Ristoratore denuncia: picchiato da preti e suore

Note di Wildgreta

Questo è il primo articolo uscito su questa strana storia con protagoniste due suore, un sacerdote e un ristoratore. Oggi  su Il Mattino è uscito un altro articolo, in cui vengono riportate anche le ingiurie che le suore avrebbero rivolto al ristoratore, “Suore minacciano ristoratore: «Siamo di Castelvolturno, ti facciamo sparare dalla camorra».  Quello che vorrei sottolineare, a puro titolo di cronaca, è che l’ordine delle suore, ovvero “Santa Teresa del Bambino Gesù”, è lo stesso di Suor Soledad, religiosa peruviana rinviata a giudizio per presunti abusi su 36 bambini dell’asilo di Paolo VI di Vallo della Lucania. Nell’inchiesta erano state inizialmente coinvolte altre tre suore accusate di favoreggiamento, ma la loro posizione è stata archiviata. Naturalmente i due casi non hanno alcuna relazione. L’avvocato delle religiose, Gaetano De Vietri, afferma che il locale oggetto della discussione era stato occupato abusivamente. Aggiunge, poi,  che le due suore raggiungono 160 anni in due. Come dire:”A quell’età non si possono fare azioni del genere”. Gli inquirenti indagano, anche perchè il ristoratore avrebbe un referto medico.

Ristoratore denuncia: picchiato da preti e suore

ELISABETTA MANGANIELLO Rutino. Ristoratore di Rutino afferma di essere stato aggredito da due suore ottantenni e da uno stimato sacerdote. Del tutto diversa la versione dei religiosi. «Approfittando dell’assenza delle suore, ha sfondato un muro ed ha occupato i locali dell’ex asilo impiantandovi una pizzeria. Naturale che siamo subito corsi per appurare i danni e abbiamo denunciato tutto ai carabinieri», racconta don Carmine Troccoli, rettore del santuario del Monte Gelbison. A.E., 49 anni, titolare di un ristorante di Rutino, a riscontro delle sue dichiarazioni afferma di avere anche un riscontro medico. Ma i contestati fatti sono ora oggetto di accertamento da parte della Procura della repubblica di Vallo della Lucania. L’episodio risale a fine agosto, quando le “discepole di Santa Teresa del Bambino Gesù”, che hanno una struttura religiosa a Rutino, hanno lasciato il piccolo Comune dell’alto Cilento per coadiuvare il rettore del santuario del Gelbison durante tutta l’estate. «Verso fine agosto ci ha messo in allarme una telefonata – racconta don Carmine – Da Rutino ci hanno infatti avvisato che quel ristoratore, che aveva in fitto un locale dalle suore, nottetempo si era introdotto nel cortiletto antistante e nelle stanze dell’asilo a piano terra e al primo piano. Poi con un martello pneumatico a piano terra aveva sfondato la parete divisoria, di circa un metro, e aveva trasformato i locali in una pizzeria». Il sacerdote ricorda con sconcerto quei momenti e ricostruisce l’accaduto. «Siamo subito andati a vedere cosa stava accadendo e abbiamo trovato che le serrature erano state cambiate e all’interno erano stati installati una macchina da caffè, sedie e tavolini – prosegue il rettore del santuario – Allora abbiamo cercato di convincere l’uomo a svuotare i locali, per tutta risposta si è gettato a terra e si è messo a gridare che le suore lo avevano aggredito. Ma era presente il maresciallo dei carabinieri che ha visto tutto». Secondo la versione fornita dal ristoratore, invece, lui si sarebbe precipitato nel locale dopo aver saputo che il sacerdote e le due suore stavano buttando all’esterno della sala i tavolini, le sedie e le attrezzature che vi si trovavano. «Sono intervenuto per placare gli animi – avrebbe spiegato A.E. – ma il sacerdote e le suore mi hanno colpito e mi hanno ingiuriato». L’uomo sarebbe anche ricorso alle cure mediche presso l’ospedale di Agropoli, dove gli sarebbero state riscontrate alcune contusioni. Don Carmine Troccoli e le “discepole di Santa Teresa del Bambino Gesù” hanno affidato la questione al legale della casa generalizia di Qualiano e all’avvocato Gaetano Di Vietri del foro di Vallo. «I religiosi hanno provveduto a denunciare il fatto subito dopo l’accaduto – rimarca Di Vietri – Quel locale era stato occupato abusivamente. Quanto alla presunta aggressione, dico solo che le due suore raggiungono insieme i 160 anni. Per il resto, sarà la magistratura a chiarire come effettivamente si sono svolti i fatti».
Il Mattino Salerno 4 novembre 2008

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One thought on “Ristoratore denuncia: picchiato da preti e suore

