PEDOFILIA, “IL GIORNALE” DISINFORMA E DIFENDE GLI ACCUSATI

DI WILDGRETA

Strana  svolta quella de “Il Giornale”.Nell’ultimo mese, infatti, si è lanciato in vere e proprie crociate in difesa degli indagati per pedofilia in due importanti casi giudiziari, il processo a don Ruggero Conti, ex parroco della parrocchia di Selva Candida a Roma e il caso di pedofilia all’asilo Olga Rovere di Rignano Flaminio.Pregevole per le inesattezze che contiene, l’articolo di oggi sul caso Rignano. Cominciamo con l’analisi delle  informazioni  e del tono generale di questo pezzo che non serve ad informare i lettori.Di seguito troverete anche gli articoli in difesa di don Ruggero Conti.Non faccio alcuna analisi, in quanto non conosco sufficientemene il caso.

“La scuola degli orchi che sconvolse l’Italia”

Cominciamo dal titolo. L’uso del passato remoto presuppone che sia passato molto tempo e forse suggerisce che l’Italia si sia sconvolta inutilmente. Bè garantisco che il caso di Rignano Flaminio sconvolge tuttora le persone, ed è tuttora un caso che viene seguito moltissimo ogni volta che se ne parla.Sono i giornali che non se ne occupano quasi più perchè non è di stretta attualità.

“caso dei presunti abusi su alcuni minori”

Bè, tutti sanno che i minori sono 22, quindi omettendo il numero esatto e dicendo “alcuni”, si tende a sminuire la gravità del caso.

“Dopo una fase di stallo, l’inchiesta ha ripreso una nuova spinta con il ritrovamento, a giudizio del pm, del casale dove sarebbero stati perpetrati gli abusi.”

La “fase di stallo” non c’è mai stata, in quanto dal 2006 le indagini non si sono mai interrotte. La “nuova spinta” di cui parla il giornalista, in realtà sarebbe “l’ennesima spinta”, in quanto il riconoscimento di un altro casale è avvenuto nel luglio dello scorso anno, e dal 2007 sono diversi i luoghi già indicati dai bambini e che sono già stati riconosciuti. Il fatto di scrivere che il ritrovamento dell’ultimo casale è “a giudizio del pm”, suggerisce che non si sa se sia vero che questi luoghi sono stati riconosciuti. Purtroppo, invece, sono stati fatti riconoscimenti ufficiali, quindi quei luoghi sono stati ufficialmente riconosciuti dai bambini, poi se in un eventuale processo, i giudici decideranno di non credere ai bambini, è un altro discorso.

“Sono quattro le insegnati finite al centro dell´inchiesta per pedofilia ma non tutte potrebbero ricevere le comunicazioni giudiziarie.”

Questa informazione è falsa. Sono 3 le insegnanti per cui è stato chiesto il rinvio a giudizio, a cui va aggiunto l’autore televisivo Gianfranco Scancarello. Per la bidella Cristina Lunerti era stata chiesta l’archiviazione, ma le parti civili si sono opposte, e dopo l’udienza di giugno, l’opposizione è stata accolta e la bidella con i tatuaggi riconosciuti da diversi bambini, è rientrata nel caso. Quindi, i rinvii a giudizio che potrebbero essere confermati sono 4 più quello della bidella.Il fatto che la giornalista affermi che non tutti potrebbero ricevere comunicazioni giudiziarie è una frase che non significa nulla, infatti le richieste di rinvio a giudizio sono già state fatte, e ora si attende l’udienza preliminare per sapere se verranno confermate.

Per concludere, direi che Il Giornale, potrebbe  lasciare che a svolgere i processi sia la magistratura. Oltretutto, come abbiamo appena visto, i suoi giornalisti non fanno neppure quel minimo di recerche su internet che eviterebbero loro queste brutte figure.Ma se di un caso non si conoscono neppure le informazioni di base, quale credibilità possono avere le supposte rivelazioni o i vari tentativi di dare letture alternative dei casi di pedofilia? Di seguito, l’articolo su Rignano Flaminio e uno dei tanti fra quelli usciti in difesa di don Ruggero Conti. Non conosco altrettanto bene il caso di don Ruggero, ma ribadisco che le sentenze dovrebbero essere scritte dai giudici e non dai giornalisti.Oltretutto, i casi di pedofilia sono molto delicati e non mostrare il minimo interesse per le vittime, non è giustificabile.

