DON MARCO BARESI: CONDANNA CONFERMATA IN APPELLO

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I sostenitori di don Marco Baresi attendono in aula la lettura della sentenza FOTOLIVE

Abusi e file hard al Seminario Condannato l’ex vicerettore

IL PROCESSO DI SECONDO GRADO. Nessuno sconto in appello per don Marco Baresi accusato da un ragazzo

Confermata la sentenza dei giudici di primo grado: 7 anni e 6 mesi Per i giudici il prete ha avuto rapporti sessuali

con un 14enne

Don Marco Baresi ha abusato di un ragazzino che frequentava la scuola media del Seminario diocesano di via Bollani e nel suo computer portatile ha scaricato centinaia di files dall’inequivocabile contenuto pedopornografico.

È LA CONVINZIONE dei giudici della corte d’appello (Daniela Genalizzi, presidente, in collegio Enzo Rosina e Umberto Russo) che ieri hanno confermato la condanna inflitta in primo grado al sacerdote, ex vicerettore del seminario diocesano di via Bollani, accogliendo completamente la richiesta del sostituto procuratore generale Domenico Chiaro. La sentenza è stata pronunciata ieri pomeriggio poco prima delle 15, dopo due ore abbondanti di camera di consiglio. In aula gli avvocati difensori, Luigi Frattini e Stefano Lojacono, l’avvocato di parte civile Pieranna Civera, a tutelare il ragazzino ormai maggiorenne, e i sostenitori del sacerdote, i «FreeDON» che non hanno mai abbandonato don Baresi e gli sono stati vicini in questi anni, dal giorno dell’arresto il 27 novembre del 2007, al giorno successivo quando il gip Silvia Milesi concesse gli arersti domiciliari che il sacerdote sta ancora scontando.
Non era presente don Marco. Il sacerdote ha assistito ad ogni udienza e anche ieri mattina era in aula per le repliche di accusa e difesa, ma ha preferito non essere presente alla lettura del verdetto. I suoi sostenitori hanno atteso la lettura della sentenza fiduciosi in un colpo di scena, confidando in un ribaltone, nell’assoluzione chiesta dai difensori perchè secondo loro nulla di quanto contestato al sacerdote è stato commesso, non gli abusi, non la diffusione di materiale pedopornografico, dato che il pc portatile era accessibile anche a altre persone e non solo a don Baresi. Ma le attese degli amici di don Marco sono state deluse: i giudici non solo non hanno ribaltato il giudizio di primo grado, ma non hanno concesso nemmeno uno sconto di pena.
SOLO POCHI ISTANTI per leggere il dispositivo e il pubblico si fa sentire. «Che schifo» commenta uno dei ragazzi con l’immancabile maglietta «FreeDON». Gli fa eco una ragazza: «È questa la giustizia italiana!». Commenti colti al volo in aula, ma nessuno dei giovani sostenitori ha voluto commentare apertamente: per loro don Baresi è innocente e nulla può fargli cambiare idea, nemmeno due sentenze di condanna. I difensori, ovviamente, aspettano di leggere le motivazioni per preparare il ricorso in Cassazione.
A far finire davanti ai giudici don Marco Baresi sono state le accuse di un ragazzo che nel 2007, poco prima dell’arresto del sacerdote, aveva raccontato di aver avuto rapporti sessuali con l’ex vicerettore del seminario diocesano qualche anno prima, quando aveva all’incirca quattordici anni e frequentava la scuola media di via Bollani. Dalla scuola il ragazzino era stato allontanato per una serie di problemi, senza raccontare nulla nè ai genitori nè agli amici, ma aveva affidato le sue confidenze a una psicologa. L’attendibilità e la credibilità del ragazzino erano state valutate da esperti e il 27 novembre per il sacerdote erano scattate le manette. Le verifiche sul pc avevano riservato una sorpresa: il 28 aprile 2007 alle 12.30 erano stati ordinati 180 files pedopornografici da e-Mule, caricati su una memoria esterna erano stati cancellati prima dell’arresto.
La Curia diocesana ha commentato la condanna: «Il reato per cui è stato condannato è tra i più odiosi e come Chiesa bresciana viviamo con tristezza il momento. Riteniamo che in queste situazioni siano sempre doverosi il rispetto e la cautela. Mentre intendiamo esprimere solidarietà alle vittime di ogni abuso, sappiamo che un accusato ha diritto a essere pensato innocente fino a che intervenga una sentenza definitiva. Il vescovo di Brescia Luciano Monari ha ancora fiducia che don Marco possa dimostrare la sua innocenza e sta predisponendo una lettera per i sacerdoti della diocesi di Brescia affinché questa dolorosa prova possa essere vissuta da tutti con spirito di fede». La lettera sarà diffusa oggi.
Wilma Petenzi

Wilma Petenzi

brescia oggi 17 giugno 2010

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