Orlandi/ Libro Nicotri: su sua scomparsa troppe speculazioni

“Fino ad appello di Wojtyla si poteva sperare, poi non più”

Roma, 14 gen. (Apcom) – Con buona pace dei fatti certi e documentati, oltre che del tanto conclamato desiderio di verità, sul caso di Emanuela Orlandi “domina sempre di più la dura legge della caccia all’audience: the show must go on!”. Pino Nicotri, nel suo libro-inchiesta sulla vicenda della ragazza scomparsa il 22 giugno del 1983, svela molti depistaggi, falsi scoop e false speranze, rispetto al caso. Nel testo, pubblicato da Baldini e Castoldi, il giornalista ha passato al setaccio tutti gli elementi della vicenda e il “torbido contesto in cui si è svolta, comprese le clamorose bugie del Vaticano, la compiacenza di inquirenti, il pressapochismo dei mass-media e le mene dei servizi segreti della Germania comunista”.

Nicotri boccia anche le rivelazioni di Sabrina Minardi, già amante di Enrico ‘Renatino’ De Pedis, boss della famosa banda della Magliana. La donna – secondo il grande inviato – “si presta molto bene a un rilancio ancora più intrigante e denso di ‘misteri’ – si spiega in una nota – cioè a un altro ‘Romanzo criminale’ arricchito da una tomba da principe della Chiesa per un principe del crimine. De Pedis dorme infatti il suo sonno eterno in una cripta della basilica romana contigua alla scuola di musica frequentata da Emanuela, dalla quale è stata vista uscire pochi minuti prima di sparire per sempre”.

“La verità è che se fino a mezzogiorno di domenica 3 luglio, vale a dire 11 giorni dopo la scomparsa, si poteva sperare che Emanuela, se davvero rapita, venisse lasciata libera di tornare a casa, dopo il pubblico appello di Wojtyla ovviamente non lo si poteva sperare più. Le parole pronunciate dal Papa quel giorno equivalevano di fatto a una condanna a morte, per giunta reiterata per ben altre sette volte con altrettanti appelli pubblici nelle settimane successive. E’ impossibile credere che nessuno in Vaticano, neppure il Pontefice e la segreteria di Stato, si rendesse conto delle conseguenze di quelle sortite, che costituiscono un caso unico, assolutamente eccezionale, nell’intera storia della Chiesa”.

Il “pubblico e reiterato outing di Wojtyla convinse infine i servizi segreti dell’Europa comunista a scendere in campo con manovre di vario tipo. Berlino Est puntava a prendere due piccioni con una fava. Il primo era l’Operation Papst, Operazione Papa, commissionata da Mosca per creare diversivi utili ad aiutare i ‘fratelli’ bulgari, che la non disinteressata pubblicistica non solo italiana presentava con insistenza come mandanti dell’attentato al Papa per conto del Kgb, i servizi segreti sovietici dell’epoca.

Il secondo consisteva nel mettere il più possibile in imbarazzo Wojtyla per indurlo a frenare la sua azione ostinata e decisa, condotta su molti fronti, a favore dei movimenti che in Polonia puntavano a staccare il Paese dall’Unione sovietica e a liberarlo anche dal comunismo. Insomma, una vera e propria battaglia della guerra fredda, esplosa nell’estate più calda della storia italiana”. Secondo Nicotri “appare infatti chiaro che il vertice del Vaticano, compreso molto probabilmente Wojtyla, sapeva bene che non di rapimento si trattava, bensì di morte, avvenuta per motivi a tutt’oggi ufficialmente ignoti”.

Annunci

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...