Pedofilia, Pino La Monica: la fiaccolata, il blog e la ricostruzione del caso

“Per una relazione educativa autentica, gioiosa e pulita, tra adulti e bambini fondata sulla FIDUCIA e sul RISPETTO e non sulla paura e sul sospetto!” (dal blog insiemeperpino)

di Wildgreta

Anche per Pino La Monica, maestro di teatro di Reggio Emilia, è in arrivo una fiaccolata organizzata da chi lo ritiene innocente.I suoi amici gli hanno anche dedicato un blog, in cui sono raccolti  i messaggi dei suoi allievi. Sul tema, vi consiglio la lettura di questo articolo: PETER PAN ACCUSATI DI PEDOFILIA: PINO LA MONICA ma prima, leggete i vecchi articoli che pubblico di seguito, e la lettera autografa dal carcere, in modo da avere un quadro completo di questa triste storia, di cui non conosciamo ancora il finale, visto che il processo è in corso.

Sentite tre ragazzine, tensioni e lacrime

Difesa: «E’ suggestione collettiva» L’accusa: «Quadro brutto confermato»
di Tiziano Soresina
Quattro ore non facili, ieri, per le prime studentesse correggesi – due 12enni e una 14enne – sentite, con tutte le cautele del caso, nell’ambito dell’inchiesta su Pino La Monica, l’insegnante di recitazione accusato di pedofilia. Da una parte la tensione che ha attanagliato le tre ragazzine e l’ultima interrogata è crollata, finendo l’interrogatorio fra le lacrime. Dall’altra l’indagato che ha voluto assistere agli interrogatori protetti: è apparso, ai suoi legali, attento ma allo stesso tempo incredulo per quanto stava sentendo. Valutazioni molto distanti sull’esito dei tre interrogatori.

Ieri mattina nell’apposita struttura dell’Ausl prediposta per gli interrogatori protetti – tecnicamente definiti «incidenti probatori» e validi come prove processuali anche se effettuati in fase d’indaini – non vi sono stati contatti fra le ragazzine e l’insegnante che loro accusano.
CONTATTI VIA VIDEO. In una stanza le minorenni con al fianco il gip Cristina Beretti e il perito, cioè lo psicologo Umberto Nizzoli. In un locale attiguo – collegato grazie ad immagini a circuito interno – il pm Maria Rita Pantani, il maresciallo Roberto Cesi, l’indagato e i suoi due difensori (Vainer Burani e Mario Di Frenna), il consulente della difesa (la psicologa Ilaria Morellini) e l’avvocato Marco Scarpati (sarà coadiuvato dal professor Lino Rossi) che tutela quattro ragazzine che intendono costituirsi parte civile e saranno sentite in maggio. Le domande del gip Beretti sono state integrate da quelle formulate, per iscritto, dalle parti coinvolte.
I GIOCHI. Attraverso le parole delle tre ragazzine sono stati ricostruiti quei giochi – effettuati nei corsi pomeridiani alle Medie Andreoli-Marconi di Correggio e seguiti da 29 alunni – in cui sarebbero stati commessi gli abusi da parte di La Monica. Nel gioco del «silenzio», organizzato nella semioscurità, i partecipanti – fra cui l’insegnante – stavano in fila indiana e quello dietro toccava il diaframma della persona che aveva davanti. Durante quel gioco La Monica avrebbe toccato il seno ad una ragazzina, facendosi inoltre toccare da un’altra nelle parti intime. Stesso discorso nel gioco del «nascondino» in cui due ragazzine bendate cercavano i concorrenti nascosti a coppie: sotto un banco e sotto una cattedra sarebbero avvenuti altri toccamenti proibiti sull’attore-educatore. Proprio la descrizione di quei toccamenti ha mandato in crisi, ieri, l’ultima ragazzina sentita. Il gip Beretti ha preso la mano alla 12enne, rassicurandola. «Un pianto – spiega l’avvocato Scarpati – che non si consolava e che ha commosso molti di noi che siamo genitori».
LA DIFESA. «Si è trattato di racconti necessariamente complessi – hanno commentato i difensori Burani e Di Frenna, incontrando successivamente i giornalisti – e non sempre lineari, con elementi in contraddizione. Ma una cosa, soprattutto, è emersa, cioè che la suggestione comune ha avuto un gran peso. Non sappiamo quando e come, ma le ragazzine hanno parlato fra loro di questa vicenda e si sono confrontate, proponendo ricostruzioni, guarda caso, identiche. Non dimentichiamo – aggiungono i due legali – che i genitori entravano liberamente durante i giochi e restavano anche in aula. La Monica? E’ rimasto incredulo, di fronte a quei tre racconti. L’impressione è che La Monica fosse un insegnante che sapeva conquistare l’attenzione dei ragazzi e delle famiglie con le sue lezioni».
L’ACCUSA. Dal pm Pantani non raccogliamo commenti su questi primi interrogatori, ma fonti vicine agli inquirenti lasciano intendere che le parole delle ragazzine avrebbero confermato gli esiti delle indagini. Esplicito, invece, l’avvocato Scarpati: «Esce un quadro molto brutto, di comportamenti sessualizzati e tenuti da una persona che confondeva completamente il suo ruolo di educatore partecipando con i bambini a giochi altamente erotizzanti. Toccava e si faceva toccare. Avrei desiderato – conclude Scarpati – che molti degli strenui difensori del teatrante fossero stati presenti per meditare sulle troppe parole scritte, urlate e dette senza sapere. Queste bambine hanno diritto a essere protette e a essere considerate vittime».
(19 aprile 2008)

