Garlasco, consegnata perizia:”Alberto ha mentito fin dal primo giorno”

11/12/2008 (7:16) – RETROSCENA
“Alberto ha mentito fin dal primo giorno”

Garlasco, in 130 pagine gli scienziati smontano la difesa dell’imputato
CLAUDIO BRESSANI
GARLASCO (PAVIA)
Centomila «camminate virtuali» e zero possibilità di non sporcarsi le scarpe di sangue: «Non c’è una sola prova che non intercetti tracce ematiche». Gli inquirenti l’avevano intuito fin da subito, di fronte ad un corridoio cosparso di macchie e ad un paio di scarpe senza la più microscopica traccia sotto le suole. Ora un ingegnere del Politecnico di Torino l’ha dimostrato scientificamente. E le 129 pagine (più un centinaio di allegati) della relazione tecnica depositata in Procura a Vigevano il 4 febbraio scorso da Piero Boccardo, 44 anni, professore associato di Telerilevamento al dipartimento di Ingegneria del Territorio, Ambiente e Geotecnologie, già perito del caso di Cogne, potrebbe avere un peso determinante sulla sorte processuale del 25enne laureato alla Bocconi, che il 24 febbraio dovrà comparire davanti al gup di Vigevano con l’accusa di omicidio volontario.

Insieme a cinque collaboratori del Siti, l’Istituto Superiore sui Sistemi Territoriali per l’Innovazione, il professor Boccardo, nominato consulente dal pm di Vigevano Rosa Muscio, ha applicato una tecnica che non ha precedenti in Italia in un’indagine penale. Hanno rilevato con un laser scanner le scarpe Lacoste color bronzo sequestrate ad Alberto in caserma e ne hanno generato al computer un «modello solido», tridimensionale. Poi, per undici ore, il 20 dicembre 2007, hanno eseguito sofisticatissimi rilievi sulla scena del crimine, nel corridoio della villetta di Garlasco. Hanno ripreso i locali con tecniche fotogrammetriche digitali, poi hanno effettuato rilievi topografici e quindi rilievi tridimensionali mediante laser scanner terrestre, un’apparecchiatura che di solito si usa per il territorio e che qui è stata impiegata all’interno di un’abitazione.

I dati acquisiti sono stati elaborati fino ad ottenere un «modello fotogrammetrico orientato» del corridoio. Quindi hanno preso le centinaia di foto delle macchie di sangue scattate sulla scena del crimine dagli inquirenti e le hanno acquisite dopo una procedura di «raddrizzamento» per correggere le distorsioni prodotte dagli obiettivi fotografici. E infine, con i due modelli a disposizione, quello delle scarpe e quello del corridoio, utilizzando un software appositamente sviluppato, hanno dato il via alle simulazioni al computer. Il punto di partenza sono state le dichiarazioni rese a più riprese dall’imputato, che ha descritto i suoi spostamenti all’interno della casa prima e dopo aver scoperto il corpo di Chiara sottolineando di essersi mosso «con passo celere» e «senza fare attenzione a dove ponevo i piedi».

Per questo, afferma il consulente, «l’evento relativo allo spostamento sulla scena del crimine è un evento casuale e come tale modellizzabile statisticamente». Sono stati presi in considerazione solo i tre tragitti principali: dall’ingresso alla stanzetta sul fondo, da quest’ultima alla porta d’accesso al vano scale della cantina (dove giaceva il cadavere) e infine da qui all’uscita. In totale i percorsi simulati sono stati 809.186, di cui più di 100 mila relativi al percorso totale, ipotizzando varie andature e falcate e tutte le possibili traiettorie. Risultato: Alberto Stasi ha fatto mediamente 19,4 passi e più della metà (10,7) toccano il sangue. Ma soprattutto non c’è stata una sola simulazione in cui ciò non sia avvenuto.

In alcuni test è stato considerato un numero estremamente più ridotto di tracce ematiche, escludendo tutte quelle (circa i due terzi) più piccole, di superficie inferiore ai 4 millimetri quadrati, assumendo l’ipotesi particolarmente favorevole per Alberto che si fossero già coagulate (benché i testimoni abbiano detto che non era così e comunque il Combur test rileva anche il sangue coagulato). Il risultato non è stato molto diverso: il numero di passi che hanno pestato sangue è diminuito, ma non c’è stata una sola prova «immune da calpestio di tracce ematiche». La risposta al quesito formulato dal pm è dunque netta: «Vista la probabilità nulla calcolata, si può affermare come tale evenienza sia impossibile». C’era anche un secondo quesito, relativo alla possibilità di aprire la porta a soffietto del vano scale senza pestare il sangue.

