Città di Salerno — 29 maggio 2010 pagina 26 sezione: NAZIONALE

• Vallo della Lucania. Nuova udienza presso il tribunale di Vallo della Lucania per il caso Suor Soledad. • Giovedì pomeriggio sono stati ascoltati altri testimoni della lunga lista del pubblico ministero. Dinanzi alle riposte vaghe e prive di particolari fornite da due genitori dei bambini coinvolti nel presunto caso di molestie sessuali, il pm ha richiesto la trasmissione dei relativi atti al suo ufficio per verificare se nei confronti dei due genitori sussista l’ipotesi di reticenza o falsa testimonianza. Pare infatti che i due genitori convocati dallo stesso pm siano stati particolarmente vaghi nel fornire la propria testimonianza in merito ai fatti che sarebbero accaduti all’interno dell’asilo religioso Santa Teresa. Le risposte dei due testimoni ascoltati in precedenza solo dai periti, non hanno soddisfatto le aspettative del pubblico ministero che ha chiesto l’acquisizione della documentazione relativa alle precedenti ricostruzione dei fatti rilasciate dai due genitori. Iniziata intorno alle 14 l’udienza si è conclusa intorno alle 18. Quattro ore ininterrotte di interrogatori per raccogliere le deposizioni di altri genitori dei piccoli alunni di Suor Soledad. (c.s.)

PEDOFILIA: CHIESA CANADA FA CAUSA A VITTIME, ‘ABUSI COLPA DEI GENITORI’

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(ASCA) – Roma, 2 giu – Se John Caruso e’ stato abusato da p.James Kneale, un sacerdote della diocesi canadese di St.

Catharines, quando era un chierichetto di 11 anni, la colpa e’ dei suoi genitori che non lo seguivano abbastanza da vicino e di suo padre che lo picchiava. Di questo, almeno, e’ convinta la Chiesa cattolica del Canada, che ha denunciato i genitori di Caruso quando quest’ultimo ha chiesto 8,6 milioni di dollari di risarcimento alla diocesi.

Il suo caso, secondo quanto scrive il quotidiano Toronto Star in un’ampia e documentata inchiesta, non e’ raro e testimonia le tecniche aggressive che la Chiesa cattolica canadese mette in atto per evitare di pagare i danni alle vittime di abusi sessuali e fisici commessi da preti e religiosi. Una ”campagna legale inflessibile”, sottolinea il quotidiano, che e’ in netto contrasto non solo con le linee guida approvate dagli stessi vescovi canadesi, che promettono di trattare le vittime di abusi con ”empatia” e assicurano loro assistenza psicologica, ma anche con le parole recenti di papa Benedetto XVI.

asp/cam/alf

BRESCIA, SENTENZA SCANDALO: NUDO IN AUTO CON QUATTRO BAMBINE NON E’ VIOLENZA SESSUALE

DI WILDGRETA

Purtroppo devo constatare che i giudici di Brescia, quando devono giudicare casi di pedofilia, sono sempre troppo indulgenti.Non credo poi che sequestrare 4 bambine e portarle in auto in una strada appartata sia soltanto “corruzione di minore”.In questo concordo con Aurelia Passaseo: si tratta di sequestro di persona.E masturbandosi nudo davanti a quattro bambine, il pensionato bresciano non ha  forse commesso una violenza sessuale? Per la nostra legge di solito sarebbe così, ma evidentemente i giudici di Brescia hanno valutato l’episodio diversamente.Ritengo questa sentenza uno scandalo.Le bambine saranno rimaste traumatizzate, ma nessuno ha pensato al danno che un atto del genere può provocare nella loro psiche?

Ecco l’articolo:

Antonio Cavallari non è responsabile di tentata violenza sessuale, ma dicorruzione di minorenni. Ciò è quanto ha sentenziato la Corte d’Appello di Brescia riducendo da 4 anni e 8 mesi a 4 anni e 2 mesi la condanna di primo grado.

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Liam Gabriele McCarty non è mai stato rapito dalla madre, ma solo protetto

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di Wildgreta

In questi giorni sta avvenendo qualcosa di cui non si parla abbastanza: il caso di Liam e di sua madre, Manuela Antonelli. La storia è lunga e complessa, e se ne sta occupando anche “Chi l’ha visto”.  Qui cercherò di sintetizzarla, con fatti e  opinioni personali:

