Garlasco, 10.000 foto pedopornografiche nel Pc di Stasi

Centinaia di intercettazioni telefoniche, pedinamenti, più di 300 interrogatori, accertamenti tecnici, perizie e controperizie: sono chiusi in 18 faldoni, i 422 giorni che la Procura di Vigevano (Pavia) ha impiegato per concludere l’inchiesta sull’omicidio di Chiara Poggi, la giovane assassinata il 13 agosto 2007 nella sua villetta di Garlasco.

Orrore nel computer di Alberto Stasi


Insieme a quella per il delitto è stata chiusa anche l’inchiesta che vede Stasi indagato per i reati di detenzione e divulgazione di materiale pedopornografico: secondo quanto riferito dal Tg5 e dal quotidiano Il Giorno, le fotografie «scioccanti» trovate nel computer di Alberto e allegate al fascicolo della procura sarebbero «almeno 10.000», unite a «circa 300 video» e in alcuni casi («almeno sette», per quel che riguarda i video) vedrebbero protagoniste bambine di circa 6 anni, costrette a compiere atti sessuali con maggiorenni. Quelle immagini, secondo la procura, potrebbero rappresentare un movente per l’omicidio: «Se Chiara avesse scoperto le fotografie pedopornografiche nel computer del fidanzato – è il commento di Tizzoni – sarebbe rimasta disgustata». Indiscrezioni parlano di un carabiniere che sarebbe stato «sul punto di vomitare» dopo aver incominciato a visionare il materiale.

A parte questo, dalle carte non emergerebbe alcun nuovo indizio e soprattutto nessun indizio che possa diventare una prova. Gli atti in mano alla Procura, secretati sino all’8 ottobre scorso (data della firma di conclusione delle indagini) rafforzano la tesi da sempre sostenuta dall’accusa: a uccidere la giovane può essere stato solo il fidanzato, Alberto Stasi.

A sostenere che a uccidere la ragazza può essere stato solo il fidanzato sarebbero le perizie. In particolare, una relazione depositata da un ingegnere di Torino confermerebbe l’indizio più pesante a carico dell’ indagato: l’impossibilità di lasciare il luogo del delitto senza sporcarsi di sangue la suola delle scarpe. Il perito nominato dalla pubblico ministero, Rosa Muscio, ha basato questa conclusione su un calcolo matematico effettuato dopo aver scattato una fotografia dall’alto del corridoio di villa Poggi. Secondo il professionista, Alberto Stasi non avrebbe mai potuto allontanarsi dalla porta della taverna (vicino al punto in cui è stato trovato il cadavere della vittima) senza macchiarsi le scarpe. Conclusione supportata anche da un esperimento simulato utilizzando tre paia di scarpe uguali a quelle di Stasi, che confuterebbe la tesi della difesa dell’indagato, secondo cui, invece, in casa era possibile muoversi senza sporcarsi le suole «che comunque sono idrorepellenti».

A ribattere alla memoria difensiva di Alberto sono anche due contro relazioni: una firmata dal colonnello del Ris di Parma, Luciano Garofano, che mira a smentire l’ipotesi che a uccidere Chiara Poggi possano essere state due persone; la seconda redatta dal medico legale che eseguì l’autopsia sul corpo della vittima. Il dottor Marco Ballardini ribadisce che l’omicidio sarebbe avvenuto tra le 11 e le 11.30 e non intorno alle 9 come sostiene la difesa dell’indagato.

Dalle intercettazioni non emergerebbe alcun elemento di novità, così come la verifica dei tabulati telefonici: gli inquirenti hanno controllato tutte le chiamate effettuate e ricevute da Chiara Poggi andando a ritroso di un anno, senza trovare tuttavia relazioni sospette o elementi di interesse. «Gli accertamenti – conferma il legale della famiglia Poggi, l’avvocato Gianluigi Tizzoni – confermano che nella vita della ragazza non c’era alcuna zona d’ombra».

Il SECOLO XIX 22 OTTOBRE 2008

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