Sotto la lente le letterine delle allieve
I carabinieri cercano nuovi elementi nei biglietti sequestrati in casa di La Monica
di Linda Pigozzi
Decine di lettere e disegni sono sotto la lente dei carabinieri che stanno indagando su Pino La Monica, l’insegnante di recitazione di 35 anni accusato di pedofilia da cinque sue allieve. In quelle letterine, scritte dai bambini che frequentavano i suoi laboratori teatrali e sequestrate nell’abitazione di Codemondo dell’attore-educatore, gli inquirenti stanno cercando elementi utili alle indagini. Non solo. Mentre si sta scatenando una gara di solidarietà tra gli amici e i colleghi del 35enne, gli investigatori sono impegnati nell’identificare chi lo ha contattato sul suo sito web.

Un’indagine complessa, quella coordinata dal sostituto procuratore Maria Rita Pantani. Un’indagine che si sta sviluppando su più fronti. Da una parte, la polizia postale sta analizzando ogni file contenuto sul computer dell’educatore finito in manette. Dall’altra i carabinieri stanno cercando di risalire ai ragazzi con i quali Pino La Monica era in contatto per interrogarli. Contatti tenuti tanto attraverso il blog – oscurato venerdì pomeriggio e sottoposto a sequestro preventivo con decreto emesso dal gip – quanto, si sospetta, attraverso lettere. Proprio per chiarire la natura dei rapporti tra il maestro di recitazione e alcune delle sue allieve, si stanno studiando tutti i manoscritti di bambini sequestrati nella casa di La Monica.
I carabinieri di Correggio, che stanno indagando sull’attore orginario del Napoletano, rinnovano l’invito a rivolgersi a loro per segnalare eventuali casi di abusi o di atteggiamenti equivoci tenuti dall’insegnante. Sinora sono cinque le denunce presentate contro l’educatore. A presentarle i genitori di cinque ragazzine, tutte iscritte al corso extracurricolare tenuto da Pino La Monica nella scuola media Andreoli-Marconi di Correggio, che hanno fornito alle psicologhe che le hanno sentite l’identica versione dei fatti. E cioé come il loro insegnante avesse condotto alla fine delle lezioni di teatro giochi al buio, durante i quali ne avrebbe approfittato per farsi toccare nelle parti intime. Altre due segnalazioni di ragazzine – per fatti accaduti in lezioni tenute a Carpineti e a Quattro Castella – sono attualmente al vaglio degli investigatori. Tra oggi e domani l’avvocato Mario Di Frenna è intenzionato a chiedere il trasferimento ai domiciliari del proprio assistito. (25 marzo 2008)

L’EDUCATORE NEI GUAI PER PEDOFILIA
«Serve più rispetto per il nostro dolore»
Caso La Monica, parla il papà di una bimba: «Ho pena per lui e per i suoi genitori»

