EDITORIA, “DENTRO L’OPUS DEI”:VIOLENZA,PLAGIO, SFRUTTAMENTO

http://spettacoli.tiscali.it/articoli/libri/09/11/intervista-provera-opus-dei-12345.html

di Cristiano Sanna

Se hai pitato l’hai fatto comunque per tutta la vita. Impossibile tirarsi indietro del tutto, riprendersi la propria vita e i propri beni. Pitare, termine mutuato dallo spagnolo, significa fischiare, o annunciare la propria voglia di unirsi all’Opus Dei. La prelatura personale fondata dal sacerdote spagnolo Josemaria Escrivà de Balaguer, canonizzato nel 2002 da Karol Wojtyla, è un centro di eccellenza della chiesa cattolica. Gli 85.000 membri della prelatura, distinti in numerari e soprannumerari, perseguono la santità nel lavoro e nella vita quotidiana seguendo i rigidi precetti di Balaguer racchiusi negli scritti Cammino, Solco e Forgia, applicandosi poi a opere di formazione culturale e professionale e di raffinamento religioso. Un’accademia religiosa con un regolamento rigido e militaresco, a cui si offrono ogni anno migliaia di giovani. Finché qualcosa si rompe, subentrano l’insoddisfazione, il senso di isolamento, le patologie psicologiche. Emanuela Provera, ex numeraria con ruoli di prestigio all’interno della prelatura, ha deciso di lasciarla e di testimoniare abusi e contraddizioni di quella che nel libro Dentro l’Opus Dei (edito da Chiarelettere) è descritta come una nuova forma di integralismo che, attraverso il proselitismo dagli asili alle residenze universitarie, attraversa l’Italia.Emanuela, la vita di un numerario dell’Opus Dei è scandita da tre momenti che segnano l’esistenza: Ammissione, Oblazione e Fedeltà. Spieghiamo di cosa si tratta?

“Il candidato all’ammissione all’Opus Dei pita, per così dire, scrivendo una lettera al padre responsabile del centro di prelatura a cui si è rivolto. Alla richiesta, a condizione che si abbia un’età di almeno diciassette anni, si risponde verbalmente e con un’azione di incoraggiamento del candidato piuttosto decisa e avvolgente. Comincia così il percorso definito piano inclinato, mediante il quale, secondo il catechismo dell’Opera e attraverso un tutor, si diventa numerari. Una seconda cerimonia nella cappella di un centro dell’Opus Dei, alla presenza di testimoni, conferma l’Oblazione, cioè la determinazione del numerario di restare nella prelatura. Quella vocazione va riconfermata ogni 19 marzo per cinque anni. Trascorso quel periodo, la terza cerimonia della Fedeltà suggella la definitiva appartenenza del numerario all’Ordine. Per sempre”.Come per sempre? Stiamo parlando di giovanissimi che accettano di fare una vita dedita al proselitismo, alla castità e al rispetto di regole di vita rigidissime, con tanto di catechismo aggiunto a quello che conoscono tutti i cattolici. Non sono previsti momenti di crisi o ripensamento?

“Certo, ma lasciare l’Opera è scoraggiato con metodi terrorizzanti che puntano sul senso di colpa, sull’isolamento, sulla presenza dell’inferno e del Diavolo al di fuori della prelatura. E in ogni caso nessuno può impedire ad un numerario di andarsene, ma i suoi beni rimangono intestati all’Opera. Chi diventa numerario deve fare testamento entro i 23 anni e destina tutte le sue sostanze all’Opus Dei. Dunque ti ritrovi solo nel mondo reale, senza un conto in banca, senza soldi, senza una casa dove stare e con un mondo di rapporti personali e affettivi tutto da ricostruire. Questo avviene spesso in età adulta, o anche nella mezza età, ma l’avvicinamento all’Opera e l’accesso alla prelatura cominciano tra i 14 e i 17 anni. Da quel momento vivi 24 ore su 24 in una realtà parallela”.Lei se n’è andata perché soffriva psicologicamente ed era arrivata ad assumere psicofarmaci, come raccontano altri ex numerari?

“Sì. Io mi sentivo sola, isolata, lontanissima dal mondo reale, oppressa da regole militaresche di mortificazione dell’ego e di violazione costante della privacy. Ero separata dalla famiglia. Più mi impegnavo in ruoli di prestigio nella prelatura, e ne ho ricoperti vari, più il senso di sofferenza e frustrazione aumentavano. Dei miei 15 compagni nella splendida residenza in cui trascorrevamo le giornate, almeno 10 usavano farmaci per combattere turbe psichiche ed emotive. Avevo desiderio di un compagno, di un uomo con cui confrontarmi su tutto, non parlo solo del sesso, che nell’Opera viene represso a suon di mantra, prediche e confessioni. Il voto di castità, di povertà e di obbedienza assoluta regolano la vita dei numerari. Nei primi due anni di prelatura si viene inviati in centri speciali in cui si è sottoposti ad un training intensissimo: isolati dal mondo, i neo-numerari devono raccontare tutto di sé sul passato sessuale, sull’eventuale assunzione di droghe e sul ricorso a rituali magici. Le confessioni vengono registrare in appositi moduli e passate di mano in mano ad una serie di direttori dell’Opera e in qualche modo ti marchiano per sempre. Ma c’è dell’altro”.Le sono capitati episodi di abuso sessuale o di violenza?

