ROMA,/ABUSI SU 7 MINORI: DON RUGGERO CONTI TORNA IN CARCERE

(AGI) – Roma, 18 mar. – E’ tornato in carcere don Ruggero Conti, l’ex parroco della chiesa della Nativita’ di Maria Santissima per il quale la procura di Roma ha chiesto il rinvio a giudizio per aver abusato di sette bambini tra il 1998 e il 2008. Il gip Carmine Castaldo ha accolto la richiesta di aggravamento della misura cautelare sollecitata dal pm Francesco Scavo dopo la circolare firmata dal procuratore Giovanni Ferrara. Il sacerdote, 56 anni, era infatti agli arresti domiciliari e, dopo il fornaio di Fiumicino accusato di aver violentato una ragazza a Capodanno, e’ la seconda ‘vittima’, in ordine di tempo, del decreto antistupri varato dal governo ed applicato dalla procura capitolina.

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18 thoughts on “ROMA,/ABUSI SU 7 MINORI: DON RUGGERO CONTI TORNA IN CARCERE

  1. Un saluto a Wildgreta e a tutti quelli che continuano a seguire con attenzione il caso di don Ruggero Conti.
    Un solo argomento di riflessione, sulla base degli ultimi fatti giudiziari.
    Quando a don Ruggero Conti furono concessi, per comprovati motivi di salute, gli arresti domiciliari, sul blog vi furono ovviamente interventi a favore e contro tale provvedimento.
    Io, pur essendo emotivamente contento del fatto che ad un amico era stata concessa una misura di custodia cautelare meno restrittiva, ho cercato di informarmi e di riflettere sugli aspetti di tale provvedimento.
    Ora, gli arresti domiciliari vengono concessi se non vi è pericolo di fuga, di inquinamento delle prove o di reiterazione del reato.
    Se tale rischio esiste, il magistrato che firma un provvedimento di concessione dei domiciliari è come minimo improvvido, se non connivente o complice dell’imputato.
    Se tale rischio non esiste, io non riesco a capire come una circolare di un Procuratore possa alterare la realtà dei fatti, ed addirittura farlo in modo retroattivo.
    L’unica spiegazione che riesco a darmi (ma non è certo consolatoria) è quella di un passivo, servile adeguarsi alla voce del padrone, che tramite il cosiddetto “decreto sicurezza” (ma vi pare che la sicurezza dei cittadini italiani possa essere tutelata per decreto?) cerca di continuare a sostenere che i pericoli per gli italiani vengono dagli zingari, dai Romeni o, nella fattispecie, dai perpetratori veri o presunti di abusi sessuali.
    Se non fosse una tragedia, potremmo provare a riderne.

  2. Bentornato. Le dico subito che saranno in molti a tornare in carcere per effetto del decreto sicurezza. Alcuni, anzi, ci sono già tornati. Ogni giorno leggiamo di qualche persona accusata di abusi sessuali che passa dai domiciliari al carcere. Non ho ben cpaito, però, se questa regola valga per tutti, o solo per le persone di cui i PM si ricordano. Mi risulta, infatti, che suor Soledad, già rinviata a giudizio per abusi sessuali su 27 bambini di Vallo della Lucania, sia ancora libera per decorrenza dei termini di custodia cautelare. (a lei non erano neppure stati concessi i domiciliari) Mi domando, allora, quale sia la regola per questi casi e per altri sacerdoti che oggi si trovano ai domiciliari in qualche “ritiro spirituale” .

  3. Ma la Sua sola preoccupazione è quella di far finire in carcere tutte le persone implicate in vario modo e grado in fatti che riguardino violenze su minori? Per Lei non ha importanza tramite quali strumenti ciò avviene?
    Se questo avviene tramite un decreto legge che l’Associazione Nazionale Magistrati ha dichiarato “barbaro”, ossia non coerente con regole di convivenza civili, a Lei poco importa?
    Se l’applicazione di questo decreto, sia pure in aspetti definiti dagli addetti ai lavori “procedurali”, ma che poi hanno pesantissimi risvolti sostanziali, lede in maniera palese il principio (sacro) di non applicabilità retroattiva, a Lei poco importa?
    Non crede che don Ruggero Conti avrebbe a breve (si fa per dire) avuto un giusto rinvio a giudizio o una giusta scarcerazione, anche senza la revoca degli arresti domiciliari?
    Cosa cambia per la società (e per Lei) se questo periodo che precede l’udienza preliminare don Ruggero Conti lo trascorre in un luogo scelto per lui dalla magistratura (per favore, niente facili ironie su “ritiri spirituali”, che ben altra cosa sono per chi ci crede) oppure in carcere?
    Ripeto, se non fosse una tragedia ci sarebbe da ridere sul come ci costringono a dibattere solo su quello che vogliono farci vedere. E sul come ormai anche noi siamo incapaci di indignarci se non siamo prima imbeccati dai media.

