La Knox intercettata in cella: “I miei incontri con Rudy”

Cronache Il rapporto tra gli accusati
DA UNO DEI NOSTRI INVIATI

PERUGIA – Sono quattro gli incontri tra Amanda Knox e Rudy Guede. È lei stessa a raccontarlo: il venti novembre, in un colloquio in carcere con i genitori. Amanda – che insieme con l’ivoriano e con Raffaele Sollecito è accusata di aver ucciso il primo novembre di un anno fa la studentessa inglese Meredith Kercher – risponde alla mamma e al papà che le chiedono se lei abbia mai visto quello che, all’epoca, viene chiamato «il quarto uomo»: «Sì, io questo quarto uomo lo conosco anche se non bene. L’ho visto prima con i vicini di casa del piano di sotto, è venuto una volta con i vicini… E poi anche una sera che ero sempre con i vicini di casa, in centro, ci siamo imbattuti in lui… E poi l’ho visto una volta al campetto di basket e penso di averlo visto ancora quando ero al lavoro».

Quattro volte in un mese e mezzo. Il punto è sostanziale sia per l’accusa sia per la difesa: i pm sono convinti che i due si conoscessero al punto che Rudy era psicologicamente soggiogato dalla statunitense; i legali, invece, puntano a dimostrare il contrario: non c’è prova, dicono gli avvocati dei tre imputati, che tra i ragazzi esistessero dei rapporti, né una mail né un messaggino, niente. Com’è possibile, chiedono, che quasi senza conoscersi abbiano commesso insieme un omicidio? Anche ieri, ad esempio, l’avvocato Walter Biscotti ha detto che «non c’è alcuna prova, né del legame né della sudditanza di Rudy per Amanda». In ogni caso, nel racconto ai genitori, Amanda accenna a quella sera nella quale Rudy, arrivato quasi per caso «a casa dei vicini del piano di sotto» – e trascorsa la serata a scherzare anche con Amanda e Meredith – poi rimase lì, addormentato addirittura sul water.

Come quella volta, dice l’accusa, potrebbero essersi incontrati proprio la sera del delitto. Sia chiaro, quella mattina in carcere l’americana ai genitori ripete anche altro: «Io non lo conosco nemmeno, non so neanche il suo nome perché l’ho dimenticato, semplicemente perché non gli ho mai parlato». Quando le spiegano che c’è un’impronta di Rudy sul cuscino di Meredith, Amanda commenta così: «Oh mio Dio, che bastardo». Certo, alcuni dubitano della sua sincerità: «Lei è un’attrice» dice Patrick Lumumba, finito in carcere un anno fa perché accusato proprio dalla Knox. In ogni caso, quando il padre le chiede se Meredith e Rudy si conoscessero, Amanda appare sorpresa e riferendosi al momento dell’omicidio, aggiunge che «è piuttosto strano che lui… proprio là, perché io non l’ho mai invitato a casa mia. Potrebbe essere venuto per cercare Giacomo, non so, cioè, so che lei (Meredith, ndr) l’aveva incontrato prima, ma non so perché l’avrebbe invitato nella casa». Recita come dice Lumumba? O è sincera come sostengono gli amici americani? Frequentava Rudy o no? Per quattro volte, dice lei stessa, l’ha incontrato. Senza neanche bisogno di un sms.

Corriere della Sera Alessandro Capponi
21 ottobre 2008

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One thought on “La Knox intercettata in cella: “I miei incontri con Rudy”

  1. È l’ennesimo processo mediatico e stavolta gli imputati incarnano lo stereotipo dello studente universitario fuori sede, a vario titolo demonizzato dall’opinione pubblica, cosa che non rende “simpatici” gli imputati. Ma se è chiaro che tali preconcetti possono avere una qualche rilevanza sul piano del giudizio sociale, di certo mi aspetterei che ben altre argomentazioni, questa volta di tipo giuridico, sorreggessero il lavoro all’interno dei tribunali. La cosa allarmante è che da parte di molti ad esempio qui, è già in atto il tentativo di politicizzare dei comportamenti umani, che di politico, francamente, sembrano avere ben poco.

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