Delitto Garlasco: ecco le perizie che inchiodano Alberto

Per i Ris non erano in due dentro la casa. Nell’inchiesta sentite oltre 400 persone
GARLASCO. Per far luce sul delitto Poggi, 400 persone sentite dai carabinieri. E un’altra relazione dei Ris – depositata a fine agosto – per confutare con la Bpa (Bloodstain pattern analysis) la valutazione della difesa sulle macchie di sangue trovate in casa di Chiara, dove il 13 agosto 2007 la ragazza è stata uccisa. «Le tesi della difesa vengono totalmente smontate», commenta il legale dei Poggi, l’avvocato Gianluigi Tizzoni. I legali di difesa e parte lesa hanno iniziato a visionare i 18 faldoni che contengono gli atti dell’inchiesta chiusa dalla procura l’8 ottobre. Comprendono anche la perizia affidata dalla procura a un ingegnere informatico del politecnico di Torino, che calcola tutti i possibili tragitti di Alberto Stasi sulla scena del crimine. Il 25enne fidanzato di Chiara è accusato di averla uccisa, ma si dichiara innocente. Dice di essere entrato a villa Poggi poco prima delle 14, dopo che lei per tutta la mattina non gli aveva risposto al telefono. Di aver attraversato ingresso e salotto, e aver poi trovato il cadavere sulle scale interne della villa. Poi è andato dai carabinieri. Ma le Lacoste che indossava quando è entrato in caserma non avevano tracce di sangue sotto le suole. E’ uno dei principali indizi a carico di Stasi, secondo l’accusa: impossibile avvicinarsi al corpo senza calpestare il sangue. Secondo la difesa invece non macchiare le scarpe era possibile: lo indicava la perizia scientifica depositata il 4 agosto. Ma a fine agosto, per controbattere le tesi della difesa i Ris hanno depositato una nuova perizia, che va ad aggiungersi all’altra relazione scientifica del 18 novembre 2007. Il killer è uno solo. Secondo la difesa, le macchie di sangue – soprattutto quelle sui muri andando verso la scala interna – dimostrebbero che due persone, più piccole di Alberto Stasi, hanno sollevato e non trascinato Chiara. I Ris ribattono che con la Bpa – che in base alla forma delle macchie di sangue può definirne la traiettoria, e la distanza dello schizzo dal punto di impatto – si deduce che queste tesi non hanno fondamento. E anche se le persone fossero state due, Chiara non sarebbe riuscita a fuggire neppure per pochi metri, dentro la villa dove abitava e ha trovato la morte. In casa poi ci sono impronte di una sola persona, per i Ris. Le macchie di sangue. L’ingegnere del politecnico ha utilizzato le immagini realizzate a villa Poggi, e in particolare quelle che riproducono i pavimenti chiazzati di sangue. Con una particolare tecnica a computer, il perito incaricato dalla procura ha riprodotto tutti i possibili percorsi che Alberto Stasi può aver fatto all’interno della villa. Da quando è entrato dalla porta di ingresso, a quando si è avvicinato al corpo di Chiara. Secondo questa perizia, non è possibile camnminare sui pavimenti della casa e non calpestare il sangue di Chiara, avvicinandosi a lei tanto da vedere dov’era, dietro l’angolo formato dalla scala. Secondo la procura, infatti, Alberto non è entrato nella villa quel pomeriggio. Ma la mattina per uccidere Chiara, con un altro paio di scarpe che ha fatto sparire. Quattrocento testimoni. Sono circa 400 le persone sentite durante l’inchiesta – anche per una breve dichiarazione – come potenzialmente “informate” dei fatti, per un delitto commesso in un paese di 9mila abitanti. Fra gli altri, oltre ai parenti della vittima e del presunto assassino, gli amici dei due ragazzi, i vicini di casa, i colleghi di Chiara che lavorava in una ditta informatica di Milano, le sue ex compagne di università. E ancora, la pensionata che ha visto una bici da donna in via Pascoli, la mattina del delitto. «Con il materiale contenuto nel fascicolo, sostenere la difesa sarà molto difficile», dice il legale dei Poggi. Ma la difesa ha 20 giorni a partire dall’8 ottobre per portare nuovi elementi, o chiedere un incidente probatorio oppure nuovi interrogatori.
(La Provincia Pavese 17 ottobre 2008)

Non ci sarebbero colpi di scena, confermate accuse a Stasi
@@ (ANSA) – VIGEVANO (PAVIA), 17 OTT – Sono chiusi in 18 faldoni i risultati dell’inchiesta della Procura di Vigevano sulla morte di Chiara Poggi e le accuse a Stasi. La ragazza venne assassinata il 13 agosto 2007 nella sua villetta di Garlasco. Le carte non riserverebbero colpi di scena nelle indagini. Gli atti, secretati fino all’8 ottobre scorso (data della firma di conclusione delle indagini) rafforzano la tesi da sempre sostenuta dall’accusa: ad uccidere la giovane puo’ essere stato solo il fidanzato Alberto Stasi.

