PEDOFILIA, PROCESSO A PINO LA MONICA: UNA FIACCOLATA NON SI NEGA A NESSUNO

  fiaccolata 1

di Wildgreta

Anche il maestro di teatro di Reggio Emilia, accusato di abusi su dieci bambine e detenzione di materiale pedopornografico, ha avuto la sua brava fiaccolata davanti al tribunale dove si sta celebrando il suo processo. Ad acclamarlo con striscioni e fiammelle, un gruppo formato da donne, uomini e bambini. Le bambine che lo accusano sono dieci e tutte sono state ritenute testimoni attendibili. Ma Pino La Monica, che insegnava in decine di scuole corsi di teatro, ha un nutrito gruppo di persone che lo ritiene assolutamente innocente. Ha anche un comitato che lo difende da un sito internet. Insomma, tutto come da copione. Cosa diranno i suoi difensori? Bè, tiro a indovinare: Le bambine hanno frainteso l’affettuosità di questo maestro così speciale. Perchè viene difeso? Perchè si crede, a torto, che un pedofilo o presunto tale, debba abusare di tutti i bambini che incontra. Basta che operi una scelta su alcuni, e allora tutti gli altri genitori dicono: “non può essere vero, al mio non ha fatto nulla.” Direi che questa è davvero una leggenda metropolitana, un  mito da sfatare prima che sia troppo tardi. La Monica è ai domiciliari. Non è stato ancora condannato, quindi è innocente. Le bambin, però, hanno già testimoniato di aver subito degli abusi. Io credo alle dieci bambine e detesto le fiaccolate in favore di presunti carnefici da parte di coloro che ignorano le presunte vittime.

Solidarietà a Pino La Monica, in 50 davanti al tribunale – Sconcerto tra i passanti

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Allievi, genitori, insegnanti: una cinquantina, per far sentire la loro colorita solidarietà a Pino La Monica, piazzati già alle 7.30 davanti al tribunale. Attenderanno l’esito del primo cruciale passaggio giudiziario di questa delicata vicenda in cui l’attore-educatore 38enne è accusato di atti pedofili nei confronti di ex allieve minorenni. E’ una manifestazione pacifica, sotto la «regìa» del Comitato Insieme per Pino: sono tutti trasformati in uomini-sandwich, fasciati da cartelli sgargianti che vengono sia indossati («Dobbiamo avere il coraggio d’avere coraggio») che posizionati a terra («In questo mondo di bugie vogliamo credere ancora nella giustizia! Liberate Pino!»). Un sit-in variopinto che disorienta gli abituali frequentatori del palazzo di giustizia. Aspettano con impazienza l’arrivo in tribunale di Pino, ma fra interviste e cartelli i loro «messaggi» intanto arrivano a molti: non vogliono assolutamente sentir parlare di pedofilia, non mancano gli attacchi a chi indaga e a chi sta seguendo giornalisticamente questa delicatissima vicenda, ma i toni non deborderanno mai. La sorella di Pino – Elena La Monica – è in prima linea. «In questa storia è stata calpestata la dignità di un uomo – sottolinea con forza – ma speriamo che vi sia d’ora in avanti più giustizia, perché finora non c’è stata. Ma anche più trasparenza e verità, sinora solo menzogne. Le bambine che accusano Pino? Non penso nulla di loro, sono il prodotto di questa società…». Valutazioni confermate da chi rappresenta il Comitato, cioè Francesca Montecchi. «Contro Pino c’è dell’accanimento, continuano a tenerlo agli arresti domiciliari, la magistratura dice che comunica tramite il sito del Comitato, ma non è vero perché è gestito esclusivamente da noi. Assurda poi l’affermazione che l’operato del Comitato potrebbe fornirgli occasioni di reiterazione del reato. Vogliamo difendere Pino e il suo metodo di lavoro: paga per le sue sperimentazioni e il positivo contatto con gli adolescenti». Alle 9.45 arriva Pino con il suo staff difensivo. Sorride, lancia baci, ma si vede che è provatissimo, sempre più magro. «Vi voglio bene un sacco, forza, forza» dice con un filo di voce. Gli corre incontro una bambina di 10 anni, l’ex allieva Ivana, che l’abbraccia. Pino ha gli occhi lucidi, una scena toccante, le lacrime si sprecano. La bambina gli consegna una letterina: «Pino, quando si scrive di te bisogna intingere la penna nell’arcobaleno e asciugare la pagina con la polvere delle ali di farfalla». Frasi poetiche, poi i cori – «Pino, Pino, giustizia, giustizia» – mentre lui saluta e raggiunge il suo staff per raggiungere l’udienza davanti al gip Cristina Beretti. In aula il perito – cioè il professor Umberto Nizzoli – confermerà quanto già trapelato: le bambine che accusano La Monica di atti pedofili sono attendibili.
Espresso Local 21 ottobre 2008

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One thought on “PEDOFILIA, PROCESSO A PINO LA MONICA: UNA FIACCOLATA NON SI NEGA A NESSUNO

  1. …sebbene viviamo in un italia democratica e sin troppo garantista e pertanto ogni cittadino ha la facoltà di esprimere la propria opinione…trovo, ancora una volta, DISGUSTOSO iniziative del genere!!!…pertanto, considerato che io credo all’attendibilità dei bambini, vorrei segnalare, se per wildgreta non ci sono problemi, un’iniziativa a favore delle vittime promossa dalla PROMETEO…se volete dare solidarietà alle vittime potete farlo a questo link…grazie!!!

    APPELLO PRO VITTIME DELLA “PEDO-FOLLIA”, dal blog http://www.massimilianofrassi.splinder.com

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