AZOUZ LIBERO FESTEGGIA CON GLI AMICI A SETTIMO TORINESE

Una serata in compagnia a Settimo Torinese. Una festa senza eccessi, da quanto trapela, trascorsa al fianco degli amici. Quegli stessi amici che gli hanno dato ospitalità dopo l’uscita – per fine pena – dal carcere di Vigevano dove era detenuto per spaccio di droga. Azouz Marzouk, il tunisino che nella strage di Erba ha perso moglie e figlio di appena due anni, ha trascorso la notte dell’ultimo dell’anno nei dintorni di Torino, sua nuova città d’adozione, mangiando e “spendendo” il proprio tempo in un locale piemontese. Poi il sonno fino a giornata inoltrata nell’appartamento in cui vive da solo. Località top secret. Una casa messa a disposizione dagli stessi amici che ora cercheranno di organizzare qualche serata per Azouz, in attesa di conoscere il destino del tunisino sul cui capo pende una doppia espulsione. Quella chiesta dal Tribunale di Como con il patteggiamento – per la quale l’avvocato Roberto Tropenscovino ha presentato ricorso in Cassazione – e quella che ha fatto seguito al mancato rinnovo del permesso di soggiorno dopo il parere negativo espresso dal Viminale che aveva ritenuto Azouz un «elemento socialmente pericoloso».
Nei prossimi giorni, dunque, dovrebbe partire dalla Questura di Pavia il provvedimento di espulsione in quanto il tunisino è a tutti gli effetti un immigrato clandestino.
Anche in questo caso, l’avvocato presenterà ricorso ma le possibilità di “spuntarla” paiono poche. Dunque, il destino di Azouz sarà comunque – o per un motivo o per un altro – quello di tornare in Tunisia. Anche se un viaggio è già in programma – con destinazione Zaghouan – per la fine di gennaio, al massimo per i primi di febbraio. Un ritorno a casa per salutare i genitori e i fratelli, e per fare il punto della situazione anche con gli investigatori privati assoldati per capire chi si presentò nella casa dei Marzouk – nell’imminenza della sentenza di ergastolo per Rosa Bazzi e Olindo Romano – sostenendo l’innocenza della coppia. «Parleremo di questo “mister X” – dice Tropenscovino – come di tutti gli altri argomenti che poi saranno utili in appello. La pista alternativa caldeggiata dalla difesa non ha motivo di esistere. È sbagliata e lo dimostreremo. Per questo non abbiamo lasciato nulla al caso in queste indagini in Tunisia».
Intanto però c’è da registrare lo scioglimento del fan club Azouz Marzouk, con sede sempre a Settimo Torinese, nato qualche mese fa – nel pieno del processo sulla strage – proprio per sostenere il giovane tunisino. La decisione, presa in comune accordo proprio con il legale del nordafricano, è stata dettata dall’esigenza di «evitare cose inutili e imbarazzanti».

Il Corriere di Como Mauro Peverelli

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