Processo Perugia: prima udienza rinviata. Ecco le accuse

amanda

PERUGIA – Sono accusati di concorso in omicidio, compiuto a Perugia la notte tra il primo e il 2 novembre del 2007, e violenza sessuale nei confronti di Meredith Kercher, Raffaele Sollecito, 24 anni, originario di Giovinazzo, e Amanda Marie Knox, 22 anni, di Seattle, a carico dei quali è cominciato stamani il processo davanti alla Corte d’assise di Perugia.

Entrambi si proclamano innocenti. In particolare i due, insieme a Rudy Guede (già condannato a 30 anni di reclusione con l’abbreviato), devono rispondere di avere «ucciso Kercher Meredith – si legge nel capo d’imputazione – mediante strozzamento e conseguente rottura dell’osso ioide e profonda lesione alla regione antero-laterale sinistra e laterale destra del collo, da arma da punta e da taglio e, quindi, shock metaemorragico con apprezzabile componente asfittica secondario al sanguinamento e approfittando dell’ora notturna e dell’ubicazione isolata dell’appartamento condotto in locazione dalla stessa Kercher e dalla stessa Knox, oltre che da due ragazze italiane, sito in via della Pergola 7, commettendo il fatto per motivi futili, mentre il Guede, col concorso degli altri, commetteva il delitto di violenza sessuale».

I due imputati sono poi accusati di:
– «avere portato fuori dall’abitazione di Sollecito, senza giustificato motivo, un grosso coltello da punta e da taglio lungo complessivamente cm 31 (sequestrato al Sollecito il 6 novembre 2007)».
– insieme a Guede, costretto la Kercher a «subire atti sessuali» mediante «violenza e minaccia…».
– di furto «perche si impossessavano della somma di euro 300 circa, di due carte di credito, entrambe del Regno Unito, e di due telefoni cellulari appartenenti alla stessa Meredith».
– di simulazione di reato per avere «simulato il tentato furto con effrazione nella camera dell’appartamento di via della Pergola abitata da Romanelli Filomena, rompendo il vetro della finestra con una pietra prelevata nelle vicinanze dell’abitazione che veniva lasciata nella stanza, vicina alla finestra, il tutto per assicurarsi l’impunità dei delitti di omicidio e violenza sessuale, tentando di attribuirne la responsabilità a sconosciuti penetrati, a tal fine, nell’appartamento».

La sola Knox è accusata di calunnia perchè «sapendolo innocente, con denunzia sporta nel corso delle dichiarazioni rese alla squadra mobile e alla procura di Perugia in data 6 novembre del 2007, incolpava falsamente Diya Lumumba, detto Patrick, del delitto di omicidio in danno della giovane Kercher Meredith, il tutto al fine di ottenerne l’impunità per tutti e in particolare per Guede Rudy Hermann, anch’egli di colore come il Lumumba».

PROCESSO A PORTE APERTE MA SENZA TELECAMERE
Processo a porte aperte per Raffaele Sollecito e Amanda Knox e nessuna autorizzazione alle riprese video del dibattimento da parte dei giornalisti. così ha deciso la corte di assise di Perugia dopo essersi ritirata in camera di consiglio, respingendo l’istanza presentata dai legali della famiglia della vittima che avevano chiesto che il procedimento si svolgesse a porte chiuse. La corte, inoltre, ha disposto che l’eventualità che il processo si svolga a porte chiuse venga valutato di volta in volta a seconda delle necessità delle singole udienze. Motivando il divieto per le telecamere di riprendere le fasi del processo, il presidente della corte, Giancarlo Massei, ha ritenuto che «non c’è interesse sociale alle riprese televisive» dato che il giornalisti «potranno assicurare la conoscenza tempestiva del dibattimento».

Motivando la sua richiesta di svolgere il procedimento a porte chiuse l’avvocato Francesco Maresca aveva ricordato, in apertura di udienza, il contesto sessuale dell’omicidio sottolineando l’interesse della famiglia della vittima di tutelare la memoria e la dignità della figlia scomparsa. Secondo il legale, inoltre, la presenza della stampa potrebbe portare a una influenza «della genuinità dei testimoni». Maresca aveva parlato, in subordine, anche della possibilità alternativa di procedere a porte chiuse in occasione di specifiche udienze. Ad opporsi alle riprese video all’interno dell’aula durante il procedimento erano stati anche i pubblici ministero Giuliano Mignini e Manuela Comodi che aveva invitato la corte a disporre che i giornalisti utilizzassero per svolgere il loro lavoro la sala stampa appositamente allestita a palazzo di giustizia per tutelare «la serenità dei testimoni». A chiedere che il processo fosse stato a porte aperte erano stati, invece, i legali delle difese. In particolare uno dei legali di Sollecito, l’avvocato Giulia Bongiorno, aveva espresso il suo parere esprimendo il timore che una eventuale esclusione dei giornalisti avrebbe portato a una fuoriuscita fuorviante delle informazioni. «Raffaele non ha paura dell’informazione -ha detto la Bongiorno -anche se le notizie uscite fino ad ora sono state quasi tutte deformate». Secondo la difesa di Sollecito «non ci sono rischi di una lesione della dignità della vittima poichè, in questo processo, si discuterà di Dna, dei rapporto tra gli imputati e di altre questioni tecniche». «Anche di fronte ad un caso così clamoroso – aveva detto invece uno degli legali di Amanda, l’avvocato Luciano Ghirga – siamo per la pubblicità senza condizioni».

UN PROCESSO APERTO E RINVIATO

La corte d’assise di Perugia ha ammesso le prove orali chieste dalle parti nel processo a Raffaele Sollecito e Amanda Knox. Disposte anche le deposizione della giovane americana e di Rudy Guede.

La corte si è invece riservata di decidere sull’eventuale acquisizione del memoriale scritto dalla Knox il 6 novembre del 2007. L’udienza è stata poi rinviata al 6 e 7 febbraio prossimo per ascoltare i primi testimoni del pm.
Gazzetta del Mezzogiorno 16/1/2009

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