Pedofilia, Don Ruggero Conti: interrogato il vescovo Reali che non intervenne

di Wildgreta

Ecco il link all’articolo che spiega perchè, oggi, viene interrogato il vescovo Reali: Pedofilia, don Ruggero Conti su Youtube (video).Parla don Claudio:” Lo avevo visto baciare un ragazzino. L’anno scorso avevo avvertito il vescovo Reali”

Il Vescovo, stando a quanto emerso dalla stampa, avrebbe ricevuto segnalazioni sul comportamento di don Ruggero ma si sarebbe limitato a trasferirlo, invece di denunciare i fatti o sospenderlo. Di seguito l’articolo di oggi sulla deposizione del vescovo. La prassi del trasferimento è purtroppo comune alla maggior parte dei casi di pedofilia nella chiesa, ma anche nelle scuole vi si è spesso fatto ricorso. In questo modo, qualora l’indagato o l’imputato, dopo cinque o sei anni (tanto ci vuole per arrivare alla sentenza definitiva) risultasse colpevole, si sarebbero messi a rischio altri bambini ignari della persona che hanno loro di fronte. Sarebbe auspicabile un immediato allontanamento dei soggetti indagati per pedofilia, almeno dai bambini. Nella scuola, la circolare 72 del dicembre 2006 impone la sospensione cautelare degli insegnanti indagati per reati gravi, ma nella chiesa pare non siano ancora state adottate misure simili. Di seguito l’articolo di oggi:

Preti pedofili, interrogato il vescovo
Monsignor Reali dal pm. Trasferimenti, ma niente denunce

di Marino Bisso
«Perché non ha ascoltato le testimonianze dei ragazzi che raccontavano di aver subito violenza da don Ruggero. E perché quel sacerdote venne lasciato in contatto con altri minori?». Per due ore, monsignor Gino Reali ha risposto alle domande del sostituto procuratore Francesco Scavo che coordina l´inchiesta su due sacerdoti accusati di pedofilia e che ora si accinge a chiudere le indagini e chiedere il rinvio a giudizio di don Ruggero Conti.

Il vescovo della diocesi di Santa Rufina, è stato sentito dal magistrato, come persona informata sui fatti, per capire perché non prese provvedimenti nei confronti dei due religiosi accusati di abusi su una decina di bambini. Episodi gravi che lo scorso il 30 giugno hanno portato in carcere don Ruggero Conti parroco della Natività di Santa Maria Santissima in via Selva Candida . I carabinieri hanno poi raccolto altre testimonianze contro un altro sacerdote: don José, parroco spagnolo fino al 2005 della parrocchia di Nostra Signora di Fatima ad Aranova. Anche lui è sospettato di aver abusato di sei bambini. Entrambi i religiosi per anni hanno vissuto nella stessa diocesi amministrata da monsignor Reali. Il pm ha convocato il vescovo per capire come mai non avesse dato importanza alle parole dei parrocchiani.

In particolare lo scorso giugno una vittima degli abusi ha raccontato ai carabinieri di aver denunciato tutto in una lettera consegnata al vescovo. «Quando mi ha ricevuto, mi ha detto che erano accuse pesanti e mi ha chiesto “sei sicuro di quello che hai scritto?” – aveva dichiarato il giovane – Gli ho risposto sono sicuro sì. E il vescovo mi ha detto “Va bene, poi ti faremo sapere”». Monsignor Reali ha risposto al pm che non poteva verificare quelle voci. Non era in grado di fare indagini approfondite per comprendere se le accuse fossero attendibili. Gli accertamenti non avevano dato risultati significativi anche per la vicenda di don José dopo che alcuni genitori della parrocchia di Aranova inviarono una lettera che denunciava «scorrettezze» sui minori. «Non emerse nulla – ha spiegato monsignor Reali – e quindi non ravvisai fatti da denunciare». Agli atti dell´inchiesta è finita anche la lettera che “assolve” don José. Lo scorso 20 ottobre, il vescovo ha comunicato l´esito delle indagini al sacerdote spagnolo. «Nel 2007 sono stato autorizzato a procedere alla valutazione delle prove con l´aiuto di due esperti.

