Don Caccia, il sacerdote trovato morto nella sua auto: dall’autopsia nessun segno di violenza

IL GIALLO SULL’A4

Don Caccia è soffocato nell’incendio

Nessun segno di violenza evidente, nessuna contusione, nessun foro di proiettile. E, nei polmoni, tracce di fuliggine, a dimostrare che il sacerdote potrebbe essere morto soffocato durante l’incendio che ha devastato la sua vettura

Il giallo della telefonata che gli avrebbe fatto lasciare Trento per la morte della madre di un amico prete, che però don Caccia non  mai contattato.

di Dario Crippa
Don Silvano Caccia (Foto Ansa) Monza, 25 marzo 2009 – Nessun segno di violenza evidente, nessuna contusione, nessun foro di proiettile. E, nei polmoni, tracce di fuliggine, a dimostrare che il sacerdote potrebbe essere morto soffocato durante l’incendio che ha devastato la sua vettura. Eppure, i magistrati della Procura di Monza che stanno indagando sulla misteriosa morte di don Silvano Caccia, il parroco di Giussano trovato carbonizzato giovedì sera scorso nella sua auto nell’area di servizio Brianza Nord, sull’autostrada Milano-Venezia, non si sentono di escludere ancora alcuna ipotesi. Neppure quella dell’omicidio.

Gli esiti completi dell’autopsia sul corpo del sacerdote di 54 anni, eseguita ieri mattina all’ospedale San Gerardo di Monza dal medico legale Rosanna Castiglioni, saranno pronti comunque solo fra qualche giorno. Qualcosa in più lo potrà forse dire la perizia tecnica sulla Fiat Punto disposta dal pm Alessandro Gentile per venerdì pomeriggio e che dovrebbe stabilire che cosa abbia fatto scaturire le fiamme che hanno invaso la vettura.

Quello che è certo, è che il fuoco è partito dalla parte posteriore della vettura, che era alimentata a Gpl, ma non ha fatto esplodere le bombole del gas. Per il momento gli inquirenti sembrano escludere un’unica ipotesi, quella del suicidio: troppo lento il divampare delle fiamme, hanno fatto sapere dalla Procura, per immaginare che una persona potesse rimanere al suo interno senza tentare una reazione disperata.

A meno che la vittima si fosse imbottita di droga. O fosse stata narcotizzata: per arrivare a una conclusione, sarà necessario attendere gli esiti degli esami tossicologici sui campioni del cadavere inviati ieri mattina in laboratorio.

Si torna dunque al punto di partenza di quello che si presenta come un autentico rompicapo, su cui indaga a questo punto anche la Squadra Mobile di Milano. Don Silvano Caccia, dopo una vita passata negli uffici della Curia, dove era stato stretto collaboratore del cardinale Martini prima e del suo successore Tettamanzi poi, da pochi mesi era stato mandato in una parrocchia di provincia per riorganizzarla.

Un cambio di vita forte, forse sconvolgente, anche se chi lo conosceva bene sostiene che fosse tutt’altro che depresso o incline al suicidio. La settimana scorsa era però partito quasi all’improvviso per Trento, per un periodo di riflessione. E giovedì pomeriggio, sempre all’improvviso, si era allontanato dal convento dei Padri Venturini in cui alloggiava assicurando che sarebbe rientrato per cena. Lo avrebbero invece ritrovato cadavere nella sua auto in fiamme nell’area di servizio di Caponago, a una trentina di chilometri da casa.

La famiglia del sacerdote ha nominato un avvocato, Mario Zanchetti, per seguire la vicenda: un pezzo grosso, già legale della Curia, docente universitario. “Il nostro consulente ha seguito l’autopsia – ha detto ieri – ma ancora non ci sono segnali che facciano propendere per un’ipotesi precisa. Sappiamo che a Trento era andato per riposare e che quando se ne andò lasciò tutti i suoi effetti personali in camera sua: ci hanno detto che era rimasto scosso per la morte della madre di un sacerdote suo amico, forse voleva raggiungerlo”.

Solo che il sacerdote in questione, il parroco di Solaro, non fu mai contattato da don Silvano. I funerali di don Silvano dovrebbero essere celebrati sabato pomeriggio: il corteo partirà dalla camera ardente all’oratorio maschile.

Dario Crippa
la Nazione 25 marzo 2009

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