MEREDITH, IL PM: «Mez accoltellata da Amanda, con l’aiuto degli altri durante gioco erotico violento»

Mignini: «Dal giudice di Seattle attacco mediatico»
«Mez accoltellata da Amanda, con l’aiuto degli altri durante gioco erotico violento»
Requisitoria dei pm davanti al gup per l’omicidio della Kercher. Chiesto ergastolo per Guede

PERUGIA – Meredith Kercher è stata accoltellata alla gola da Amanda Knox, mentre Rudy Guede e Raffaele Sollecito la tenevano. Guede, oltre a trattenere la vittima, esercitava su di lei violenza sessuale. Il delitto, secondo i pm, è maturato nel corso di un gioco erotico violento: i tre imputati arrivarono insieme nella casa e tutti parteciparono all’uccisione della giovane inglese.

LA RICOSTRUZIONE – È la ricostruzione dell’omicidio della studentessa inglese fatta dai pm Giuliano Mignini e Manuela Commodi nella requisitoria davanti al gup di Perugia. Per Rudy Guede i due pm hanno chiesto la condanna all’ergastolo. L’ivoriano aveva chiesto il rito abbreviato, mentre gli altri due imputati, Sollecito e Knox, hanno scelto il rito ordinario. Per loro i pm hanno formulato la richiesta di rinvio a giudizio. Guede, Knox e Sollecito, che si sono sempre proclamati estranei al delitto, hanno assistito alle richieste dei pm apparentemente impassibili e i loro difensori si sono detti sicuri di poter confutare le accuse. L’udienza è stata rinviata a lunedì per l’intervento delle parti civili e quindi sarà la volta delle difese. La studentessa inglese è stata uccisa nella sua casa di Perugia la sera del 1° novembre 2007.
Rudy Guede (Ansa)
DICHIARAZIONE DELLA KNOX – In mattinata l’udienza preliminare era cominciata con una dichiarazione spontanea di Amanda Knox davanti al gup Paolo Micheli. L’americana, parlando per una decina di minuti con l’assistenza di un interprete, ha ribadito di essere estranea al delitto. «Meredith era mia amica e non avevo alcun motivo per ucciderla» ha detto Amanda tra commozione e lacrime. La Knox ha detto di avere ricevuto pressioni dalla polizia la notte in cui venne fermata e che le sarebbe stato detto che, nel caso non avesse confessato, avrebbe preso trent’anni di carcere. Infine si è scusata per avere generato confusione con le sue dichiarazioni precedenti, in cui accusava del delitto Patrick Lumumba poi scagionato. Dopo di lei ha preso la parola Raffale Sollecito, che si è limitato a dire di avere conosciuto Amanda il 25 ottobre a un concerto di musica classica per fugare i dubbi generati dalla testimonianza dell’albanese Kokomani che aveva affermato di aver incontrato i due giovani insieme nel luglio 2007. Tra i due, fidanzati fino al momento dell’arresto, ci sono stati diversi sguardi ma nessuna parola.

REQUISITORIA DEI PM – L’udienza è proseguita con l’inizio della requisitoria dei pm Manuela Comodi e Giuliano Mignini. Quest’ultimo ha parlato di «attacco mediatico da settori limitati e proveniente da oltreoceano» riferendosi alla lettera inviata alla procura di Perugia da parte di un giudice della Corte Suprema di Seattle, amico della famiglia Knox, che nel difendere Amanda testimonia la bontà d’animo e l’assoluta mancanza di cattiveria della ragazza. Il magistrato di Perugia ha poi ricostruito le fasi iniziali dell’indagine. Ha quindi parlato delle «pressioni e interferenze» che hanno caratterizzato gli accertamenti e ha affrontato la posizione di Guede sostenendo che Rudy non ha conosciuto Metz a casa di amici il 31 ottobre e che non aveva alcun appuntamento con lei la sera del delitto. Il processo si tiene nell’ex Officina Elettrica di via XIV Settembre, ora sede della sezione penale del Tribunale di Perugia. Presente, oltre ai tre imputati, anche Partick Lumumba, che si è costituito parte civile nei confronti della Knox accusata di calunnia nei suoi confronti.

IPOTESI DEL DELITTO SESSUALE – I pubblici ministeri ritengono che la Knox, Sollecito e Guede fossero tutti e tre presenti sulla scena del delitto quando la studentessa inglese venne uccisa. Per l’accusa – basata sulle indagini della squadra mobile di Perugia e del Servizio centrale operativo della polizia – ciascuno di loro avrebbe avuto un ruolo attivo nell’omicidio e i rappresentanti dell’accusa cercheranno di delinearlo davanti al gup. I magistrati sono convinti che quello di Mez fu un delitto a sfondo sessuale. Venne cioè uccisa perché coinvolta in una situazione alla quale invece voleva rimanere estranea. A supporto porteranno le testimonianze acquisite nel corso dell’indagine ma soprattutto i rilievi della polizia scientifica e dell’Ert. Come le tracce di Dna della vittima e di Amanda sul coltello trovato a casa di Raffaele Sollecito o il codice genetico del giovane barese su un frammento di reggiseno di Mez. Ma anche l’impronta di una mano insanguinata di Guede trovata sul cuscino posto sotto il corpo della vittima. Si soffermeranno inoltre sulle impronte di piedi sporchi di sangue trovate nel casolare di via della Pergola dove venne uccisa la Kercher e sulla finestra rotta in una delle camere. Prova – secondo l’accusa – del tentativo di simulare una rapina per sviare le indagini e allontanarle dai tre imputati.

LA DIFESA – «Rudy non ha ucciso Meredith. Siamo convinti della sua estraneità al delitto e dimostreremo che lui non c’entra niente»: così i difensori di Guede, gli avvocati Valter Biscotti e Nicodemo Gentile, al termine dell’udienza. Secondo i legali il quadro indiziario delineato dalla requisitoria dei pm «non è cambiato» rispetto a quanto già ipotizzato dall’accusa. «La richiesta di condanna dei pubblici ministeri (all’ergastolo – ndr) – ha detto l’avvocato Biscotti – è coerente rispetto agli addebiti formulati. È quello che ci aspettavamo e Rudy era preparato anche se ovviamente si aspetta una conclusione diversa del giudizio nei suoi confronti».
L’avvocato Giulia Bongiorno, uno dei difensori di Raffaele Sollecito, ha attaccato la ricostruzione dei pubblici ministeri dove «manca totalmente» la prova della conoscenza tra i tre imputati.. «Ci aspettavamo elementi specifici – ha detto ancora l’avvocato Bongiorno – in particolare sulla conoscenza tra loro dei tre imputati. E invece il dato emerso è che l’accusa non ha fiducia nel test Kokomani (l’albanese che ha riferito di avere visto insieme i tre davanti alla casa del delitto – ndr)». Secondo l’avvocato Luca Maori, un altro dei difensori di Sollecito, «Raffaele ha seguito con molta attenzione le parole del pm». «È molto provato – ha aggiunto – dalla lunga detenzione». «Non ci sono riscontri oggettivi – ha sostenuto l’avvocato Marco Brusco, un altro dei difensori del giovane – e quella dei pm è una ricostruzione che non condividiamo. Dimostreremo l’innocenza di Raffaele».
CORRIERE DELLA SERA 18 ottobre 2008

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