Ha solo nove anni ma quei «giochi al buio», nel corso del laboratorio teatrale, l’hanno sconvolta al punto che, arrivata a casa, aveva subito scritto sul suo diario ciò che era successo durante la «lezione». Per una volta non ha voluto che i suoi pensieri rimanessero segreti e ha avuto la forza di lasciare quella drammatica pagina aperta, in un posto dove il padre potesse leggerla. «Era novembre – spiega il papà di una delle ragazzine i cui racconti hanno fatto scattare l’inchiesta che ha portato all’arresto dell’educatore Pino La Monica – e da quel giorno viviamo in un incubo».
Dopo la seconda perquisizione nella casa dell’educatore di 35 anni accusato di pedofilia, eseguita dai carabinieri di Correggio, e in attesa dell’incidente probatorio, che vedrà le ragazzine coinvolte testimoniare nel corso di un’audizione protetta, parla il padre di una delle bimbe che avrebbero avuto gli abusi.
Da quattro mesi non riesce a darsi pace e, mentre la bambina «sembra tranquilla e pare non aver subìto traumi irreparabili, io sento un gran bisogno di sfogare la mia rabbia e mia moglie è furiosa».
Legge i messaggi di solidarietà rivolti a Pino La Monica, il progetto di organizzare una fiaccolata per testimoniare la sua innocenza e l’incredulità delle persone di fronte a ciò che sarebbe accaduto durante i laboratori teatrali e nota, «con profondo dispiacere, che nessuno pensa alle bambine, a noi genitori sconvolti, agli stessi genitori di Pino, che si sono trovati coinvolti in questa bruttissima vicenda. Non sono qui per sparare addosso a quel ragazzo che, anzi, mi fa pena e avrà bisogno di essere seguito e curato, non sono qui per criticare i messaggi ma solo per chiedere un po’ di umanità alle persone e, soprattutto, meno omertà a quelle famiglie che, come la nostra, hanno subìto tutto ciò. Solo così si può arrivare a scoprire tutta la verità e il risultato di questa inchiesta potrà essere un bene anche per Pino».
Quando si è deciso a denunciare questa situazione?
«Non è stato facile e ci sono andato coi piedi di piombo. Non volevo rovinare la vita a una persona per niente, non era mia intenzione sbattere il mostro in prima pagina. Quando ho letto la pagina del diario di mia figlia l’ho subito fatta stare a casa da quel corso, poi sono andato a vedere con i miei occhi. Volevo vedere se davvero si spegneva quella luce, se le tapparelle venivano abbassate e come venivano divise le allieve».
Ha mai dubitato delle parole di sua figlia?
«Sono sicuro di quello che dice, anche lo psicologo lo è. Le ho sempre detto che, di fronte a qualsiasi problema, l’unico che poteva aiutarla ero io e lei, quel giorno, mi ha chiesto aiuto a suo modo, facendomi trovare quella pagina del suo diario segreto, che conserva gelosamente».
(02 aprile 2008)

La Monica ora vuole essere interrogato
Sarà sentito domani, ha chiesto al gip anche gli arresti domiciliari
E’ un momento davvero delicatissimo per le indagini su Pino La Monica, l’insegnante di recitazione di 35 anni in carcere da giovedì sera perché accusato di pedofilia da cinque sue allieve delle medie Andreoli-Marconi di Correggio. Da un lato c’è l’educatore che ora vuole chiarire al più presto la sua posizione (nell’interrogatorio di garanzia si era invece avvalso della facoltà di non rispondere) e sarà sentito domani mattina in tribunale, in contemporanea il 35enne ha chiesto al gip – tramite l’avvocato difensore Mario Di Frenna – una misura restrittiva più soft, cioè gli arresti domiciliari. Sull’altro fronte proseguono gli interrogatori in caserma a Correggio e ieri pomeriggio il comandante Roberto Cesi si è incontrato con il sostituto procuratore Maria Rita Pantani per fare il punto sull’inchiesta. Su tutto ciò piombano, dal sito web della «Gazzetta», le accuse di una persona che si definisce il padre di una ragazza che sarebbe stata molestata da La Monica.