Manuela Antonelli è sposata con un americano, McCarthy.I due si separano e, quando sono già separati di fatto, si incontrano occasionalmente e Manuela rimane incinta. Manuela Antonelli cresce il bambino da sola, è l’unica affidataria.McCarthy non solleva alcuna questione in merito.Ha riconosciuto il bambino e dovrebbe versare gli alimenti, ma non lo fa mai. Quando il bambino ha cinque anni, Manuela che lavora alla Rai, decide di trasferirsi in America, in modo che il bambino possa vedere il padre più spesso.Dopo le prime visite, il bambino cambia carattere di colpo, diventa aggressivo,si bagna, ha una regressione totale.La madre non sapendo cosa gli è successo lo porta da una psicologa in America. Il bambino dice di non voler più vedere il padre, ma la madre insiste perchè non ne capisce il motivo.Alla fine, per gli specialisti interpellati, il bambino ha subito un trauma da abuso sessuale, così lei decide di fare rientro in Italia con il bambino.Lo fa in modo regolare, come testimonia il console Maurizio Antonini, interpellato sulla vicenda.E’ l’unica affidataria, e può farlo. Quindi, i siti americani che parlano di “kidnapping” non dicono il vero. Continua a leggere

Pino La Monica porta in aula le sue “farfalle”: bambine allo sbaraglio

Bimba e orologio

(dal blog “insiemeper pino””) “…Tenacemente aggrappati a questo tempo presente,
per avere ancora la possibilità di sognare il futuro

di Wildgreta

C’è qualcosa che turba profondamente in tutto ciò che circonda il caso La Monica. Innanzitutto il suo comitato: tutto pieno di farfalle che devono “ricominciare a volare”, messaggi  che vengono definiti “battiti d’ali”, e poi le bambine: portate in aula come testimoni a favore del maestro. Bè,  siccome, ormai, sono troppo grande per lasciare il mio “battito d’ali” sulla leziosa bacheca del sito “insiemeperpino”, mi limiterò a scrivere qualcosa che suoni come il tonfo di una grossa cornacchia, incappata per sbaglio in una storia di presunta pedofilia, dove il presunto pedofilo, fa di tutto per apparire “accertato”. Ma come si fa a portare in aula delle bambine? Come si fa a trascinare in questa squallida storia, persone che nulla sanno di processi, aule giudiziarie, testimonianze? Le presunte vittime sono già traumatizzate abbastanza, c’era bisogno di traumatizzarne altre? E solo perchè non hanno nulla da rimproverare a Pino la Monica? Se ogni ladro portasse in aula tutte le persone a cui non ha mai rubato nulla, i processi si dovrebbero tenere tutti al Colosseo. Mi dispiace, ma sono disgustata da queste tattiche difensive. Dovremo aspettare il terzo grado di giudizio per sapere se La Monica, maestro di teatro ancora in attività,  sia innocente o colpevole, ma a quanti orrori dovremo assistere nel lasso di tempo che ci separa dalla sentenza di Cassazione?

Ecco gli articoli sull’udienza di ieri:

Pino La  Monica, udienza 9 dicembre 2009

PEDOFILIA,SALENTO: INDAGATI DUE MAESTRI DEL DOPOSCUOLA CON PRECEDENTI

Abusi al doposcuola in Salento indagini su due insegnanti

LECCE – Molestie sessuali durante le lezioni di doposcuola. Il sospetto ha messo in allarme i genitori e dato il via alle verifiche da parte dei carabinieri. Si indaga su una coppia di anziani insegnanti che dava ripetizioni ad una decina di bambini. Almeno fino a quando non è sorto qualche dubbio su quanto sarebbe accaduto durante le lezioni. L’indagine, condotta in gran segreto, riguarda un paese della Grecìa salentina. E al vaglio c’è una coppia di insegnanti che si è stabilita nel Salento proveniente da un’altra Regione. Lì, a quanto se ne sa, uno dei due insegnanti, avrebbe avuto a che fare con la giustizia proprio per episodi di pedofilia.

L’indagine è nata dalla segnalazione di un bambino che frequentava il doposcuola. Mentre seguiva in televisione un servizio giornalistico relativo ad una vicenda di pedofilia che coinvolgeva un insegnante, il bambino si è rivolto alla sorella dicendo: «Quelle cose succedono anche al mio doposcuola». L’allarme fra i genitori si è diffuso subito. E, sulla scorta delle segnalazioni, i carabinieri hanno avviato le indagini d’intesa con il magistrato titolare del fascicolo, il sostituto procuratore Angela Rotondano.

I bambini che frequentavano il doposcuola sono stati sentiti dagli psicologi del Cepamm, il centro di cura e prevenzione per l’ abuso e il maltrattamento dei minori. Nel frattempo i militari hanno effettuato una perquisizione nell’abitazione della coppia di anziani insegnanti. Una prima informativa è già stata depositata al pubblico ministero.

La vicenda richiama alla mente un’altra storia di presunte molestie nei confronti dei bambini che seguivano le lezioni di doposcuola. Tre anni fa una mamma di Casarano accoltellò la maestra e il marito perché accusati di aver molestato il figlio di 7 anni. L’insegnante, Jole Provenzano, venne uccisa. Il marito, Luigi Compagnone che rimase ferito, ora è imputato in un processo per pedofilia.

GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO 8 DICEMBRE 2009