HAITI: SALVO BIMBO DI DUE ANNI SEPOLTO VIVO

Un bimbo sopravvissuto trasportato un un mastello (Ap / Lapresse)

Un bimbo sopravvissuto trasportato un un mastello (Ap / Lapresse)

Il miracolo di Claude, salvo il bimbo sepolto vivo

Due anni, è rimasto sepolto per tre giorni sotto le macerie. I piccoli “dannati” di padre Boisvert. Il religioso americano ospita 600 orfani: “Ora qui arrivano migliaia di profughi”

Claude appena tratto in salvo dai soccorritori spagnoli (Ap/Lapresse)

Claude appena tratto in salvo dai soccorritori spagnoli (Ap/Lapresse)

Port au Prince 16 gennaio 2010 – E’ SUBITO diventato il simbolo della tragedia e di una piccola speranza. Piccola come lui, un bimbo due anni, rimasto per tre giorni sepolto sotto le macerie e salvato ieri da una squadra di “angeli” spagnoli. Si chiama Redjeson Hausteen Claude, e le foto che lo ritraggono in braccio a un soccorritore lo mostrano terrorizzato, sporco di sangue e calcinacci; tutte tranne quella che lo riprende mentre sta per passare in braccio alla sua mamma. Lì Redjeson sorride, almeno per lui l’incubo è finito. Ma nell’inferno di Haiti ci sono altri che ringraziano Dio e gridano al miracolo. “Joey è vivo, sua madre che lavora nel nostro Villaggio della Speranza mi è corsa incontro piangendo: il suo bambino è vivo per grazia del Signore”.

PADRE Marc Boisvert, americano, da undici anni risiede nel Sud di Haiti, a Les Cayes, dove ha costruito prima una piccola scuola, poi un orfanotrofio, poi, anno dopo anno, un centro sempre più importante dedicato ai bambini che in lungua madre ha chiamato “Pwoje Espwa”, Progetto Speranza. Joey Lamarre, figlio di una sua istitutrice, è scampato al crollo della scuola. Studiava nella capitale.”Era in classe quando c’è stato il terremoto. Il suo insegnante e alcuni suoi compagni sono morti, lui è rimasto sei ore sotto le macerie ma fortunatamente lo hanno estratto vivo.

NON È in pericolo di vita, ma le sue condizioni sono gravissime. La madre è partita per Port au Prince per andarlo a cercare. C’è ancora molto confusione, anche se rispetto ai primi giorni la situazione è migliorata e, per qualche ora, dovrebbe anche essere ripristinata l’energia elettrica”.Grazie a internet padre Mark riesce a comunicare col resto del mondo. Ha dato vita a un’organizzazione umanitaria Free the Kids che sostiene, attraverso le donazioni, il suo Progetto Speranza. Il sisma non ha causato danni alla sua struttura, ma vivendo a Sud del Paese caraibico è rimasto isolato. Il piccolo ospedale del centro ha retto alle scosse del sisma, ma più affollato di una bolgia dantesca, ci sono medici e infermieri, ma manca tutto il resto: cibo, medicine, disinfettanti, garze, ogni cosa. “La montagna è crollata e scivolando verso valle ha aperto una paurosa voragine. La strada per Port au Prince è stata impraticabile fino a ieri, ma oggi hanno aperto un corridoio. La situazione è drammatica anche per noi: abbiamo viveri per due settimane. Due container del Pam ci avevano rifornito lo scorso 5 dicembre di biscotti, latte in polvere, cibo non deperibile che avremmo voluto destinare all’emergenza, perché grazie a Dio siamo abbastanza autosufficienti. E ora con la riapertura della strada cominciano ad arrivare i profughi dalla capitale”. Il centro di padre Mark ospita circa 600 bambini, orfani o abbandonati dalla famiglie. Bambini di strada, come in tutti i Sud del mondo. Il Villaggio della Speranza, edificato in una vasta proprietà al di fuori della città di Les Cayes, ora ha due scuole, un laboratorio di falegnameria, un centro agricolo, un piccolo dispensario medico e uno spazio per l’aggregazione, le funzioni religiose, le produzioni teatrali.”Se un bambino ha fame puoi dargli un pesce: io credo sia molto meglio insegnargli a pescare”, dice padre Mark, convinto che la salvezza di Haiti dalla miseria e da una vita senza prospettive siano proprio i bambini. “I bambini non sono il problema in questa terra, ma la soluzione. Noi diamo loro una casa, cibo, vestiti, ma soprattutto una speranza che passa attraverso l’istruzione. Speranza che significa dignità. Imparando a diventare autosufficienti quando saranno adulti sapranno prendersi cura di se stessi e dei loro figli. Solo in questo modo si può spezzare il cerchio della miseria e dell’ignoranza”.

E DAI BAMBINI, quelli meno fortunati del piccolo Joey, giungono le storie più strazianti dalle macerie di Haiti.”La situazione era dammatica anche prima” racconta il religioso. “Secondo l’Unicef ad Haiti almeno 300.000 sono ceduti dalle famiglie come schiavi, il 70% sono femmine, costrette a fare lavori massacranti, vengono abusate sessualmente perché purtroppo la povertà qui è così grave che le famiglie devono scegliere tra consentire ai loro figli di diventare proprietà di qualcuno, o guardarli morire. E’ un sentimento comune tra i più poveri dei poveri: meglio essere uno schiavo bambino abusato, che un senzatetto affamato e lasciato morire”.

di Lorenzo Sani http://quotidianonet.ilsole24ore.com/esteri/2010/01/16/281322-miracolo_claude_salvo_bimbo_sepolto_vivo.shtml

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