La scuola degli orchi che sconvolse l’Italia

di Redazione

Il caso dei presunti abusi su alcuni minori frequentanti la scuola materna «Olga Rovere» di Rignano Flaminio esplode sui mass media del Paese con grande fragore il 24 aprile 2007: le agenzie di stampa e i telegiornali riportano la notizia dell’arresto di sei persone. Si tratta di tre maestre, una bidella e due persone che lavorano al di fuori della scuola. Sono tutti fermati con queste accuse: violenza sessuale su bambini, minacce, sequestro di persona, produzione e commercio di materiale pedo-pornografico. L’inchiesta giudiziaria, partita sulla base di alcune denunce dei genitori di bambini, prende in esame fatti cominciati nel 2001, per una bambina, e proseguiti per gli altri 20 alunni tra il 2005 ed il 2006. Con un iter a dir poco frastagliato, si chiudono a gennaio le indagini. Dopo una fase di stallo, l’inchiesta ha ripreso una nuova spinta con il ritrovamento, a giudizio del pm, del casale dove sarebbero stati perpetrati gli abusi. Ora la procura è pronta a chiedere i primi rinvii a giudizio per le maestre sospettate delle violenze nei confronti di alcuni loro ex alunni. Il procuratore capo di Tivoli, Luigi De Ficchy, e il pm Marco Mansi hanno firmato prima di Natale i 415 bis, gli avvisi che normalmente preludono alla richiesta del processo. Gli atti verranno consegnati nei prossimi giorni. Sono quattro le insegnati finite al centro dell´inchiesta per pedofilia ma non tutte potrebbero ricevere le comunicazioni giudiziarie.

IL GIORNALE 22 LUGLIO 2009

Il don irascibile che semina zizzania

di Redazione
È stato lui a dare il «la» alle indagini che hanno portato all’arresto di don Ruggero Conti, e già l’anno prima lui stesso aveva scritto al vescovo per metterlo a parte di quelle che lui riteneva attenzioni non lecite nei confronti di ragazzi e ragazze che frequentavano la parrocchia. Don Claudio Peno Brichetto che si è fatto intervistare di spalle da Studio Aperto) è un giovane prete piemontese, ordinato all’inizio del nuovo millennio dopo aver frequentato il seminario San Carlo di Lugano, nella Svizzera italiana. È stato il vice di don Ruggero Conti dal 2005 fino al 2006, quando proprio il titolare della parrocchia di Selva Candida lo allontanò. Sembrava la fine di un rapporto mai stato idilliaco, che molti parrocchiani attribuivano a una certa «invidia» del giovane prete nei confronti di don Ruggero, visto che quest’ultimo era amato e lui, invece, non si sarebbe inserito bene. Di certo don Claudio non nascondeva critiche e accuse al titolare della parrocchia, tanto da decidersi, una volta archiviata la denuncia al vescovo, ad andare da una onlus di Reggio Emilia a raccontare di aver assistito a sospetti abusi, e quelle dichiarazioni poi ripetute ai carabinieri hanno alla fine portato don Ruggero dietro le spalle. Tra i sostenitori del parroco accusato di pedofilia, tanti puntano il dito contro don Claudio sostenendo che avrebbe «seminato zizzania», e cercato di «sollevare» alcuni parrocchiani contro don Ruggero, e ricordano che in passato aveva già presentato esposti e denunce contro altri parroci, non risparmiando accuse anche al tempo del seminario verso i colleghi. Altri ricordano che a Selva Candida parlava apertamente male del suo «superiore», ironizzando tra l’altro sulla sua scarsa forma fisica, e mostrando una malcelata antipatia verso il prete. Ora salta fuori anche che avrebbe offerto denaro a qualcuno per bruciare l’auto di don Ruggero.

(DON RUGGERO CONTI) Difeso dalle famiglie «Sempre corretto»