  4. No, forse non mi sono spiegata: mi domandavo come mai alcuni sì e altri no. Cercavo di capire qual’è la regola. Infatti non trovo giusto che don Ruggero venga arrestato se altri, nella sua stessa situazione, possono restare ai domiciliari. per questo ho fatto l’esempio di suor Soledad. A me interessa solo che persone che possono reiterare il reato siano lasciate libere e, in attesa del processo, compiano abusi su altri minori come, ad esempio, è successo ad Agrigento, in alcune scuole e in tanti altri casi. Per il resto, se una persona non è pericolosa, può tranquillamente restare libera o ai domiciliari fino alla conclusione del processo. Ammetterà, che quando abbiamo letto la storia del pizzaiolo di Agrigento che ha abusato la bambina di 4 anni perchè non aveva detto a nessuno di essere sotto processo per lo stesso reato in un’altra città, ci siamo scandalizzati tutti.

  5. Pienamente d’accordo col Suo ultimo intervento, vorrei un Suo parere sul cosiddetto “Decreto sicurezza” e sugli effetti che potrà avere nella nostra società.
    Un saluto

  6. @ wildgreta

    Il decreto si applica SOLO ED ESCLUSIVAMENTE agli indagati per i quali esistono gli estremi per la custodia cautelare posta in regime domiciliare.
    NON PER COLORO per i quai non sussistendo pericoli di fuga, reterazione del reato ed inquinamento delle prove SI TROVANO A PIEDE LIBERO.
    Ecco perché Riva é in carcere e Suor Soledad no.

    Comunque é bene ricordare che il decreto non é vincolante ed qualsiasi gip può disattenderlo come ha fatto Guglielmo Muntoni che ha rimesso in libertà lo stupratore di Capodanno
    http://www.corriere.it/cronache/09_marzo_20/stupro_capodanno_872c7fb0-1554-11de-b9ee-00144f486ba6.shtml

    Il decreto si limita a “consigliare” non abroga la discrezionalità del giudice.
    Lo hanno fatto sull’onda emotiva degli stupri ma ha uno scopo solo propagandistico.

  7. In realtà, il caso di suor Soledad è diverso. Lei era in carcere, non ai domiciliari, ed è stata scarcerata per decorrenza dei termini di carcerazione preventiva. In questo caso il gip può scegliere di applicare il decreto o no? Non mi interessa Soledad in particolare, ma ci sono altri casi di persone liberate per decorrenza.

  8. per Giannicasti

    Certamente nel DDL sicurezza non sono d’accordo sulle norme contestate anche dai 101 deputati del PDL.
    Pensi che anche gli insegnanti possono denunciare bambini irregolari…

  9. @ wildgreta

    Suor soledad rimase in carcere pochi giorni poi andò ai domiciliari.
    Scaduti i termini la procura poteva emettere un nuovo ordine se non l’ha fatto é perché ritenne che ne sussistevano le ragioni (tra l’altro non aveva neanche il divieto di espatrio visto che volò tranquillamente in Perù dove avrebbe potuto tranquillamente rimanere visto che non é prevista estradizione per violenza sessuale in quel paese).
    Non é un caso rientrante nel decreto.
    Sarebbe rientrato nelle tenaglie del decreto Pino la Monica se non fosse stato scarcerato; dai domiciliari sarebbe passato alla galere per effetto del dispositivo d’emergenza.

  10. Più in generale:

    il provvedimento di custodia cautelare per violenza sessuale dura sempre SOLO UN ANNO. A meno che non ne venga emesso un’altro (motivandolo).
    .

  11. Fatto il decreto trovato l’inganno Così il giudice libera il violentatore
    di Luca Fazzo

    Il suo caso aveva convinto il governo e il Quirinale della necessità di un decreto urgente che costringesse i giudici a tenere in cella gli stupratori. Il decreto è stato emanato, e dal 23 febbraio è legge dello Stato. Eppure per Davide Franceschini, il ragazzotto romano che la sera di Capodanno stuprò bestialmente una coetanea, il carcere è durato solo quattro giorni. Il 16 marzo, in esecuzione del decreto legge, era stato portato a Regina Coeli. Ieri il giudice Guglielmo Muntoni lo rispedisce a casa. Non agli arresti domiciliari, dove si trovava prima che entrasse in vigore il decreto, ma pienamente e completamente libero. Libero di tornare a stuprare, come la Procura della Repubblica – che si era opposta al provvedimento – ritiene possibile che faccia.

