Pedofilia, Pascarella: “Il mio era solo affetto”

Processo all’ex attore ed educatore di Forlì accusato di abusi su un bambino di cinque anni avuto in affidamento per il periodo estivo.

Pascarella: “Non sono un pedofilo Il mio era solo affetto”

L’attore spiega così le immagini riprrese dai carabinieri. Un film chilometrico, girato nel suo appartamento e poi ripulito da un esperto ad uso e consumo della catena processuale, giunta al penultimo atto. Verdetto tra un mese

Michele Pascarella Forlì, 3 febbraio 2009 – Sette ore e spiccioli. Tanto dura la prima ed ultima visione della Pascarella-story. Visione fiume. Interminabile. La sala è quella del terzo piano del Tribunale di Forlì: gli spettatori sono magistrati, avvocati, psicologi. E poi c’è lui, il protagonista. Michele Pascarella. Accusato di aver molestato – nell’estate del 2007 – un bambino di 5 anni ottenuto in affido dai servizi sociali di Forlì, Pascarella respinge le accuse a colpi di moviola: «Nessuna violenza, solo amore paterno» è il refrain dell’imputato.

Col conforto dei suoi avvocati, Marco Martines e Barbara Urbini, Pascarella commenta chirurgicamente ogni fotogramma del video che dovrebbe incastrarlo. Un film chilometrico. Girato nel suo appartamento e poi ripulito da un esperto ad uso e consumo della catena processuale, giunta al penultimo atto. In serata, dopo un’udienza-maratona rigorosamente a porte chiuse, tutto viene rinviato al due marzo. Le macchine da presa che raccolgono gesti e parole poi finite sotto accusa sono microspie; quelle dei carabinieri di Forlì. Spie disseminate in casa Pascarella nell’agosto del 2007, quando l’uomo è già finito nel mirino della giustizia. Alcuni giorni prima un ragazzo di 25 anni, con diagnosticati problemi psichici, vuota il sacco davanti al procuratore capo di allora, Marcello Branca: «Per mesi ho tenuto dentro un segreto terribile. Ma adesso devo dire la verità: Michele Pascarella mi ha violentato».

La verità sta nel linguaggio. Così Pascarella si difende a denti stretti dall’infamante accusa di pedofilia: «I baci al bambino? Lo chiamo amore mio? Sì, tutto ciò può sembrare esagerato. Ma sono solo gesti e parole d’affetto: il video mi sembra chiaro». Mozioni sentimentali. Un po’ esasperate, forse. Come spesso lo sono i sentimenti: questa la rotta difensiva intrapresa da Pascarella (e dai suoi legali). L’imputato viene incalzato per ore da pubblico ministero Fabio Di Vizio e giudici (Orazio Pescatore, Luisa Del Bianco e Giorgio Di Giorgio). Ma lui non mostra alcun segno di cedimento.

Entrambe le parti appaiono soddisfatte. La difesa è sicura di aver convinto il collegio: quelle immagini non mostrano un ‘mostro’. Un pedofilo. In quelle immagini si vede un uomo che dona il suo affetto a un bimbo avuto temporaneamente in affido per via della difficile situazione sociale dei suoi genitori naturali. Ma anche il pm Di Vizio sembra certo; nel video Pascarella – noto animatore per l’infanzia – direbbe spesso parole come «amore mio… sei il più bel bambino del mondo….». E poi baci. E abbracci. E poi? La resa dei conti si consumerà tra un mese.

L’epilogo è incerto. Quel che è sicuro è che Pascarella potrà contare su un terzo dello sconto della pena finale, in caso di eventuale condanna. Il processo è quel che si dice un rito abbreviato. Cioè: si fa il dibattimento con le sole prove raccolte in fase di indagini preliminari. Questo aveva chiesto – e ottenuto – la difesa. La liturgia prevede però alcune concessioni. Come la visione del video in aula. Video che i giudici non avevano mai esaminato. Ora la prova regina è nota a tutti. E ci sono anche alcuni diari, confessioni, flussi di coscienza di Pascarella. Anche quelle parole vengono commentate in aula. Per l’accusa è un’arma in più. Per la difesa lo stesso. In quelle pagine Pascarella parla dell’«amore per i bambini». Pedofilia o innocente affetto?

Maurizio Burnacci Il Resto del Carlino 3 febbraio 2009

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