PEDOFILIA,”IL PETTIROSSO” DI GINO PAOLI: L’ORRORE IN MUSICA

Di Wildgreta

Ieri ho cercato invano il testo di questa canzone di Gino Paoli criticata da molti e che ha portato alla richiesta di un incontro con il musicista da parte della Commissione Bicamerale Infanzia. Oggi ho trovato questo articolo che ne contiene uno stralcio e un’analisi più approfondita rispetto ad altre apparse sui quotidiani. Siccome concordo con quanto afferma l’autrice dell’articolo Roberta Lerici (responsabile politiche infanzia Italia dei Valori), vi invito a leggerlo e magari a commentarlo.

Gino Paoli: La canzone “Il pettirosso” e la Pedofilia Culturale

di Roberta Lerici

Ecco parte del testo della canzone “IL Pettirosso” di Gino Paoli, che in queste ore sta suscitando tante polemiche: “Aveva gli occhi come un pettirosso/era una donna di undici anni e mezzo – recita il testo – si alzò la gonna per saltare il fosso/aveva addosso un vestitino rosso. Mentre passava in mezzo a quel giardino/di settant’anni incontrò un bambino/voleva ancora afferrare tutto/e non sapeva cos’é bello e cos’é brutto/e l’afferrò con cattiveria/lei si trovò le gambe in aria/lui che cercava cosa fare/c’era paura e c’era male”. Il testo prosegue così  Continua a leggere

Advertisements

3 thoughts on “PEDOFILIA,”IL PETTIROSSO” DI GINO PAOLI: L’ORRORE IN MUSICA

  1. Buongiorno, sono una volontaria di Aquiloneblu e desidero postare un nostro articolo , per fare capire ciò che puo’ causare un canzone.

    Aveva gli occhi come un pettirosso/era una donna di undici anni e mezzo – recita il testo – si alzò la gonna per saltare il fosso/aveva addosso un vestitino rosso. Mentre passava in mezzo a quel giardino/di settant’anni incontrò un bambino/voleva ancora afferrare tutto/e non sapeva cos’é bello e cos’é brutto/e l’afferrò con cattiveria/lei si trovò le gambe in aria/lui che cercava cosa fare/c’era paura e c’era male”. Il testo prosegue così: “E il male lo afferrò proprio nel cuore/come succede con il primo amore/e lei allora lo prese tra le braccia/con le manine gli accarezzò la faccia/così per sempre si addormentò per riposare/come un bambino stanco di giocare”.

    Gino Paoli forse non sa che il sentimento con il quale devono combattere i bambini per tutta la loro vita anche adulta è il famoso SENSO DI COLPA, solo per questo dovrebbe fare un passo indietro ed ammettere lo scivolone enorme che ha fatto.

    Descrivendo nella sua canzone il gesto di pietas della bimba abusata dal vecchio abusante che muore non ha fatto altro che insinuare che il senso di colpa che i bambini abusati sviluppano E’ COSA GIUSTA.

    Non ha perciò solo fatto un danno enorme a chi cerca quotidianamente di porre un argine sul fenomeno della pedofilia, ma ha aperto uno squarcio nella ferita già sanguinante di molti bambini ed adulti che ogni giorno combattono con quel sentimento di SENSO DI COLPA che è caratteristica principe di chi ha subito abusi.

    Il testo della canzone parte definendo la bambina abusata una donna di undici anni e mezzo. Undici anni e mezzo corrispondono all’età di una bambina, non certo a quello di una donna , tranne che il Sig Gino Paoli non sia un seguace del mufti d’Arabia Saudita, Abdelaziz Al-Sheïkh.