di Redazione

Parroco della chiesa della Natività di Maria Santissima di Selva Candida, dopo anni di attività alla Giustiniana, il 56enne don Ruggero Conti, a Roma, si era costruito una solida fama di uomo di chiesa e di benefattore, tanto da essere scelto come «garante» per la campagna elettorale di Gianni Alemanno. La sua parrocchia era un punto di riferimento per centinaia di famiglie. Campi estivi frequentatissimi, atteggiamenti da amico sia con i genitori che con i ragazzi. Questi ultimi spesso ospiti a casa sua, per serate trascorse a giocare alla Playstation e finite spesso dormendo lì, con la benedizione dei genitori che si fidavano ciecamente di quel prete gentile e poco conformista, che non si faceva problemi a lasciare le chiavi dell’appartamento ai ragazzi. Alcuni suoi atteggiamenti affettuosi, come l’abitudine al bacio della buonanotte (sulla guancia), sono diventati sui media potenziali indizi di colpevolezza dopo l’avvio dell’inchiesta per pedofilia e il suo arresto. Ma centinaia di ragazzi che l’hanno frequentato hanno voluto esprimere solidarietà con il religioso, dicendosi certi che in quelle serate nei campeggi o a casa di don Ruggero non accadeva niente di torbido, e invadendo di commenti i blog che si sono occupati della vicenda. La sua storia giudiziaria ha così finito per dividere i residenti di Selva Candida, tra chi ha sospeso il giudizio in attesa del processo e i tantissimi che invece lo difendono a spada tratta, ipotizzando che il suo iperattivismo nel togliere i ragazzi dalla strada avrebbe dato fastidio a qualcuno, a tal punto da far finire don Ruggero al centro di un complotto per incastrarlo. E così, mentre sette giovani hanno messo a verbale i racconti di violenze, che spesso sarebbero accadute molti (secondo alcuni troppi) anni fa, nel blocco degli innocentisti spiccano anche molti genitori che, per anni e anni, hanno affidato ogni estate i propri bambini a don Conti, e che ancora ora non vogliono credere che quel prete possa essere un orco.

iL gIORNALE 28 GIUGNO 2009

“Così don Ruggero è stato incastrato dal suo vice”

di Gian Micalessin

«Quel sacerdote aveva il dente avvelenato con il parroco, mi offrì 300 euro per bruciargli la macchina. Io risposi che non facevo certe cose. Lui allora mi offrì un alternativa: “Per la macchina non preoccuparti lo chiederò a quelli di Forza nuova”. Tu aiutami a costruire le prove». Sono le parole di una testimonianza chiave raccolte dal Giornale.

Una testimonianza in grado di far luce su ambiguità e contraddizioni della brutta storia di Selva Candida, la parrocchia alla periferia della Capitale epicentro di una vicenda diventata, negli ultimi mesi, la madre di tutte le inchieste giudiziarie su preti e pedofilia.

Al centro della gogna mediatica e giudiziaria c’è Ruggero Conti, il 55enne parroco della chiesa Natività di Maria Santissima in carcere con l’accusa di aver molestato sette delle centinaia di ragazzini passati per la sua parrocchia nell’arco di oltre dieci anni. Ma nella madre di tutte le storie italiane sui preti orchi e pedofili qualcosa non torna. A oltre un anno da quell’arresto don Ruggero Conti continua a godere della fiducia di centinaia di genitori che negli anni gli affidarono i loro figli e continuano a definirlo educatore e prete esemplare. Genitori pronti a dimostrargli solidarietà riunendosi davanti al carcere o ritrovandosi, come lo scorso 17 giugno, nell’aula del Tribunale di Roma in occasione della prima udienza del processo. Quel processo potrebbe far emergere molti retroscena capaci di incrinare le prove e le testimonianze su cui si basano le accuse a don Ruggero. Prove e testimonianze frutto, in gran parte, dell’impegno e della rabbia di don Claudio Peno Brichetto, un ex viceparroco assegnato alla Natività di Maria nel novembre 2005 ed allontanato per volere di don Ruggero Conti a fine 2006. Quell’allontanamento è l’epilogo di mesi di scontri e litigi durante i quali don Brichetto già lavora per raccogliere prove contro il suo superiore. Un’attività conclusasi con la denuncia alla magistratura di don Ruggero Conti.

Una lettera in possesso di Monsignore Gino Reali, vescovo di Porto-Santa Rufina e responsabile della parrocchia, dimostra però che l’azione di don Claudio Brichetto supera i limiti del lecito. In quella lettera, controfirmata e consegnata di persona al cancelliere del vescovo don Roberto Leoni, un testimone riferisce di un incontro in cui don Claudio Brichetto gli chiede di raccoglier prove sulla pedofilia di Conti e gli offre del denaro per bruciare la sua auto.

«Era l’estate del 2006 avevo fatto dei lavoretti per la parrocchia e andai da don Brichetto per discutere il mio compenso. Lui aveva il dente avvelenato con il parroco, mi offrì 300 euro per bruciargli la macchina. Io risposi che non facevo certe cose e allora lui mi offrì un’alternativa. Per la macchina non preoccuparti, lo chiederò a quelli di Forza Nuova, tu aiutami a costruire le prove e a far scrivere “pedofilo” davanti alla parrocchia», racconta al Giornale il testimone che non vuole essere citato sui giornali, ma giura di avere riferito tutto nella lettera a monsignore Gino Reali e di essere pronto a ripeterlo in tribunale. La sua testimonianza sarebbe già nelle mani dei giudici se il vescovo monsignore Gino Reali non avesse ordinato il totale silenzio sulla vicenda.

