Via Poma, il fidanzato:”Il nome dell’assassino è negli atti e qualcuno lo copre”

DELITTO CESARONI, BUSCO A “VIVO”: «CHI SA NON PARLA PER PAURA»

Raniero Busco al funerale di Simonetta Cesaroni, nell'agosto 1990

Una vicenda di cronaca nera non ancora risolta, quella dell’omicidio di Simonetta Cesaroni, la 21enne romana uccisa nell’ufficio dove lavorava, a via Poma, sede dell’Associazione Italiana Ostelli della Gioventù. Una vicenda che, a 19 anni di distanza, è contraddistinta da (poche) luci e (tante) ombre, e che vede il principale indiziato, l’allora fidanzato di Simonetta, Raniero Busco, portarsi addosso il peso delle accuse come un macigno. Al settimanale “Vivo” Busco dichiara in esclusiva: “Sono stanco di essere inseguito da fotografi, giornalisti e dagli sguardi della gente per strada. Hanno reso la mia vita un inferno e ho quasi perso tutta la mia serenità. Ma il nome dell’assassino di Simonetta è negli atti, e c’è anche qualcuno che lo copre”. Busco, dopo essersi chiesto chi abbia voluto che, quel giorno, Simonetta facesse gli straordinari in ufficio, rincara la dose: “Chi copre l’assassino non parla perché ha paura di essere accusato di favoreggiamento. Quel reato è ormai caduto in prescrizione. Se non parla, è perché è sicuramente stato ricattato dall’assassino”.

Leggo 24 settembre 2009

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