Da questa mattina Azouz Marzouk è un uomo libero

Marzouk è un uomo libero Lascia alle 9 il carcere di Vigevano

Libero oppure espulso dall’Italia, così come richiesto dal pubblico ministero Massimo Astori e ratificato dal gup Valeria Costi’ È il dilemma che accompagna le ultime ore da detenuto di Azouz Marzouk, il 28enne tunisino che nella strage di Erba ha perso la moglie Raffaella, il figlioletto di 2 anni Youssef e la suocera.
Questa mattina alle 9 torna un uomo libero dopo aver scontato – tra carcere e domiciliari a Lecco – i tredici mesi concordati con il pm per lo spaccio di droga a Merone del quale lo ha accusato la Procura lariana.
Diverse cessioni, anche se lui avrebbe avuto un ruolo del tutto marginale nell’organizzazione. Comunque, il suo debito con la giustizia italiana è finito. Tutto scontato.
Fuori dalla cella con un giorno di anticipo sul previsto, ma con l’incognita di cosa succederà in mattinata, appena lasciato il carcere di Vigevano dove è stato detenuto.
«Né io, né lui lo sappiamo – ha ammesso ieri sera il suo legale Roberto Tropenscovino che sarà ad attenderlo appena metterà piede fuori dal penitenziario – Ritengo che, al momento, ci siamo maggiori possibilità di una permanenza in Italia piuttosto che un accompagnamento forzato in frontiera. Ma nulla più. Posso parlare di sensazioni visto che in mano, né io né tantomeno lui, abbiamo nulla».
Se ci sarà espulsione, però, Azouz lo saprà stamane prima di uscire dal carcere. Il provvedimento, che potrebbe essere stato adottato dal magistrato di sorveglianza per ragioni di sicurezza, gli sarà comunicato poco prima della sua uscita.
In caso contrario, sarà libero e con possibilità di restare in Italia anche se con la spada di Damocle sulla testa: la possibile espulsione, visto che il suo avvocato ha subito presentato ricorso in Cassazione contro la misura decisa dal pm Astori come condizione per ottenere il patteggiamento della pena.
«Il significato del ricorso – precisa ora il legale di Azouz – è che la decisione di andarsene dall’Italia la deve prendere lui volontariamente. Sarebbe auspicabile che sia lo stesso Azouz a dire “me ne vado”. E non è escluso che lo possa fare. Ma da uomo libero e con la possibilità di scegliere. L’imposizione è quella che contestiamo».
Roberto Tropenscovino, comunque, è già pronto a dichiarare battaglia se anche oggi, appena fuori dal carcere, il tunisino verrà caricato su un’auto della polizia e portato al porto di Genova per l’allontanamento coatto. «Sì – precisa l’avvocato lecchese – perché lui ha diritto a restare nel nostro Paese per ancora un po’ di tempo. Perché deve presentare la denuncia contro Rosa Bazzi per la calunnia della violenza sessuale e perché ha il diritto, come parte civile, di seguire tutto il processo di appello per la strage di Erba visto che la difesa ha già preannunciato ricorso contro la sentenza della Corte di Assise di Como».
Massimo Moscardi

Corriere di Como 30 dicembre 2008

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