MEREDITH: GENITORI IN AULA, DIFENDONO AMANDA E RAFFAELE

di Claudio Sebastiani

PERUGIA- Quella tra Raffaele Sollecito e Amanda Knox “era una bella storia” ma ora i due ex fidanzati sono accusati dell’omicidio di Meredith Kercher e per difenderli oggi hanno testimoniato davanti alla Corte d’assise di Perugia il padre del giovane pugliese, Francesco Sollecito, e la madre della studentessa di Seattle, Edda Mellas. Hanno ribadito la loro certezza nell’innocenza dei figli e risposto a domande su vari aspetti dell’indagine. Secondo il legale dei Kercher, Francesco Maresca, sono però emerse “incertezze” su orari considerati fondamentali per l’inchiesta. “Sapevo di Amanda – ha detto Sollecito – e Raffaele la coccolava come una bambina”.

Ha quindi riferito della telefonata fatta al figlio alle 20.42 del primo novembre 2007, la sera del delitto, e di averlo richiamato la mattina dopo alle 9-9.30. “Era a letto che dormiva” ha spiegato. Poi i nuovi contatti verso le 12.30 quando era stata trovata aperta la porta d’ingresso alla casa dove vivevano la Knox e la Kercher, ma anche infranta la finestra in camera di una delle coinquiline italiane. E la scoperta del cadavere: “mi disse che era stata uccisa un’amica di Amanda ed eravamo affranti”. Di Raffaele, il padre ha sottolineato le condizioni economiche “agiate”, per avere ereditato delle proprietà dalla madre morta nel 2005, e spiegato l’abitudine del giovane a portare coltelli con la passione adolescenziale di intagliare la corteccia degli alberi. Rispondendo a una domanda dei difensori del figlio, Sollecito si è soffermato sul dossier predisposto per evidenziare come la scena del delitto risultasse “modificata” tra il primo e il secondo sopralluogo della polizia. Alcune immagini (tra le quali quelle del corpo della vittima) vennero poi trasmesse dall’emittente Telenorba e per questa vicenda Sollecito è stato inquisito dalla procura di Perugia che gli ha notificato l’avviso di conclusione indagini. Il padre di Raffaele ha parlato di “errori grossolani” costati il carcere al figlio come l’attribuzione di una impronta di scarpa poi rivelatasi di Rudy Guede “che ha portato il gip a convalidare il fermo”.

Edda Mellas ha invece ricordato il primo incontro in carcere con la figlia. “Stava malissimo – ha spiegato – perché Patrick Lumumba (arrestato ma poi prosciolto – ndr) era stato trascinato in questa bruttissima situazione”. Ha spiegato che Amanda le parlò delle presunte pressioni ricevute in questura e ricostruito le telefonate della mattina del 2 novembre (la notte, a Seattle). “Non ci sono prove contro di lei” ha ribadito la Mellas, spiegando che la figlia non pensò mai alla fuga. Una deposizione che Amanda ha seguito prendendo appunti. “Questa – ha tra l’altro scritto riferendosi alla deposizione della madre – è più difficile per me che il mio esame”. E ancora: “She is doing ok”, “lei è andata bene”. Testimonianze che però secondo l’avvocato Maresca hanno evidenziato “incertezze” su orari e particolari considerati importanti per l’indagine. Come la cena di Raffaele e Amanda la sera del primo novembre e le indicazioni fornite dall’americana alla madre nei primi contatti telefonici e poi ricostruiti con le intercettazioni ambientali in carcere.

claudio.sebastiani@ansa.it

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