Torino, abusi sulle figlie:parla lo psichiatra che 15 anni fa giudicò la ragazza inattendibile

“Decide il giudice non lo psichiatra”
Il medico: «La nostra valutazione è uno degli elementi»
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Il medico che non le credette
RAPHAËL ZANOTTI
TORINO
Quindici anni fa la sua consulenza fu determinante per far archiviare le prime indagini nei confronti del padre-padrone. Il dottor Renato Gozzi, psichiatra riconosciuto e che lavora moltissimo con la procura di Torino, dichiarò che la presunta vittima non era attendibile. Oggi la storia dice il contrario.

Dottore, ci può spiegare come è stato possibile?
«Ovviamente non nel dettaglio. Il segreto professionale mi impedisce di parlare di casi su cui sono stato chiamato a esprimere un giudizio».

Allora cerchiamo di capire. In cosa consiste il suo lavoro, perché le procure si rivolgono a voi psichiatri?
«I motivi possono essere molteplici. Nei casi come quello in oggetto ci viene richiesto di stabilire l’attendibilità di una presunta vittima».

Come fate a capire se è attendibile o meno?
«Stiliamo un profilo del soggetto, sia dal punto di vista clinico – le patologie – sia da quello psicologico. Tutto questo avviene attraverso una serie di test e una serie di colloqui, almeno due o tre».

Quanto dura questo lavoro?
«Di solito ci vengono concessi sessanta giorni per le nostre conclusioni, ma possiamo chiedere proroghe se riteniamo di non avere ancora risultati definitivi. C’è anche un lavoro di ricerca, perché a volte questi soggetti hanno già una storia clinica alle spalle, quindi integriamo il nostro lavoro con quello di colleghi che hanno seguito l’evoluzione del soggetto negli anni».

E alla fine stabilite se la persona mente o meno?
«La cosa è un po’ più complicata. A noi non viene richiesto di stabilire se il soggetto dice o meno la verità. Ci viene chiesto di dire se è attendibile. Ma l’attendibilità è un concetto giuridico, non clinico. È la capacità di un soggetto con funzioni psichiche integre di dire la verità. Sempre nel caso che lo voglia».

Quindi voi valutate?
«L’integrità delle funzioni. Può succedere che un soggetto non raggiunga il livello sufficiente delle proprie funzionalità, specialmente nei casi di persone affette da patologie o deficit intellettivi, e lo si dichiara inattendibile. Magari dice la verità, ma per scoprirlo sono necessari altri tipi di accertamenti. Per questo è il magistrato che decide se mandare avanti le indagini sulla base degli indizi raccolti».

Però la vostra valutazione conta.
«E’ uno degli elementi. Ma il giudice può anche decidere di non tenerne conto. Poi sa, tutti possiamo sbagliare. La psichiatria non è una scienza esatta e valutazioni che ieri potevano sembrare corrette, nel corso degli anni possono modificarsi. Ci sono patologie con caratteristiche permanenti, come il disturbo della personalità, e altre cicliche o temporanee, come quelli dell’umore».

A lei è mai capitato che una sua diagnosi si dimostrasse, negli anni sbagliata?
«Agli psichiatri forensi viene richiesto di stabilire le condizioni psichiche di un soggetto legate a un singolo evento avvenuto in un determinato momento. Poi, personalmente, posso dire che la storia emersa oggi è davvero drammatica».

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