  1. 06/11/2008 il mattino cronaca di salerno pag.47
    Minacce al ristoratore, indagati prete e suore
    Le religiose: «Cornuto, ti facciamo sparare dalla camorra». Ma il pm accusa anche il titolare del locale
    «I religiosi hanno provveduto a denunciare il fatto subito dopo l’accaduto – dice l’avvocato Giuseppe Di Vietri – Quel locale era stato occupato abusivamente. Quanto alla presunta aggressione, dico solo che le due suore raggiungono insieme i 160 anni. Per il resto, sarà la magistratura a chiarire come effettivamente si sono svolti i fatti». Giuseppe Di Vietri, avvocato di Vallo della Lucania, è uno dei più noti penalisti salernitani. Crede nel suo lavoro, è un garantista convinto. È uno degli avvocati impegnati anche nel processo a suor Soledad, la religiosa di un asilo di Vallo accusata di aver violentato trentasette bambini ed il cui processo è fissato per martedì 25 novembre prossimo.

    ANTONIO MANZO Cinque indagati: il prete, don Carmine Troccoli, noto sacerdote cilentano e rettore del santuario di Novi Velia, le due suore, Ermelinda Ucciero e Antonietta Fabozzi, il ristoratore di Rutino, Aniello Esposito e il padre Michele. Da ieri sono stati iscritti nel registro degli indagati della procura della Repubblica di Vallo della Lucania. Massimo riserbo istruttorio e rigore investigativo, le parole d’ordine degli inquirenti rivolte ieri mattina ai carabinieri della stazione di Rutino che hanno inviato al procuratore Alfredo Greco una prima relazione su quanto accaduto dinanzi a quel ristorante del paesino cilentano al centro di una vicenda degna di un racconto sulla provincia italiana. Le accuse vanno da lesioni, minacce e ingiurie, fino a danneggiamento. Un «paniere» inquisitorio nel quale ora sarà la celerità e l’avvedutezza degli inquirenti a definire i contorni di una vicenda nella quale sarebbero, almeno nelle prime battute, tutti parti lese. Da una parte il ristoratore, vittima della incursione all’interno del locale di Rutino del prete cilentano e delle sue suore, con la conseguente cacciata di sedie, tavolini ed altre suppellettili dal locale oltre che di una sediata arrivatagli sulla nuca; dall’altra le suore che rivendicano l’adeguamento del fitto dei locali di loro prorietà, roba da qualche centinaio di euro, non di più. Ma c’è il risvolto inquietante delle minacce delle suore rivolte al ristoratore e trascritte, con certosina precisione, da un maresciallo dei carabinieri presente alla tensione di Rutino sfociata in sediate e tavolini rovesciati in strada. «Cornuto. Siamo di Castelvolturno e ti facciamo sparare dalla camorra. Chi t’è muorto…» gridano suor Ermelinda Ucciero e suor Antonietta Fabozzi, originarie di Villa Literno. «Cornuto…», quell’invettiva che si perde nel vuoto ma arriva alle orecchie del maresciallo con la nitdezza di un messaggio già lanciato e che si è perso poco dopo come un’eco di pagine di Achille Campanile. Incredibilmente ascoltate dal maresciallo e poi registrate in un primo rapporto investigativo dove anche la punteggiatura segnala più una scenografia da ampliare che una indagine da lumeggiare. Il maresciallo dei carabinieri Antonio Tata è sottufficiale preciso e minuzioso. Ma il prete e le suore hanno anche querelato il ristoratore. «Approfittando dell’assenza delle suore, ha sfondato un muro ed ha occupato i locali dell’ex asilo impiantandovi una pizzeria. Naturale che siamo subito corsi per appurare i danni e abbiamo denunciato tutto ai carabinieri», racconta don Carmine Troccoli, rettore del santuario del Monte Gelbison. L’episodio risale a fine agosto, quando le “discepole di Santa Teresa del Bambino Gesù”, che hanno una struttura religiosa a Rutino, hanno lasciato il piccolo Comune dell’alto Cilento per coadiuvare il rettore del santuario del Gelbison durante tutta l’estate. Il sacerdote: «Abbiamo tentato di convincere il ristoratore a svuotare il locale…». Ma sembra che Aniello Esposito non abbia fatto in tempo. Colpito da una sediata alla nuca, mentre era intenso a raccogliere le suppellettili del suo ristorante che volavano per strada, mandato all’ospeale ed inseguito da quel classico «cornuto» stavolta pronunciato da due suore con il condimento inusuale di una minaccia di morte «Siamo di Castelvolturno, ti facciamo sparare dalla camorra. Chi t’è muort,…» tutto con l’inflessione dialettale rigorosamente casertana. Sono nate a Villa Literno.

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