«Non posso né smentire, né confermare – risponde il cancelliere don Roberto Leoni quando Il Giornale lo chiama al telefono e gli chiede conferma dell’esistenza della lettera -. Purtroppo – chiarisce imbarazzato – i miei superiori mi hanno ordinato di non parlare di questa vicenda». Le paure e le reticenze di monsignor Gino Reali sono in parte comprensibili. Il clamore suscitato dalle accuse al suo parroco hanno già scatenato l’indignazione dell’opinione pubblica, aggiungerci il sospetto di una faida interna e di comportamenti al di là della legalità equivale a mettere altro fango davanti al ventilatore. Anche perché don Claudio Peno Brichetto, il grande accusatore del parroco Ruggero Conti, è una figura alquanto controversa. Secondo monsignore Oliviero Bernasconi, vicario generale della Diocesi di Lugano, i lati oscuri della sua personalità emergono già durante gli anni trascorsi al Seminario di San Carlo nel capoluogo della Svizzera italiana.

IL GIORNALE 28 GIUGNO 2009

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9 thoughts on “PEDOFILIA, “IL GIORNALE” DISINFORMA E DIFENDE GLI ACCUSATI

  1. tengo a precisare, per onestà intellettuale, che l’articolo di Gian Micalessin del 28 giugno diffuso su questo blog, è un estratto. Manca la parte in cui si dettaglia la personalità di don claudio, quella in cui si dice che continuava, senza ragione, ad accusare di omosessualità i compagni di corso in seminario, tanto che uno di essi ha deciso di continuare il proprio percorso vocazionale in un Ordine Mendicante. Don claudio peno brichetto non era stato ammesso agli ordini sacri in quanto il suo carattere non dava garanzia di equilibrio ed era pure causa di tensioni interne nella comunità del seminario, come spiega il Vicario della Diocesi di Lugano, riportato nell’articolo di Micalessin, nella parte tagliata (censurata?) dal blog. Manca anche, a ben guardare, la parte in cui si riferiscono altri precedenti poco qualificanti dello stesso don claudio (don Salvatore Rizzo con cui aveva avuto a che fare in precedenza: “aveva chiesto ad un mio parrocchiano come mai non mi gambizzava dal momento che mi scopavo sua moglie e lo consigliava, se teneva alla sua dignità, di minacciarmi con la pistola”), Una suora, all’inizio del 2007, in una lettera, denuncia il forte disagio di alcuni parrocchiani relativamente al fatto che don claudio, in via confidenziale, poneva loro strane ed insistenti domande riguardanti la loro sfera sessuale..
    In questo blog, inoltre, manca l’articolo pubblicato il 22 luglio scorso, in cui un parrocchiano di don Ruggero, denuncia il tentativo di corruzione intrapreso ai suoi danni da don claudio (5000 euro per mettere a tacere il fatto che, in precedenza, lo stesso don claudio gliene aveva offerti 330 per bruciare l’auto di Ruggero e per aiutarlo a costruire le prove), a seguito del precedente articolo diffuso sul giornale, e il successivo atto in cui il prete, aiutato da un secondo uomo alla giuda di un auto, tenta di mandare fuori strada il malcapitato, tamponandolo. Tutto denunciato ai carabinieri.
    L’unico modo per sostenere che il Giornale fa disinformazione è armarsi di buona volontà e, se si desidera davvero la verità, SMENTIRE I FATTI riportati nel giornale stesso.

  2. errata corrige. L’ultimo articolo cui facevo riferimento non è del 22 , ma del 20 luglio, pagina 17 in cronache.

  3. Gentile,Ayeyebrazo io non ho manomesso alcun articolo, in quanto non lo faccio mai.Quindi, se ho incollato male o ho trovato una versione diversa dell’articolo in questione, mi mandi i link che secondo lei sono giusti e pubblicherò anche quelli.Comunque la disinformazione di cui parlo riguarda Rignano e chiunque può controllare che ciò che scivo corrisponde a verità.Quando si criticano gli articoli, si dovrebbe prima leggerli.