«Vorrei tanto dire la mia – scrive via Internet il genitore – io e mia moglie avevamo notato uno strano comportamento da parte di nostra figlia soprattutto nei miei confronti: non si lasciava più abbracciare, aveva spesso il mal di testa, si addormentava con difficoltà oppure si svegliava impaurita dopo un brutto sogno, ecc. ecc. Lei sembrava un fantasma, era scontrosa e dopo circa due mesi mi raccontò la sua esperienza e quella delle sue compagne di teatro. Credetemi, è stato scioccante ascoltare alcuni particolari. Io non odio La Monica – conclude – ma se ha dei problemi deve essere curato».
Parole che arrivano dal Web nel bel mezzo di una giornata convulsa, in cui gli inquirenti avrebbero raccolto altrii elementi per inquadrare la scottante vicenda tramite nuovi interrogatori, vagliando decine di lettere e disegni. Ma anche la difesa ha fatto ieri importanti passi. L’avvocato Di Frenna ha incontrato il suo assistito in carcere, poi due mosse decise: la richiesta di interrogatorio e l’istanza per un’attenuazione della misura cautelare (il gip Cristina Beretti deciderà entro cinque giorni). «La Monica è tranquillo ma allo stesso tempo deciso a raccontare come effettivamente si svolgeva la sua attività teatrale con i ragazzi – spiega il difensore – come funzionavano quelli che erano solo giochi. Si proclama innocente. Abbiamo poi chiesto gli arresti domiciliari – conclude l’avvocato Di Frenna – perché a nostro parere sono caduti i due motivi alla base della carcerazione, cioè il rischio di reiterazione del reato e d’inquinamento delle prove. In casa sua non potrà avere contatti con l’esterno, inoltre computer e documentazione sono già stati sequestrati». (26 marzo 2008)

Negati i domiciliari, La Monica resta in carcere
Per il gip l’insegnante potrebbe contattare telefonicamente le presunte vittime
di Linda Pigozzi
Potrebbe contattare o essere contattato sul cellulare dalle allieve di cui avrebbe abusato. E in qualche modo falsare le prove a sue carico. Con queste motivazioni, il gip Cristina Beretti ha negato ieri il trasferimento ai domiciliari dell’educatore Pino La Monica, arrestato la sera del 20 marzo con l’accusa di violenza sessuale su cinque ragazzine e detenzione di materiale pedopornografico.

Da ieri l’insegnante di teatro finito nei guai non si trova più nel carcere della Pulce. La Monica è stato infatti condotto nel carcere Sant’Anna a Modena: un trasferimento necessario, visto che nella casa circondariale di via Settembrini il 35enne aveva anche lavorato qualche anno fa come educatore, seguendo un progetto teatrale che aveva coinvolto diversi detenuti.
«E’ molto deluso – ha spiegato l’avvocato Mario Di Frenna, che ieri lo ha visitato nel carcere modenese – e amareggiato perché al Sant’Anna è stato trattato con durezza. Sperava di poter tornare nella sua casa di Codemondo anche se lo avevamo avvertito che solo molto difficilmente sarebbe stata revocata la misura cautelare in carcere (disposta dal gip per il reato di violenza sessuale e non per la detenzione di materiale pedopornografico, ndr). E che, di conseguenza, non sarebbe stata accolta la richiesta di un suo trasferimento ai domiciliari, visto anche il parere contrario espresso dal sostituto procuratore inquirente Maria Rita Pantani».
«Avevamo sostenuto – prosegue Mario Di Frenna, che cura la difesa del presunto pedofilo assieme al collega Vainer Burani – come non sussistesse pericolo di inquinamento delle prove, dal momento che erano stati sequestrati i computer utilizzati da Pino La Monica. Avevamo insistito anche sull’impossibilità del nostro assistito di reiterare i reati per cui è indagato, perché è stato sospeso da ogni incarico professionale che lo ponesse a contatto con minori».
Di diverso avviso il gip che ha respinto la richiesta evidenziando il rischio che l’educatore possa telefonicamente contattare le ragazzine che l’hanno denunciato – una decina in tutto, ma nuove segnalazioni sono in queste ore al vaglio dei carabinieri – e in qualche modo inquinare le prove.
Dagli atti emerge infatti come l’insegnante di teatro avesse contattato telefonicamente una delle allieve che lo hanno denunciato. Una chiamata avvenuta dopo la perquisizione della sua abitazione e solo poche ore prima il suo arresto.
Secondo gli investigatori, in quella chiamata Pino La Monica avrebbe accusato l’allieva di aver presentato quella denuncia «che gli avrebbe rovinato la carriera».
«In realtà – sottolineare l’avvocato Vainer Burani – Pino parlò solo qualche istante con la sua allieva e si fece immediatamente passare un genitore per chiedere spiegazioni riguardo alla denuncia».
La ragazzina potrà chiarire le circostanze di quella chiamata e i gravi fatti che ha denunciato nel corso dell’incidente probatorio – un’audizione protetta che assumerà il valore di prova nel processo – cui sarà sottoposta nei prossimi giorni assieme alle altre studentesse che hanno sporto denuncia.
«Valuteremo – spiega Burani – di impugnare l’ordinanza del gip, dopo gli incidenti probatori».
(29 marzo 2008)

Lettere dal carcere: la seconda lettera di Pino La Monica

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