SARZANA, Ha violentato la figlia per anni. Condannato a 9 anni

di Wildgreta

Anche in questo caso di violenza sulla figlia sin da quando era bambina, la difesa aveva cercato di puntare sulla non attendibilità della ragazzina, sulle indagini malfatte e sulla mancanza di una accurata perizia ginecologica. Per fortuna i giudici hanno creduto a questa diciassettenne condannando il padre a nove anni. I bambini e gli adolescenti non possono inventare orrori simili.

Ha subito violenze dal padre fin da bambina, ora, adolescente, ha trovato il coraggio di parlarne con un’amica e di denunciarlo. Il padre, colpevole di violenza sessuale è stato condannato a 9 anni di reclusione e al risarcimento del danno nei confronti della figlia, calcolato in 100mila euro

Sarzana, 23 ottobre 2008 – Ha stuprato per anni la figlia bambina, fino a quando lei, divenuta adolescente, ha trovato la forza di confidarsi con una amica e di denunciarlo alla polizia. Ieri mattina il tribunale di Massa (presidente del collegio giudicante Maria Cristina Failla, giudice a latere Ermanno De Mattia e giudice estensore Alacri) ha riconosciuto il ‘padre’, oggi 36enne, colpevole di violenza sessuale – articoli 609 bis e ter del codice penale -, condannandolo a 9 anni di reclusione e al risarcimento del danno nei confronti della figlia, calcolato in 100mila euro. Per l’uomo è stata disposta anche la decadenza dalla potestà genitoriale e l’interdizione dell’accesso a luoghi frequentati da bambini.

“Il tribunale – ha commentato l’avvocato della giovane vittima, Anna Maria Giannecchini – ha reso conto della gravità del fatto e si è discostato poco dalla richiesta del pm, Rossella Soffio, che era di una condanna a 10 anni”. In udienza, accando a Giannecchini, era presente l’avvocato Debora Matelli, curatrice speciale della minorenne. L’uomo era invece difeso dall’avvocato Angelo Tubolino. A casi come questo non si applica l’indulto ma le porte del carcere per l’uomo potranno aprirsi sono nel momento in cui la sentenza diventerà definitiva. L’uomo può, infatti, ricorrere in appello. Nel frattempo, però, potrebbe essere chiamato ad affrontare un altro processo, in tribunale alla Spezia, per l’accusa di maltrattamenti nei confronti dei due figli della seconda moglie.

E’ una storia atroce quella che è stata ricostruita nelle diverse udienze del processo. Una storia venuta alla luce nel febbraio del 2006, nel momento in cui la ragazzina, che oggi ha 17 anni, trovò la forza di denunciare alla polizia che il padre abusava di lei da quando aveva 7 anni, dopo essersi confidata con una compagna di classe e con una insegnante. Fino a quel momento nessuno aveva visto o voluto vedere nulla. L’uomo, un carrarese di 36 anni residente a Ortonovo, era stato rinviato a giudizio e il processo aveva avuto inizio con l’udienza del 10 ottobre 2007.

Scioccante era stata la testimonianza, nell’udienza del 19 dicembre scorso, della compagna di classe della vittima. “Sì, mi ha confidato a scuola che suo padre le usava violenza – aveva dichiarato la ragazza -. E aveva paura di lui, subiva perché altrimenti lui la picchiava”. La difesa dell’uomo ha puntato molto, anche nell’arringa di ieri, sulla tesi che le dichiarazioni della vittima non fossero attendibili, contestando anche carenze nella fase di indagine, come la mancanza di un accertamento ginecologico sulla moinorenne. Ma la difesa, forte anche della perizia di una specialista di psichiatria infantile e di alcune interecettazioni telefoniche, ha evidentemente dimostrato la corrispondenza del racconto ai fatti.

Straziante il quadro emerso dagli atti processuali dell’infanzia della ragazza: al momento della separazione dei genitori, ancora bambina, era stata affidata al padre. Di lei saltuariamente si occupavano anche i nonni paterni e materni. Le prime violenze si sarebbero consumate a Carrara, tra il 1998 e il 1999. Successivamente l’uomo si era rifatto una famiglia, trasferendosi a Ortonovo, non rinunciando, però, negli anni tra il 2002 e il 2006, agli abusi sulla primogenita. Facile immaginare il contesto sociale nel quale l’orrore ha potuto, per anni, restare nell’ombra.

Anna Pucci
La Nazione 23 ottobre 2008

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