La conclusione del procedimento è che non si configura delitto e non vi è conseguente necessità di procedere con sanzioni penali nei tuoi confronti – scrive il vescovo a don José – Più volte ho avuto modo di dirti che il tuo comportamento nei confronti dei ragazzi è quello che un buon sacerdote: ti sei imposto non per il buon esempio e gli insegnamenti del Vangelo ma per il ricorso a piccoli doni, eccessive affettuosità, parole volgari ed espressioni inaccettabili». E ancora: «Desidero che tu faccia il possibile per ricostruire una chiara identità umana e sacerdotale attraverso un adeguato percorso spirituale e psicologico. Perciò ti prego di seguire un corso di esercizi spirituali e a una costante frequenza al sacramento della Penitenza, della consulenza di un bravo psicologo che sia in grado di aiutarti». Il vescovo comunica anche la decisione di trasferire don Josè in Spagna. «La triste vicenda di cui sei stato protagonista non sembra aver suscitato un eccessivo clamore e tuttavia un tuo rientro in diocesi non appare opportuno».
Per l´avvocato Federico Lucarelli, difensore di don José, la comunicazione di monsignor Reali chiarirebbe l´innocenza di don José dalle accuse di pedofilia. «Sono accuse infondate derivare da una condotta ispirata al cameratismo – ribadisce l´avvocato Lucarelli – Ma don José non ha mai abusato di alcun bambino». Differente la posizione della procure che è intenzionata invece a proseguire nelle indagini.
(La Repubblica 04 dicembre 2008)

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2 thoughts on “Pedofilia, Don Ruggero Conti: interrogato il vescovo Reali che non intervenne

  1. Uhm, chissà se la chiesa si opporrebbe anche a una carta per i diritti dei minori, dopo essersi opposta a quella per i diritti dei gay e dei portatori di handicap. Almeno così indicherebbe a tutti chi sono i veri nemici di Cristo secondo Ratzinger!

  2. Lungi da me l’idea che zio Silvio, quando consiglia ad alcuni giornalisti di cambiare mestiere, possa avere ragione. Ma per lettori che abbiano a cuore sul serio, non solo a chiacchiere, il rispetto della dignità dell’uomo (di qualunque uomo), l’ennesimo articolo di Repubblica sulla vicenda di don Ruggero Conti non può che portare ad una profonda disistima dell’autore dell’articolo e di chi ne ha consentito l’uscita.
    Nell’intero articolo, a parte le illazioni, le congetture e le insinuazioni dell’autore, non vi è alcuna informazione che getti un po’ di luce, in un senso o nell’altro, sulla ormai datata vicenda. La sola, sconcertante novità è la pubblicazione di stralci di una lettera messa agli atti dell’inchiesta non su Ruggero Conti, ma su altro sacerdote della stessa diocesi sino al lontano 2005.
    A parte i dubbi sulla liceità di pubblicare parti di documenti relativi ad una inchiesta che, a detta dell’autore stesso, è ben lungi dall’essere conclusa; a parte i dubbi sulle ormai scontate fughe di notizie dalle varie procure (tanto varrebbe interrogare direttamente nelle sedi dei quotidiani); a parte i dubbi sugli scopi più o molto meno espliciti che portano un quotidiano di tiratura nazionale a mescolare in un polverone impenetrabile una, due, più inchieste che ben poco hanno in comune tra loro.
    A parte tutto questo, come si può gettare in pasto al pubblico qualcosa di strettamente riservato e confidenziale, come la lettera di un vescovo ad un suo sacerdote (lettera nella quale peraltro viene messa in risalto l’assoluta estraneità del sacerdote ai fatti infamanti ascrittigli, e nella quale sono riportate doverose ammonizioni e consigli per un più corretto adempimento dei doveri sacerdotali), e ritenere di aver dato una corretta informazione ai lettori?
    Per un premio Pulitzer ci vuole ben altro che qualche illazione e qualche stralcio degno al massimo dell’Isola dei Famosi.

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