“Non a me personalmente. Ma l’atmosfera nei centri dell’Opera, dapprima così entusiastica e piena di motivazione, per attirare nuovi numerari, si fa via via sempre più mortificante della dignità personale. La posta, anche quella elettronica, è sotto costante controllo, la televisione è chiusa a chiave e per vedere alcuni programmi si deve avere l’approvazione dei responsabili del centro a cui si appartiene. Si dorme sul legno, si deve indossare il cilicio almeno due ore tutti i giorni e ci si deve frustare regolarmente su natiche e schiena con uno strumento di corda intrecciata dopo aver confessato peccati e tentazioni, a cominciare da quelli sessuali. La regola è che più la confessione è stata generosa più corposa dovrà essere la punizione che ci si infligge nella propria stanza o nei bagni del centro. Dove scudisciate e urla di dolore percorrono camere e corridoi. La volontà viene depurata di ogni ribellione polemica a suon di formule recitate durante l’arco della giornata. Una di queste, ripetuta ossessivamente e attribuita al conquistador Cortés, ricordava come quel condottiero avesse obbligato i suoi uomini a bruciare le navi con cui erano giunti in Messico, per non aver mai più nostalgia né desiderio di tornare alla terra natale. Metafora più che esplicita”.Nel libro si parla anche di evasione fiscale e di sfruttamento del lavoro nero da parte dell’Opera, che riceve contributi di Stato.

“Chi lavora anche all’esterno degli edifici della prelatura, come quelli che stanno nelle librerie specializzate, viene pagato poco e in nero. Nessun contributo versato, nessun futuro, solo asservimento, immoralità e illegalità. Quando si dà all’Opus Dei la propria disponibilità al lavoro, si firmano carte con valenza contrattuale che rispondono al segretissimo statuto della prelatura redatto in latino, che nessuno, se non nelle altissime sfere, ha mai visto. Io non sono mai riuscita a visionarlo, nonostante il ruolo ricoperto e l’insistenza delle mie richieste”.Dell’Opus Dei fanno parte molti figli di famiglie altolocate e professionisti di alto reddito. Nel suo libro c’è anche l’esperienza di Marcello Dell’Utri. Possibile che tutti siano stati spogliati delle sostanze?

“Oh, esistono le eccezioni, come nel caso di Dell’Utri. O anche quello che poteva essere il mio caso: quando in preda alla sofferenza e agli psicofarmaci comunicai che volevo lasciare la prelatura, nel giro di poche ore mi fu offerta la possibilità di lavorare presso lo studio di un importante avvocato e di specializzarmi post-laurea all’estero. Era allettante ma rifiutai, avrebbe significato farmi dipingere d’oro le sbarre della prigione, e renderla definitiva”.Le testimonianze raccolte in Dentro l’Opus Dei rivelano una realtà da campo di concentramento. Ma allora perché l’ingresso nella prelatura è ambito?

“E’ frutto di un proselitismo abile ed ossessivo che si rivolge volutamente a menti giovani e inesperte, a personalità in piena formazione. Quando a 18 anni ho cominciato a frequentare i raduni e poi congressi Univ a Roma con i numerari di tutto il mondo, mi sembrava di vivere in una favola. All’interno di strutture bellissime, ville di lusso, aree verdi, centri di studio perfettamente attrezzati, ero rapita dal clima di entusiasmo e dedizione collettiva. Per non parlare del privilegio di essere ricevuti dal Papa. Avevo più di trent’anni quando sono uscita dall’Ordine, ma emotivamente ero ancora una bambina, un’aliena catapultata nel mondo di tutti i giorni”.Plagio, violenza psicologica, separazione dagli affetti dei consanguinei. Come mai le famiglie dei numerari non si ribellano?

“Lo fanno eccome, è in atto una vera guerra a suon di carte legali tra l’Opus Dei e i familiari dei ragazzi introdotti da giovanissimi alla prelatura. Ma nonostante la nostra insistenza, la stampa è reticente a raccontare cosa succede all’interno dell’Ordine, a dar voce alle denunce di centinaia di genitori. E non è un caso che il reato di plagio sia stato abrogato dalla legge italiana. Però noi proseguiamo con le nostre conferenze di denuncia in tutta l’Italia”.Emanuela, com’è la sua vita ora?

“Sono una mamma felice e una donna sposata. Ho faticosamente trovato un lavoro da consulente fiscale e amministrativa, ma molto di me è stato bruciato nella gabbia della prelatura che si è presa i miei anni migliori. E non mi interessa niente delle cose buone che posso aver fatto per gli altri mentre ero numeraria. Lo ricordo come un incubo, quello che vivono ancora moltissime persone, non solo in Italia”. 24 novembre 2009

Annunci

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...