    Paradossalmente, per lo stupratore di Capodanno il decreto sicurezza si è trasformato in un buon affare. Per capire come questo sia stato possibile bisogna raccontare come – nel campo delicato dei reati a sfondo sessuale – la magistratura italiana stia comportandosi di fronte a una norma apparentemente netta come quella del «decreto sicurezza».
    L’articolo 2 del decreto stabilisce semplicemente che i reati di violenza sessuale, prostituzione minorile, pedopornografia, turismo sessuale, pedofilia e violenza di gruppo sono equiparati ai reati di mafia: e quindi, quando esistono gravi indizi, «è applicata la custodia in carcere». Apparentemente è una norma senza scappatoie. E infatti le Procure di tutta Italia hanno iniziato a rispedire in carcere gli indagati per stupro. Le carceri di Milano, Roma e altre città hanno visto aumentare improvvisamente il numero degli ospiti dei reparti «protetti», quelli da tenere a distanza di sicurezza dagli altri detenuti.
    E allora? Come è possibile che da ieri Franceschini sia a spasso? La risposta sta in un paio di righe in fondo all’articolo che stabilisce il carcere obbligatorio per mafiosi e stupratori: si può schivare la prigione se vi sono «elementi dai quali risulti che non esistono esigenze cautelari». Apparentemente è un requisito difficile da soddisfare, come si fa ad escludere che un violentatore torni a violentare? Di fatto, è a questo comma che molte Procure si stanno affidando per conservare quei margini di discrezionalità che la legge puntava a togliere loro. A Milano, per esempio, per chi era ai «domiciliari» la Procura sta chiedendo e ottenendo le manette: è il caso di A. S., il maestro che nel maggio scorso era stato accusato di avere molestato nove alunni, cui il giudice preliminare Giovanna Verga aveva consentito di evitare il carcere, o di Alessandro Riva, il noto critico d’arte che si è sempre protestato innocente: entrambi sono finiti a San Vittore. Invece tutti gli indagati di violenza che erano sottoposti a misure – come l’obbligo di firma – più lievi degli arresti domiciliari stanno tornando liberi a tutti gli effetti. Per alcuni, la Procura sta anche meditando di derubricare il reato a violenza «di lieve entità», l’unico per cui non c’è il carcere obbligatorio.

    I giudici, insomma, ritengono che quel comma li lasci comunque liberi di valutare e di scegliere caso per caso. Ed è in questo modo che è maturata anche la scelta di scarcerare Franceschini: «Non esistono esigenze cautelari», scrive il giudice Muntoni. Sarà interessante leggere per esteso il provvedimento per capire come, di fronte a un violentatore che per venti giorni aveva cercato di farla franca e che si era consegnato solo quando era ormai incastrato, si sia potuto escludere – per esempio – il pericolo di fuga. «Non capivo niente, ero ubriaco e drogato», aveva detto: di solito è considerata un aggravante, invece la gip si era convinta che non fosse pericoloso. «Sono disperata», aveva detto la sua vittima quando aveva saputo che gli avevano concesso i «domiciliari». Chissà come si sentirà ora, sapendo che il suo stupratore è del tutto libero.
    da Il Giornale 21 marzo 2009

  12. Beh, sono tendenzialmente d’accordo con te anche se per valutare un pericolo di fuga occorrono appoggi e risorse assai più sostanziose.

  13. “I reati di violenza sessuale, prostituzione minorile, pedopornografia, turismo sessuale, pedofilia e violenza di gruppo sono equiparati ai reati di mafia”. Così recita il recente D.L., che a breve sarà convertito in legge dello stato italiano, salvo sorprese dell’ultima ora.
    Ora, è innegabile che i sopra citati reati sono particolarmente ripugnanti per la coscienza civile, e che vadano contrastati in modo costante ed inflessibile, prevedendo anche aggravii di pene.
    Ma l’equiparazione ai reati di mafia è prova di una totale incapacità o non volontà dell’attuale classe politica nel valutare nelle giuste proporzioni l’impatto sociale che la mafia, la camorra, la ‘ndrangheta, la sacra corona unita hanno su almeno un terzo della popolazione italiana, e ciò contando solo gli effetti diretti sul territorio. Se a questo aggiungiamo le infiltrazioni di stampo mafioso ad ogni livello ed in ogni regione dello stato, mi risulta difficile comprendere razionalmente tale equiparazione.
    Per chiarire meglio, supponiamo di poter scegliere tra un paese libero da ogni forma di delitti di mafia, ed un paese libero dai reati di violenza sessuale, prostituzione minorile, pedopornografia, turismo sessuale, pedofilia e violenza di gruppo.
    Come genitore di minori potrei emotivamente optare per la seconda scelta.
    Come legislatore no.

