L’ORRORE A PROCESSO: Vendeva i figlioletti ai pedofili

E con i soldi si comprava la droga

A processo una madre 35enne monzese, accusata di concorso in violenza sessuale su minori. I fatti risalgono a 10 anni fa. Da allora i bambini sono affidati ai servizi sociali e hanno una nuova famiglia. Non sono mai stati identificati gli orchi, autori degli abusi

pedofilia Monza, 3 marzo 2009 – Vendeva ai pedofili i due figlioletti, un maschietto di 6 anni e una femminuccia di 3 anni, per comprarsi la “dose” quotidiana. Da allora sono trascorsi 10 anni e la mamma, una 35enne monzese, non è più schiava della droga. Ma ha perso i suoi figli, affidati ai servizi sociali del Comune di Monza e adottati insieme da una coppia di nuovi genitori. E deve fare i conti con la giustizia. Perché è imputata di concorso in violenza sessuale su minorenni in un processo al Tribunale di Monza.

Un’accusa pesante come un macigno in concorso con degli orchi che non sono mai stati identificati. Persone che avrebbero compiuto sui due fratellini e su altri bambini rimasti sconosciuti le sevizie più indecenti al servizio dello squallido mercato dei pedofili: fotografati e filmati nudi, abusati sessualmente, minacciati e feriti col coltello per fare sesso anche tra di loro e alla presenza di cani e altri animali e con lo sfondo persino di bare e croci al cimitero.

Fatti agghiaccianti che risalirebbero addirittura al ‘99, quando i fratellini vivevano in un appartamento delle case popolari di via Salvadori a Monza, la “casbah” del degrado alla periferia monzese, con la mamma, perché il papà, da cui ha avuto nel frattempo altri 3 figli, era detenuto in carcere. È stata una zia dei bambini, dopo avere trovato i nipotini che giocavano con i preservativi in mezzo ai topi, a rivolgersi alle assistenti sociali del Comune di Monza perché si prendessero cura loro. Ed è stato alle assistenti sociali che i piccoli avrebbero raccontato delle sevizie e degli abusi subìti. Che era la mamma che li consegnava a quegli orchi, italiani, stranieri, zingari, da cui riceveva denaro.

Racconti che sono diventati una denuncia contro la madre dei bambini, a cui i piccoli sono stati portati via per essere affidati prima ad un istituto di accoglienza e poi ad una nuova famiglia. Ieri al processo proprio i genitori adottivi sono stati sentiti dal collegio di giudici del Tribunale di Monza presieduto da Italo Ghitti per raccontare dei traumi che ancora adesso che sono diventati grandi quei bambini soffrono. Una testimonianza fatta celando il volto perché i nuovi genitori non vengano identificati dall’imputata, presente in aula accanto al suo difensore, che mira a ridimensionare le accuse rivolte alla madre, ora uscita dal tunnel della droga per diventare una vera mamma per gli altri suoi figli. Come sostiene anche la psicologa che l’ha ancora in cura.

A rappresentare l’accusa al processo il sostituto procuratore del Tribunale di Monza Flaminio Forieri, mentre per i minori si è costituito parte civile il Comune di Monza che ne è il tutore, rappresentato dall’avvocato Monica Agnesi. I bambini per fortuna almeno non dovranno varcare il palazzo di giustizia per ripercorrere davanti ai giudici le tappe della tremenda odissea che li ha visti protagonisti perché verranno utilizzate le loro dichiarazioni rese in incidente probatorio.

Il Giorno 2 marzo 2009

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