Pedofilia: Il Pettirosso, Lolita e i Giornalisti

di Wildgreta

Prendo spunto da un’intervista rilasciata da Alessandra Mussolini a una giornalista de l’Unità. Quello che vorrei sottolineare, però, non sono le risposte della Mussolini, ma il tipo di domande che le sono state rivolte. Le domande sono ridicole,  e poste per ridicolizzare la persona che deve rispondere. Che i politici non brillino  è un dato di fatto a cui purtroppo ci siamo dovuti rassegnare, ma quando chi cerca di mettere in difficoltà un politico  perchè si sente intellettualmente e culturalmente “superiore”, è di tale pochezza, allora bisogna sottilinearlo. Se, idealmente, dovessi intervistare io la giornalista de L’Unità, le domanderei: “Ma lei ha letto Lolita?” Perchè se qualcuna delle persone che hanno paragonato il “Pettirosso” di Paoli a “Lolita” lo avesse letto, non avrebbe mai fatto alcun collegamento tra il romanzo di Nabokov e quella canzone. Del resto, l’Unità fa della difesa di Paoli un fatto ideologico. Paoli è di sinistra, la Mussolini è di destra ergo, difendo Paoli. Io non sono d’accordo. Non concordo con la maggior parte delle idee della Mussolini ma quando dice delle cose giuste, mi limito a condividerle, senza farne una questione ideologica. Ero d’accordo sul gratuito patrocinio alle vittime dello stalking (che non è passato) e sono d’accordo con la sua presa di posizione sulla canzone di Paoli.

Sono diventata di destra?

No.

Penso che questo possa limitare la libertà di espressione?

No.

Penso che sia stato giusto aprire una discussione su quella che, in fondo, è solo una canzone?

Sì, non cambierà nulla per la canzone, ma si sarà affrontato un tema importante come quello dell’indulgenza verso la pedofilia e il tentativo di sminuirne la gravità, che non riguarda espressamente la canzone di PAOLI, ma una porzione non quantificabile della  società.

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Alessandra Mussolini, come le è venuto in mente di convocare Gino Paoli in commissione Infanzia per chiedergli conto del suo «Pettirosso»?
«Semplicissimo. Ho letto la canzone. Mi ha fatto rivoltare il sangue».

E poi?
«L’ho letto alle colleghe della presidenza della commissione, siamo tutte donne sa. Per fortuna ha fatto rivoltare il sangue pure a loro».

E cosa volete sapere da lui?
«Perché ha raccontato il pensiero di un pedofilo che violenta una bambina e non ha speso una parola su di lei, su come si resta marchiati per sempre da una violenza così».

Niente sulla pietas della bimba?
«Ma quale pietas. I bambini non hanno pietas».

Vuole riscrivergli la canzone?
«Nessuna censura. Ma è un’istigazione alla pedofilia. Un alibi a questi signori cui certo non serve il vate».

Il vate sarebbe Paoli?
«Mi auguro che il suo disco non venda neanche una copia».

È questo il suo pensiero politico?
«No, è il mio auguro di madre».

Ma come parlamentare,ed ex cantante, non ritiene che la politica debba lasciare stare l’arte?
«Macché. Se uno si permette di fare una canzone così, dove una undicenne è una donna e un settantenne un bambino, a me non solo fa schifo, ma mi obbliga a creare un polverone, altrimenti passa tutto sotto silenzio. Invece si deve condannare».

Non le sembra di esagerare?
«Per niente. Quello è un testo pedofilo, sembra scritto da uno che conosce bene l’argomento».

Cosa intende dire?
«Quel che dico: descrive certe cose in modo molto efficace».

Ma lei ha letto «Lolita» di Nabokov?
«Sì. È il libro di un pedofilo».

Un capolavoro del Novecento
«Che me ne importa? Mi fa schifo».

Avrebbe convocato pure Nabokov?
«Certo. Il compito di un politico non è stare a guardare il capolavoro. Ma che ci siano leggi che reprimano la pedofilia e, se permette, che non ci siano testi che la giustifichino».



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