Reggio Emilia, Pedofilia: cento foto nel computer dell’imprenditore

Imprenditore indagato per pedofilia: cento foto nel pc

L’agghiacciante contenuto è stato trovato in alcuni computer dalla polizia postale. Per l’uomo, che si è sempre professato innocente, è scattata la denuncia e il conseguente procedimento penale
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4 marzo 2009. CENTO FOTO. Cento scatti. Cento bambine. Cento bambine nude in pose hard. Questo l’agghiacciante contenuto trovato all’interno di alcuni computer di un imprendore della Bassa dalla polizia postale di Reggio a seguito di una perquisizione.

È IL DICEMBRE del 2003 quando gli agenti si presentano sia a casa che in azienda dell’imprenditore con un mandato di perquisizione e sequestro in mano. È stato da poco firmato dai colleghi della Polposta di Torino che, da qualche mese, stavano monitorando l’attività web di alcuni soggetti in Italia. Tra questi anche il reggiano.
I poliziotti sanno già cosa troveranno: materiale pedopornografico. Dall’azienda e dalla abitazione vengono posti sotto sequestro tutti i computer disponibili. Passati al vaglio dai tecnici, gli hard disk portano a galla un centinaio di foto con minorenni in pose inequivocabili, oltre a tantissime altre fotografie pornografiche.
Per l’uomo, che si è sempre professato innocente, è scattata la denuncia e il conseguente procedimento penale.

IERI MATTINA, in tribunale, è cominciata la discussione. Assente l’imputato, in sua vece è presente l’avvocato difensore. Il giudice ha ascoltato il capo della polizia postale di Reggio e un ispettore, coloro i quali, all’epoca, hanno eseguito il sequestro.
I poliziotti hanno raccontato tutto l’iter dell’indagine.
Dal canto suo, l’avvocato difensore ha obiettato sulla reale paternità di quelle foto da parte del suo assistito: secondo la difesa, infatti, non si può affermare con certezza che siano foto acquisite dall’imputato perché ritrovate nel computer aziendale che poteva essere utilizzato da qualsiasi dipendente.

LA POLIZIA ha fermamente rigettato questa ipotesi spiegando che il materiale è stato scaricato tramite un programma a pagamento con username e password (‘dialer’) e che lo stesso tipo di materiale pedoporno è stato poi rinvenuto nel computer sequestrato a casa dell’imputato e quindi sotto sua diretta disponibilità.
Il processo è stato rinviato al 22 luglio quando verranno ascoltati gli agenti della Postale di Torino.

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