Torino,”Bulla” è la maestra:condannata a 7 mesi

Picchia e offende tre bambini di 10 anni per vendicare un suo allievo

Meo Ponte
Calci e parole pesanti dopo averli costretti a mettersi in ginocchio nella loro classe “Volevo insegnare loro a rispettare i più deboli” Strano metodo educativo quello della maestra Enrica Donatini, 60 anni, da sempre ritenuta un´insegnante modello della scuola elementare XXV Aprile, plesso scolastico Anna Frank, nel cuore del quartiere Falchera. Per «insegnare il rispetto dell´altro» a tre alunni di un´altra classe, colpevoli a suo parere di aver aggredito un suo scolaro alla lezione di catechismo il giorno prima, li ha afferrati per i capelli, costretti a inginocchiarsi, li ha chiamati «bastardi» prendendoli a calci e infine ha preteso che scrivessero una lettera di scuse alla loro presunta vittima. I giudici del tribunale l´hanno ritenuta più «bulla» dei tre bulli che ha punito e qualche giorno fa l´hanno condannata a sette mesi di reclusione con la condizionale per lesioni e abuso di mezzi di correzione.
La storia conclusasi la scorsa settimana in un´aula del Palazzo di Giustizia di Torino risale sorprendentemente al 2003. Per l´esattezza alla mattina in cui la maestra Enrica entrando in classe aveva appreso da alcuni suoi alunni che il giorno prima, durante l´ora di catechismo, un loro compagno era stato malmenato da tre ragazzi di un´altra sezione. L´insegnante, dopo aver ascoltato il racconto, aveva preso per mano il bimbo aggredito e si era precipitata nell´aula dei tre «bulli», una quinta. Approfittando del fatto che in quel momento la maestra della quinta fosse andata in segreteria, aveva preteso che il suo scolaro le indicasse i tre «aggressori». Il piccolo aveva puntato il dito contro tre scolari, tutti di dieci anni. «Alzatevi e mettevi ginocchio, piccoli bastardi. Adesso vi insegnerò a non fare più i prepotenti con quelli più deboli di voi», aveva gridato la maestra, strappando i tre dai loro banchi.
Il sostituto Valerio Longi, il magistrato a cui è stato affidato il caso, nel decreto di citazione a giudizio ha ricostruito nel dettaglio la violenza di quella strana «lezione educativa» e ha scritto: «Con più azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso, nella sua veste di insegnante presso la scuola elementare XXV Aprile abusava dei mezzi di correzione in danno dei minori A. F., T. A., e D. A., (tutti nati nel ‘93) in particolare afferrando ciascuno di essi per i capelli o per il collo, costringendoli ad alzarsi dai rispettivi banchi e ad inginocchiarsi in un angolo dell´aula scolastica dove si trovavano, in orario di lezione, quindi colpendo con uno schiaffo e alcuni calci T. A., cosi procurandogli lesioni personali consistite in ecchimosi multiple agli arti inferiori, colpendo con alcuni calci A. F., (altresì ingiuriato con l´epiteto «bastardo» così procurandogli lesioni personali consistite in contusioni lombo sacrali, colpendo con alcuni calci anche D. A. (che veniva ingiuriato con l´epiteto «bastardino») così procurandogli lesioni personali consistite in ecchimosi al polpaccio destro. Condotte poste in essere al dichiarato scopo di punire i minori per i maltrattamenti dagli stessi asseritamente inferti ad un altro minore di età inferiore». La scena aveva in più traumatizzato l´intera classe: un´alunna autistica, forse scambiando la punizione per un gioco, si era inginocchiata accanto ai tre compagni mentre il resto degli scolari piangeva in preda al panico. Non contenta la maestra Enrica il giorno dopo aveva preteso che i tre scrivessero al suo alunno una lettera di scuse («Per evitare l´arresto e la galera», aveva sottolineato) e che non facessero parola dell´accaduto con i genitori o con altri insegnanti. I tre, terrorizzati, avevano obbedito, ma un loro compagno qualche giorno dopo aveva raccontato tutto alla madre che aveva riferito ai familiari degli altri bambini. Dopo aver atteso invano una convocazione da parte del preside della scuola i genitori dei tre «puniti» si era rivolti ai carabinieri dando così avvio all´inchiesta.
In tribunale la maestra Enrica si è difesa negando di aver preso a calci i tre scolari («Ho solo battuto il piede a terra con violenza») ma più sorprendente è stata la giustificazione adotta per l´irruzione nell´aula della quinta: «Volevo insegnare loro a non accanirsi contro i più deboli». (L aRepubblica Torino 22 ottobre 2008)Torna indietro

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