  4. per Wildgreta.
    Lungi da altri l’idea di metterla in mezzo tra me ed ayeyebrazo sulla presentazione di questo settore del blog “Pedofilia, Il Giornale disinforma e difende gli accusati”.
    A me sta benissimo invece criticarla nel modo più aspro, sostenendo che ha perso ogni equilibrio e senso della misura anche solo a valutare il titolo sopracitato.
    Ma si è dimenticata che uno dei principi fondanti della nostra cultura e della nostra civiltà è la presunzione di innocenza per tutti? E’ un punto fermo che, se disatteso, ci riporterebbe ai processi della Santa?!! Inquisizione o ad altre forme di civiltà coesistenti con la nostra, ma molto, molto difformi (Legge islamica, Cina etc.)
    Come si può ritenere ingiusto, anzi iniquo ed immorale che qualcuno difenda gli accusati? A mio avviso è come minimo molto più imprudente sostenerne la colpevolezza, senza avere a disposizione e senza avere studiato in modo imparziale tutto il materiale a disposizione degli inquirenti.
    E’ strano difendere gli accusati? E’ ancora più strano accomunare in un unico giudizio negativo quanto riferito sul caso di Rignano Flaminio, che si dice di conoscere, e sul caso di don Ruggero, che si afferma di non conoscere.
    Vogliamo parlare di disinformazione? Articoli de “Il Giornale” e di “ Tempi” riportati solo oggi (Tempi del 9 Giugno, Tempi del 25 Giugno, Giornale del 28 Giugno, Tempi del 2 Luglio), riportati in modo incompleto come già segnalato da ayeyebrazo, non segnalati affatto come il recente “Il Giornale” del 20 Luglio (anche questo segnalato da ayeyebrazo), o come l’intervista a don Fortunato Di Noto su “Tempi” del 2 Luglio, a suo tempo da me segnalata.
    La chicca finale è: “Oltretutto, come abbiamo appena visto, i suoi giornalisti (de Il Giornale, n.d.s.) non fanno neppure quel minimo di recerche su internet che eviterebbero loro queste brutte figure.”
    E’ giustissimo, con un minimo di consultazioni i giornalisti avrebbero appurato che le insegnanti imputate sono tre piuttosto che quattro o cinque (l’ informazione, di per sé non molto importante, è tutt’al più inesatta, non falsa). Devo però ricordare a wildgreta che un anno or sono un giornalista di “Repubblica” molto colpevolista fece una gran brutta figura scrivendo un suo articolo sulla base di
    “notizie” scritte su questo blog, alla faccia della verifica delle fonti. Quindi dipende tutto da cosa si attinge, e soprattutto da chi lo attinge? Va bene, ma non parliamo di disinformazione, non pigliamoci per …fessi.

    Per ayeyebrazo
    Un caro saluto da Roma. Per quanto possibile, cerchiamo di sostenere don Ruggero con la preghiera e con ogni idea, anche bislacca, che gli possa mitigare questa sua seconda estate “al fresco”…
    Speriamo di conoscerci di persona in occasione migliore.

    Gianni Castellucci

  5. Credo che Lei non voglia comprendere quanto ho detto, quindi non inisterò oltre. Trovo grave che un giornale decida di difendere gli indagati di vari processi per pedofilia senza curarsi delle vittime. Anzi, lo trovo gravissimo. Trovo altresì molto grave che si diffondano informazioni inesatte o parziali. Riguardo agli articoli su don Ruggero ho già risposto e ho pregato di indicarmi i link degli articoli completi,visto che io non li ho tagliati volontariamente. Io non perso l’equilibrio, glielo garantisco.Ma certamente che dei giornali si schierino così platealmente dalla parte degli accusati, mi preoccupa, in quanto non sono i giornali a dover svolgere i processi. E poi,scusi, lei trova normale che un quotidiano difenda gli indagati, ma critica la mia supposta mancanza di equilibrio? Le dirò che, rispetto a Il Giornale, sono molto più equilibrata io, solo che lei non lo vede, perchè è convinto dell’innocenza di don Ruggero e non le interessa il discorso che ho fatto sulla cattiva informazione.
    Anche del mio articolo Lei cita solo ciò che le fa comodo. Io ho parlato di informazioni inesatte e solo alla fine dico “false”, ma lei ha citato solo l’ultima frase, perchè le faceva comodo. Procedendo ciecamente nelle proprie convinzioni, non si fa il bene di nessuno e, la prego, se vuole criticare i miei articoli, li legga meglio.
    Cordialmente,
    Wildgreta

  6. … come già detto in altra sede (Iniziato il processo…) purtroppo è tempo e fiato sprecato, quando si parla di un caso del genere è molto più facile accusare a testa bassa che cercare di capire quello che veramente succede e la presentazione degli articoli fatta in questa maniera è un esempio lampante di come la pensa la nostra ospite.

