MEREDITH: VENERDI’ FACCIA-A-FACCIA TRA AMANDA E RAFFAELE

Stampa Invia questo articolo(AGI) -Perugia, 14 gen. – L’ultima volta che i loro sguardi si sono incrociati e’ stato quando il gup di Perugia, Paolo Micheli, ha letto in aula la sentenza con la quale ha deciso il loro rinvio a giudizio per l’omicidio di Meredith Kercher.
Venerdi’ mattina, a poco piu’ di due mesi da quel giorno, i due ex fidanzatini Raffaele Sollecito e Amanda Knox, su cui dal 2 novembre del 2007, si sono accesi i riflettori per uno dei delitti piu’ atroci, si ritroveranno ancora una volta seduti nella stessa aula di Tribunale, di fronte alla Corte d’Assise di Perugia che dovra’ decidere dei loro destini. Non saranno in aula, invece, i familiari di Meredith che dovrebbero raggiungere l’Italia in occasione delle successive udienze.
“Raffaele e’ tranquillo e fiducioso”, ha spiegato oggi uno dei suoi legali che ieri ha fatto visita al suo assistito, nel carcere di Terni. Sollecito, che fin dal primo momento ha proclamato la sua innocenza dicendosi estraneo al delitto, sta trascorrendo le ore che lo dividono dall’inizio del processo leggendo le carte processuali e preparando uno degli esami del corso specialistico in ‘realta’ virtuale’ dell’Universita’ di Verona, al quale si e’ iscritto quando si trovava gia’ in carcere. Dalla casa circondariale di Perugia anche Amanda Knox continua a professare la sua innocenza. “Meredith era mia amica e non l’ho uccisa io – ha ripetuto oggi al suo legale che gli ha fatto visita e al quale e’ apparsa serena e determinata – spero che la verita’ presto venga fuori perche’ non ho nulla da temere”. Raffaele Sollecito e Amanda Knox giurano che quando Mez venne uccisa, la notte tra il primo e il due novembre del 2007, in un casolare di via della Pergola, a Perugia, dove la giovane aveva scelto di vivere per seguire il progetto Erasmus nel capoluogo umbro, loro non c’erano. Una versione che non ha convinto gli inquirenti secondo i quali furono loro, insieme all’ivoriano Rudy Hermann Guede (condannato a 30 anni con rito abbreviato) a compiere l’atroce delitto.

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