MEREDITH: UN ANNO FA L’OMICIDIO DOPO LA NOTTE DI HALLOWEEN

di Claudio Sebastiani

PERUGIA – Dall’omicidio di Meredith Kercher domani sarà passato un anno. La ventiduenne studentessa inglese, giunta a Perugia per proseguire i suoi studi, venne infatti uccisa con una coltellata alla gola nella notte di Halloween, tra il primo e il due novembre del 2007. La città la ricorderà domenica con una messa, mentre la famiglia si riunirà a Coulsdon, un quartiere a sud di Londra, con parenti e amici. In carcere rimangono invece quelli che per la procura di Perugia, che ha coordinato le indagini della polizia, sono i responsabili del delitto. La coinquilina americana di Meredith, Amanda Knox, l’allora suo fidanzato Raffaele Sollecito e l’ivoriano Rudy Guede.

Nei giorni scorsi il giudice dell’udienza preliminare Paolo Micheli ha condannato quest’ultimo a 30 anni di reclusione con il rito abbreviato e ha stabilito che gli altri due vengano processati dalla Corte d’assise di Perugia (prima udienza il 4 dicembre). Anche se tutti continuano a proclamarsi estranei al delitto. Brunetta, educata in una scuola privata inglese, Meredith Susanna Cara, che gli amici chiamavano Mez, aveva frequentato a Leeds un corso di laurea in studi europei. Era giunta a Perugia nell’agosto dell’anno scorso per seguire lezioni di storia moderna, scienze politiche e cinema. Viveva in un casolare ristrutturato al numero sette di via della Pergola, a pochi passi dal centro del capoluogo umbro, insieme ad Amanda e a due giovani italiane.

Nella tarda mattinata del 2 novembre fu trovata morta in camera sua. A terra, con indosso solo una maglietta alzata fino al collo e un profondo taglio alla gola. Il cadavere venne scoperto dalla polizia postale giunta lì dopo avere recuperato i due suoi telefoni cellulari gettati e abbandonati ancora accessi nel giardino di una donna che viveva poco lontano. “Qualche minuto prima” era arrivata la Knox trovando – ha sostenuto con gli inquirenti – il portone d’ingresso spalancato e la porta della camera di Mez chiusa a chiave. Tanto che gli agenti furono costretti a sfondarla trovando così il corpo sotto a un piumone. La vicenda attirò da subito l’attenzione dei principali media mondiali. Ma al setaccio finirono subito la città, gli ambienti degli universitari e il mondo dei locali notturni. Una pressione che non si è praticamente mai attenuata negli ultimi 12 mesi. Così come senza soste è stata l’indagine condotta dalla squadra mobile di Perugia e dallo Sco della polizia, coordinati dal sostituto procuratore Giuliano Mignini.

All’alba del 6 novembre la prima svolta con i fermi, poi tramutati in arresti, della Knox, di Sollecito e di Patrick Lumumba, musicista originario del Congo che è stato poi completamente scagionato da ogni accusa. Nella casa del delitto la scientifica individuò infatti un’impronta di mano insanguinata dalla quale gli investigatori risalirono a Guede, nel frattempo fuggito in Germania e arrestato il 20 novembre. Lo stesso giorno in cui venne rilasciato Lumumba. Secondo il pm Mignini, affiancato nella fase finale dell’inchiesta dall’altro sostituto Manuela Comodi, proprio l’ivoriano, Sollecito e la Knox sono i responsabili della morte di Mez. Uccisa perché voleva sfuggire a una violenza sessuale compiuta dai tre ha sostenuto la pubblica accusa.

Sollecito, la Knox e Guede hanno però sempre negato: affermano di non essere stati nella casa di via della Pergola la notte del delitto gli ormai ex fidanzati; dice di essere stato lì ma di non avere ucciso Mez né di averla violentata l’ivoriano. Il casolare di via della Pergola è ancora sotto sequestro, con le erbacce che invadono a poco a poco il terreno antistante. Al di là del cancello due lumini per i defunti ricordano che lì è morta all’età di 22 anni Meredith Kercher, Mez per gli amici.

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