ONOFRI, PARLA LA MOGLIE:”NO AD ACCANIMENTO, MIO MARITO NON ACCETTEREBBE”

ONOFRI, DRAMMA SENZA FINE
Paola: “Dico no alle cure per forza Mio marito non accetterebbe mai”

Il padre di Tommy in coma da 5 mesi. La moglie: “Serve un miracolo. Lui rifiutava l’idea di sonde e respiratori. Ora spero di non dover decidere io”

Paolo e Paola Onofri, i genitori del piccolo Tommy DOLORE su dolore. Da tre anni la vita di Paola Pellinghelli non è più la stessa. «Un massacro», ha detto lei con una sintesi fulminante. Prima, il 2 marzo 2006, il rapimento e l’uccisione del figlio più piccolo: Tommaso, di appena 17 mesi. Poi, lo scorso 11 agosto, l’infarto del marito Paolo Onofri: erano in vacanza in montagna, lunghi minuti di buio, il ricovero in elicottero a Trento e la morte evitata in extremis. Ma da allora il padre di Tommy è in stato vegetativo, ricoverato da settimane nel centro di riabilitazione ‘Cardinal Ferrari’ a Fontanellato, nel Parmense, non molto lontano dalla cascina di Casalbaroncolo: da lì Tommaso fu portato via all’ora di cena da due balordi. Per non tornare più.
E adesso che si può fare?

«Mio marito non avrebbe mai voluto andare avanti solo grazie ai medici, ai respiratori automatici e alle sonde di nutrizione. Me lo ha detto lui stesso con estrema chiarezza – sottolinea la moglie – qualche tempo prima di sentirsi male. E neanche io accetterei l’accanimento terapeutico». Paola ora si augura che almeno non le capiti un altro evento lacerante: il dilemma che ossessiona tante famiglie italiane, alle prese con un familiare in coma.

«CONTINUO a sperare nel miracolo della sua guarigione – ammette la donna – e non vorrei davvero trovarmi un giorno a decidere se staccare o no la spina della sua sopravvivenza artificiale». Riflessioni contenute nell’intervista rilasciata a Gente, in edicola oggi. Certo, il pensiero corre subito a Eluana Englaro e al dibattito che da mesi infiamma stampa e televisione. Da una parte la volontà del padre Beppino, intenzionato a staccare alla figlia il sondino dell’alimentazione e dell’idratazione perché, ha sempre sostenuto, questa era la volontà manifestata da Eluana prima dell’incidente che l’ha portata al coma. E i giudici hanno stabilito che papà Englaro può prendere questa decisione. Dall’altra la Chiesa e tutti coloro che ritengono che quel gesto non sia da compiere.

ANCHE Paola Pellinghelli fa il confronto tra i due casi: «Eluana, però, è in coma da 17 anni. E non si può non comprendere lo strazio dei suoi genitori e la loro decisione di voler interrompere il trattamento per mantenerla in vita», osserva. «La nostra situazione è diversa – prosegue -. Per me, che posso ancora sperare, ben venga ogni cura che aiuti Paolo in questo suo difficile percorso sanitario. I medici sono convinti che sia ancora troppo presto per una diagnosi che tolga ogni speranza. Solo se subentrasse qualcosa di grave, un peggioramento seguito da un tentativo terapeutico più drastico per rianimarlo, il mio atteggiamento cambierebbe. In quel caso direi ai medici: ‘Lasciatelo stare, non tormentatelo con altre inutili cure’. Ne ho parlato con i parenti di mio marito, in particolare con sua sorella, che è d’accordo con me: no a ogni accanimento terapeutico. Anche per rispettare la precisa volontà di Paolo».

E ANCHE nel dolore più profondo, il cuore della madre di Tommy si apre alla speranza: «Continuo ad avere l’impressione che mio marito dimostri una certa pur minima presenza – conclude -. Quando gli si dice qualcosa che colpisce la sua sfera emotiva, lui ha minime reazioni. Un respiro più affannoso, una smorfia. Per me sono segnali positivi».

di DONATELLA BARBETTi
Quotidiano nazionale 1 febbraio 2009

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