    “voleva ancora afferrare tutto/e non sapeva cos’é bello e cos’é brutto”
    Questa frase ci riporta drammaticamente al concetto espresso dall’associazione pedofili danese, nel quale si considera non dannoso un rapporto sessuale tra adulto e bambino. Sostengono infatti che il dramma degli abusi sessuali sui minori sia in realtà causato dai genitori, cito testualmente “Le reazioni isteriche di adulti, pur benevolmente intenzionati, possono essere causa di seri problemi psicologici per il bambino che finisce per provare vergogna e sensi di colpa per aver goduto di quanto altri considerano ripugnante”

    Durante la trasmissione “che tempo che fa” condotta da Fabio Fazio, Gino Paoli ha cercato di dare un senso al testo della sua canzone aggiungendo al danno, la beffa.
    L’autore poi rispedisce gli attacchi al mittente, senza mezzi termini: «Le emozioni sono filtrate dalla sensibilità individuale, chi ha una sensibilità sporca svilupperà una risposta emotiva sporca, chi si sente pulito, le vivrà come emozioni pulite». In ultima analisi, conclude Paoli, si tratta di capire che «chi ha buon senso ha sicuramente dato il significato giusto alla canzone, e di chi non ne ha, non me ne frega niente”

    Si tratta ora di capire, quale sia il buonsenso, secondo Paoli abbiamo una risposta emotiva sporca e siamo senza buon senso e naturalmente lui se ne frega . Chi ha avuto secondo Paoli una risposta emotiva SPORCA siamo noi, proprio noi, ovvero quelle associazioni che lottano contro la pedofilia ogni giorno e molti adulti che da bambini sono stati abusati…………

    “Se incontri Gesù e ti fa una carezza, è normale commuoversi , ma se incontrassi un’orso e l’orso mi facesse una carezza morirei dalla commozione” con questa frase Gino Paoli, getta altra benzina sul fuoco , e la mente ci torna nuovamente alle parole dei sostenitori della pedofilia i quali sostengono che :Tali relazioni possono essere apprezzate da entrambi le parti, dal momento che molti pedofili sono dotati di una speciale pazienza ed abilità a capire i bambini ed il loro modo di pensare. Il pedofilo può insegnare al bambino un gran numero di cose, e spesso è la persona con cui il bambino si confida quando ha problemi. Il legame sentimentale e la simpatia reciproca che caratterizzano tali relazioni sono spesso più importanti del sesso in quanto tale.

    Alla domanda di Fabio Fazio, perché ha voluto sviluppare un concetto d’amore puro quale la pietà associandolo al peggiore dei crimini, ovvero la pedofilia, Paoli risponde: “Devi andare a cercare la pietà dove ce ne è bisogno” . Ci scuserà il signor Paoli se la nostra pietà è rivolta ai bambini e non certo a chi abusa sessualmente di loro. Aggiunge poi “ in questo mondo si fa troppo presto a giudicare e condannare ecc, ma non si riesce a mai a cominciare a capire..”

    Ci fa immensamente piacere l’impegno di Gino Paoli nei confronti dei carcerati e dei malati di mente, ma vorremmo invitarlo a guardare negli occhi un bambino che ha subito abusi sessuali, a guardare le cicatrici indelebili che un adulto che ha subito abusi durante l’infanzia , porta nel cuore e nell’anima.

    Cosa dovremmo cominciare a capire?

    Maria Angela Berretti
    Presidente di Aquilone blu Onlus – dalla parte dei bambini –
    http://www.aquiloneblu.org

  2. Io invece rimango sconvolto da tutte queste critiche nei confronti di un grande artista come Paoli. Ho ascoltato tantissime volte la canzone “incriminata” e non capisco come possa essere percepita come un’apologia della pedofilia. La follia senile del protagonista si evince chiaramente dal testo e la purezza e l’innocenza della bambina non sono messe in discussione. Il perdono finale mi ricorda quello di Maria Goretti e con questo riferimento mi sento di rispondere a Pietro Zocconali, presidente dell’Associazione Nazionale Sociologi, che aveva affermato: «Non si può prefigurare una pietas, cristiana o laica che sia, riguardante solo la coscienza di chi soggettivamente ha patito l’onta di una violenza».
    Roberto da Vicenza

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...