In questo caso, su 227.493 camminate simulate, sono solo lo 0,6% quelle in cui ciò non avviene entro 75 centimetri dal battente. E tra l’altro, per farlo, bisogna assumere una posizione estremamente innaturale, con le punte delle scarpe quasi a contatto e i talloni molto divaricati. Questo risultato fa concludere che «tale eventualità è statisticamente assolutamente improbabile». L’ingegner Boccardo nella sua relazione sottolinea che in molte occasioni «a cautela dell’indagato sono state considerate una serie di ipotesi a lui favorevoli». Ad esempio per le scarpe è stata utilizzata «la proiezione ortogonale invece che quella secondo la superficie di rullaggio delle suole», più ampia; «non sono state prese in considerazione eventuali macchie presenti in corrispondenza delle fughe delle piastrelle»; soprattutto, non sono stati analizzati una serie di ulteriori spostamenti, come quelli «che l’indagato dichiara di avere effettuato in prossimità delle porte di accesso al bagno, alla saletta tv e al garage», nonché i gradini, uno o due, fortemente imbrattati, che dice di aver sceso dopo aver aperto la porta a soffietto per vedere il corpo di Chiara

lA sTAMPA 11 DICEMBRE 2008

Garlasco,computer “smaschera” Stasi
Consulente del pm: “Mente sul sangue”
“Abbiamo simulato al computer 800mila percorsi nella villetta: impossibile non aver sporcato le scarpe di sangue”. E’ la tesi portata avanti dal pm nel caso dell’omicidio di Chiara Poggi. E per incastrare l’unico indagato, Alberto Stasi, si è avvalso di un professore del Politecnico di Torino che ha realizzato un software che ha ricreato tutti i possibili percorsi fatti da Stasi all’interno della casa di Garlasco. Lo pubblica oggi La Stampa. 

In 129 pagine e un centinaio di allegati il professore Piero Boccardo descrive il lavoro svolto all’interno della villetta dell’orrore assieme ai suoi cinque collaboratori dell’Istituto Superiore sui Sistemi Territoriali per l’Innovazione. E’ stato il pm di Vigevano Rosa Muscio a chiedere la consulenza del professor Boccardo già noto alle cronache perché aveva avuto un ruolo simile nel caso Cogne.

L’ingegnere ha praticamente usato scanner tridimensionali per riprodurre la villa di Garlasco in una realtà virtuale. Successivamente ha elaborato un software per simulare tutti i possibili percorsi che l’indagato (sono stati 809.186), Alberto Stasi, avrebbe potuto fare. Molte le variabili tenute in considerazione. A partire dalla velocità dei passi, dovuta alla concitazione del momento; alla posizione dei piedi in ogni momento; alla possibile coaugulazione del sangue a terra, alle fughe delle piastrelle che avrebbero potuto impedire il contatto con la suola.

Il risultato, secondo questa perizia, è inequivocabile: Stasi la mattina del 13 agosto del 2007 ha compiuto una media di 19,4 passi e almeno la metà di questi (10,7) devono avere avuto un contatto col sangue della vittima. Le scarpe di Alberto, quello che lui ha consegnato ai Ris e che dice di avere avuto quella mattina sono invece risultate pulite. La conclusione del pm è diretta: Stasi ha mentito da subito. Nei test effettuati dal docente del Politecnico di Torino sono stati presi in considerazione anche situazioni a favore della difesa ma c’è un punto della casa dove Stasi non può non essersi sporcato: davanti alla porta che conduce alle scale della cantina dove è stato rinvenuto il cadavere di Chiara. Delle 227mila prove fatte, solo lo 0,6% sono a favore dell’imputato. Ma per evitare di toccare il sangue “Stasi avrebbe dovuto mantere una posizione estremamente innaturale, con le punte delle scarpe quasi a contatto e i talloni molto divaricati […] tale eventualità è estremamente improbabile”.
tg com 12 dicembre 2008

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