Garlasco, tutte le accuse a Stasi: «Non poteva allontanarsi dalla casa senza sporcarsi di sangue»
PAVIA (17 ottobre) – Intercettazioni telefoniche, pedinamenti, più di 300 interrogatori, accertamenti tecnici, perizie e controperizie. Sono chiusi in 18 faldoni i 422 giorni che la Procura di Vigevano (Pavia) ha impiegato per chiudere l’inchiesta sull’omicidio di Chiara Poggi, la ragazza assassinata il 13 agosto 2007 nella sua villetta di Garlasco. Le carte non riserverebbero colpi di scena nelle indagini. Non ci sarebbe alcun nuovo indizio e soprattutto nessun indizio che possa diventare una prova. Gli atti in mano alla procura, secretati fino all’8 ottobre scorso (data della firma di conclusione delle indagini) rafforzano però la tesi da sempre sostenuta dall’accusa: ad uccidere la giovane può essere stato solo il fidanzato, Alberto Stasi.

A sostenere che ad uccidere la ragazza può essere stato solo il fidanzato sarebbero le perizie. In particolare una relazione depositata da un ingegnere di Torino confermerebbe l’indizio più pesante a carico dell’indagato: l’impossibilità di lasciare il luogo del delitto senza sporcarsi di sangue la suola delle scarpe. Il perito nominato dalla pm Rosa Muscio, ha basato la sua conclusione su un calcolo matematico effettuato dopo aver scattato una fotografia dall’alto del corridoio di villa Poggi. Secondo il professionista, Alberto Stasi non avrebbe mai potuto allontanarsi dalla porta della taverna (vicino al punto in cui è stato trovato il cadavere della vittima) senza macchiarsi le sue scarpe Lacoste. Conclusione supportata anche da un esperimento simulato utilizzando tre paia di scarpe uguali a quelle di Stasi, che confuterebbe la tesi della difesa dell’indagato, secondo cui invece in casa era possibile muoversi senza sporcarsi le suole «che comunque sono idrorepellenti».

A ribattere alla memoria difensiva di Alberto sono anche due contro relazioni: una firmata dal colonnello del Ris di Parma, Luciano Garofano, che mira a smentire l’ipotesi che a uccidere Chiara Poggi possano essere state due persone; la seconda relazione redatta dal medico legale che eseguì l’autopsia sul corpo della vittima. Il dottor Marco Ballardini ribadisce infatti che l’omicidio sarebbe avvenuto tra le 11 e le 11.30 e non intorno alle 9 come sostiene la difesa dell’indagato.

Dalle intercettazioni non emergerebbe alcun elemento di novità, così come la verifica dei tabulati telefonici: gli inquirenti hanno controllato tutte le chiamate effettuate e ricevute da Chiara Poggi andando a ritroso di un anno, senza trovare tuttavia relazioni sospette o elementi di interesse. «Gli accertamenti – conferma il legale della famiglia Poggi, l’avvocato Gianluigi Tizzoni – confermano che nella vita della ragazza non c’era alcuna zona d’ombra».

Insieme a quella per il delitto è stata chiusa anche l’inchiesta che vede Stasi indagato per i reati di detenzione e divulgazione di materiale pedopornografico. Le fotografie trovate nel computer di Alberto e allegate al fascicolo della procura sarebbero in tutto una sessantina e vedrebbero protagoniste bambine di circa 6 anni costrette a compiere atti sessuali con maggiorenni. Quelle immagini, secondo la procura, potrebbero rappresentare un movente per l’omicidio. «Se Chiara avesse scoperto le fotografie pedopornografiche nel computer del fidanzato – è il commento di Tizzoni – sarebbe rimasta disgustata».

 

Il Messaggero 17 ottobre 2008

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