    Per Ayeyebrazo: volevo confermarLe che Don Ruggero non è solo, è qualche settimana che una Radio Locale romana si occupa attivamente del caso con trasmissioni che ascolta anche il nostro Ruggero dal carcere, un giornalista è venuto nel nostro quartiere a parlare con le tantissime persone che sostengono Ruggero e questa mattina durante la trasmissione ha ospitato alcuni degli amici che continuano a portare avanti la sua opera.
    Saremo in tanti anche il 1 ottobre in tribunale e stiamo organizzando iniziative, come dice giannicasti, anche un po’ “bislacche” per accompagnare Ruggero durante questa seconda estate al fresco.
    Un saluto a tutti

  7. per Wildgreta
    Se fosse possibile, La pregherei di leggere anche il labiale, visto che evidentemente lo scritto non basta. Nel nostro ordinamento, oggi, in Italia, sino a che una sentenza non sia passata in giudicato (primo grado, appello, cassazione) vi sono almeno 2 (due) fatti certi.
    Primo, qualsiasi indagato e imputato, (quindi anche don Ruggero Conti e gli imputati per il caso di Rignano Flaminio), è innocente. E’ innocente, non si ritiene, si pensa, si opina, si spera che sia innocente.
    Secondo e conseguente, oltre che ovvio, le vittime non esistono. Sempre fino a sentenza passata in giudicato. Quindi alla data odierna, Le piaccia o meno, mentre è doveroso sostenere un innocente certo, è pateticamente inutile o meramente strumentale chiedere solidarietà (quale, in che forma, diretta a chi) per delle vittime solo possibili.
    Le quali poi, se don Ruggero venisse dichiarato innocente, diventerebbero a loro volta indagati ed imputati (sempre e comunque innocenti sino a sentenza passata in giudicato). Ha finalmente capito come funziona il meccanismo?
    Quanto alla completezza del mio intervento, mi sembrava che la parte più importante riguardasse appunto la cattiva informazione. Si definisce cattiva informazione qualsiasi notizia incompleta o inesatta (i pareri annessi alle notizie, di qualsiasi genere essi siano purché non si configurino come precise forme di reato, sono tutti leciti ed anzi garantiti dal nostro ordinamento giuridico). Si definisce inoltre cattiva informazione la volontaria omissione nel pubblicare articoli contenenti notizie. Forse “Il Giornale” è colpevole di cattiva informazione. E wildgreta, sulla base di fatti certi che ho espresso nel mio precedente ed in altri interventi, come si dichiara?

    Gianni Castellucci

  8. Mi dispiace ma le vittime di Rignano Flaminio esistono già, quello che deve stabilire la legge è se siano state vittime di questi indagati.Sono vittime perchè hanno subito un trauma all’asilo che frequentavano e questo trauma è stato certificato da medici ed esperti.Quei bambini sono in cura per il trauma subito, non per una indigestione.In uno dei blog che difendono generalmente persone accusate di pedofilia, un giorno si commentava la sentenza di un asilo dicendo che quelle persone assolte erano innocenti ma forse si sarebbero dovute riaprire le indagini per scoprire da cosa era derivato il trauma subito da quegli alunni e se ci fossero altre persone responsabili.Come vede, i punti di vista sono tanti e non credo che lei abbia i titoli per dare lezioni agli altri.Con questo la saluto, e mi dispiace che il processo a don Ruggero le abbia fatto perdere completamente la lucidità.Se le testimonianze contro di lui sono false, sono certa che verrà fuori durante il processo ma, nel frattempo, non incorra negli errori già commessi da altri: il fatto che lei reputi don Ruggero innocente, non significa che tutti gli altri casi di pedofilia siano falsi o inventati e che tutti gli indagati del pianeta siano stati accusati ingiustamente.

  9. Per wildgreta.
    Va bene tutto, la pedofilia è un male devastante, le vittime esistono, io sono poco lucido, convinto dell’innocenza di don Ruggero e non ho nessun titolo per dare lezioni a nessun altro (anche se a me sembravano solo opinioni).
    Ma wildgreta, sul tema della cattiva informazione, come si dichiara?
    Gianni Castellucci

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