  14. Sono d’accordo e, francamente, non capisco neppure come mai, seguendo la stessa linea, si sia deciso di passare i reati di pedofilia e violenza sessuale alle procure antimafia. Questo comporterà un rallentamento di tutti i processi, visto che le procure antimafia sono notoriamente intasate. Giovanni Arena di Telefono Arcobaleno ha lanciato appelli disperati, visto che prima il Nit di Siracusa gestiva direttamente i casi, ad esempio, di pedofilia online. Oggi, invece, deve passare i suoi casi all’Antimafia. Quanto tempo si perderà? Moltissimo. A chi giova questa decisione? Chi ha scelto politicamente questa strada?

  15. Io lo metterei in carcere nella stessa cella di Lumumba…. a parte gli scherzi, se si farà il processo finalmente si potranno conoscere le prove reali e valutare oggettivamente, mettendo da parte le emozioni che portano a schierarsi in chiave innocentista o colpevolista a seconda della propria storia personale. E’ ovvio che io mi aspetto una presa di coscienza da parte di chi lo difende ad oltranza, se verranno fuori prove veramente gravi ed inconfutabili. La stessa cosa vale per quelli come me, che sono colpevolista, se si verifica il contrario. Una cosa molto interessante; è uscito al cinema un film, IL DUBBIO, che tratta proprio un caso di pedofilia nella chiesa; non è un film contro la Chiesa, e non porta ad una sentenza di colpevolezza, anzi lascia appunto il Dubbio sulle accuse a questo sacerdote. La recitazione è molto bella, ed è incredibile come presenti elementi molto simili al caso di Don Ruggero….c’è un prete che vuole svecchiare, modernizzare la chiesa, amato da tutti, una suora intransigente e sospettosa, considerata un po maniacale (versione femminile di don Claudio), poi la vittima, un ragazzo che non ha una famiglia solida alle spalle. Infine anche qui c è il prete che grida al complotto….andatelo a vedere

  16. Per maverik666
    Concordo nel giudizio che dà del film “Il dubbio”. Avrà però sicuramente notato come il modo di esaminare uno stesso tema risulti notevolmente diverso nella cinematografia anglosassone rispetto ad un blog italiano. Al di là della necessità di concentrare in due ore di spettacolo ciò che noi abbiamo dibattuto per mesi, io ho notato nel film una chiave di lettura incentrata sul carattere e sugli aspetti psicologici dei personaggi, chiave di lettura che porta quasi inevitabilmente al “dubbio”. Nel nostro lungo dibattere si è invece parlato molto poco delle profondità spesso oscure dell’animo umano, quelle profondità dalle quali può certamente nascere il comportamento morbosamente deviato di un sacerdote, ma anche il disegno di accusare in modo infame qualcuno in vista e generalmente benvoluto, vuoi per gelosia, vuoi per mettersi in mostra, vuoi per pura cattiveria. Il dubbio, appunto, quel dubbio che mi esime dalla presa di coscienza da Lei invocata post-sentenza. So da tanto tempo che quelle profondità esistono in ogni uomo.

  17. X Giannicasti

    Sono d’accordo con quello che dici. Infatti devo ammettere che questo flm mi ha fatto molto rifletere e a messo in me molti dubbi anche sulla vicenda di Don Ruggero, che ci riguarda da vicino. Però il film è ambientato in un periodo passato in cui era pure più difficile raccogliere prove in quanto non c erano le tecnologie attuali. Per questo dicevo che se emergessero prove veramente inequivocabili, tipo discorsi telefonici in cui la voce è chiara e riconoscibile, con contenuti espliciti, allora occorre prenderne atto.
    Io non nego che i complotti esistono, la storia della nostra Repubblica è piena zeppa di complotti e omicidi politici camuffati (da Moro a Dalla Chiesa, a Falcone, ecc…) quindi tutto è possibile. Però è anche vero che di casi di pedofilia nella Chiesa ce ne sono molti, e secondo me ciò non dipende dal fatto che essere preti porti alla pedofilia, ma dal fatto che i pedofili cerchino di svolgere ruoli che gli diano la possibilità di stare a contatto con i bambini, quindi il prete, l’insegnante, l’assistente sociale, ecc…addirittura nel caso di Rignano, c è uno che produce programmi TV per bambini…

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